Processo Scazzi, Misseri: "Gettai io il corpo"Ma poi lo zio fa una gaffe e parla al plurale
Tanti "non ricordo" e qualche contraddizione nel controesame del contadino di Avetrana. L'interrogatorio durato quasi 11 ore
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"Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati". A parlare del delitto della 15enne di Avetrana durante la nuova udienza del processo è ancora una volta Michele Misseri, che continua ad accusarsi dell'omicidio. Ma anche questa volta ha commesso una gaffe, parlando al plurale come se fosse stato aiutato da qualcuno a occultare il corpo della ragazzina.
Undici ore di interrogatorio
E' durato circa undici ore (un'ora è stata la pausa pranzo) l'interrogatorio di Michele Misseri nella 32.ma udienza del processo per l'omicidio di Sarah Scazzi. L'udienza si è incentrata sul controesame del contadino di Avetrana da parte del pm Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto, Pietro Argentino e degli avvocati difensori. Nella seconda parte dell'udienza sono state ascoltate alcune intercettazioni ambientali, come quella del 5 ottobre 2010, quando Misseri, parlando da solo all'interno della sua auto, avrebbe detto: "Mi dispiace per la famiglia, ma li scoprirò". Il contadino sostiene invece di aver detto "mi scoprirò".
La corda in tasca per mimare qualcosa
Durante la sua testimonianza in corte d'Assise, mentre il pm Mariano Buccoliero cercava tra i verbali il contenuto di una intercettazione, Michele Misseri ha preso dalla tasca della sua giacca una corda e si è alzato per mimare qualcosa. Il presidente Rina Trunfio ha detto al teste che non poteva parlare a ruota libera dal momento che si trattava di un controesame e non di dichiarazioni spontanee.
Le contraddizioni di zio Michele
Misseri si è allora seduto di nuovo e ha ripreso a rispondere alle domande dell'accusa. I pubblici ministeri hanno rivolto altre contestazioni al contadino, che si è contraddetto ricordando alcune telefonate in cui parlava con il nipote Cosimo Cosma, imputato per soppressione di cadavere. Tra molte contraddizioni e anche parecchi "non ricordo", Misseri ha ricostruito i momenti successivi all'occultamento del cadavere nel pozzo di contrada "Mosca", nei pressi del paese.
Le infradito di Sarah, versioni contrastanti
Ma ecco qualche dettaglio che non torna. Nell'interrogatorio tra il 6 e il 7 ottobre 2010, quando ammise di aver ucciso Sarah, Misseri aveva dichiarato di essersi occupato subito di gettare in un cassonetto le scarpe infradito che indossava la vittima insieme alla corda utilizzata per il delitto. Nel memoriale afferma invece che le scarpe e la corda erano rimaste nel garage e che successivamente le aveva recuperate, precisamente quando era tornato per prendere le cassette per andare a raccogliere i fagiolini in un campo vicino alla sua abitazione insieme al cognato. L'uomo in alcuni interrogatori parla anche del fatto di aver rimesso le scarpe alla ragazza in campagna quando l'aveva rivestita. Durante il controesame, a un certo punto, ha anche detto: "Ho sbagliato a scrivere nel memoriale di aver messo le scarpe nello zaino".
La telefonata al fratello Carmine
Il pm ha approfondito anche la famosa telefonata tra Michele e il fratello Carmine, sempre nel pomeriggio del 26 agosto, mentre il primo presumibilmente si trovava in campagna nella zona del pozzo. In quell'occasione, il contadino di Avetrana avrebbe detto al secondo che nel caso avesse telefonato sua moglie Cosima doveva dire che era andato in campagna a controllare i cavalli perché non scappassero.
In una intercettazione ambientale in carcere del maggio 2011, come ha rilevato il pm Mariano Buccoliero, Michele, in quel momento detenuto, e la moglie Cosima Serrano che era andata a trovarlo in carcere, parlano in modo piuttosto animato proprio di questa circostanza.
Inoltre i pm hanno contestato a Michele Misseri il fatto che nel memoriale scrive di aver riferito al fratello Carmine della scomparsa di Sarah sempre nel pomeriggio del 26 agosto in una successiva telefonata, mentre in un precedente interrogatorio l'uomo ha detto di aver informato il fratello la mattina successiva.
Ai pm: "Voi avete ammazzato Sarah"
Di fronte al pm Mariano Buccoliero e al procuratore aggiunto Pietro Argentino che gli facevano notare queste contraddizioni nelle sue versioni dell'omicidio, ad un certo punto del processo, Misseri è sbottato proprio contro i due magistrati: "Voi non volete la verità, la verità la voglio solo io per quella poveretta. Io l'ho ammazzata una volta ma voi chissà quante volte la state ammazzando". Subito dopo, il presidente della Corte d'Assise, Rina Trunfio, ha richiamato il teste chiesdendogli di limitarsi a rispondere alle domande senza fare commenti. Misseri è apparso comunque provato di fronte alle domande incalzanti dell'accusa e spesso ha risposto con dei "non ricordo".
"Mi dissero di accusare Sabrina"
Lo zio della vittima è tornato ad accusare anche il suo primo difensore, Daniele Galoppa, e la criminologa Roberta Bruzzone, nominata consulente dall'avv. Galoppa, sostenendo di essere stato indotto da loro ad accusare sua figlia Sabrina. "In quell'interrogatorio del 5 novembre c'è scritto cosa ho detto io, ma non cosa mi dissero di riferire Galoppa e Bruzzone".
Sabrina, Cosima e Concetta Serrano in aula
In aula, oltre alle due principali imputate, Sabrina Misseri e Cosima Serrano, accusate di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere, è presente anche la madre della vittima, Concetta Serrano Spagnolo.
