cronaca

Non segue il marito?Non ha colpa

Cassazione: separazione senza addebito

04 Mag 2004 - 01:45

Il marito non può imporre alla consorte di vivere con le valigie sempre pronte. Lo ha stabilito la Cassazione in merito alla vicenda di una coppia scoppiata proprio per i continui trasferimenti cui lui era costretto per lavoro. E che costringeva a fare anche alla moglie. Non c'è addebito di colpa, ha stabilito la Corte, se la donna all'ennesimo spostamento ha detto "no". E ha deciso di restare al suo paese, con mamma e papà.

"Mia moglie si è rifiutata di seguirmi venendo meno all'obbligo di abitazione e di assistenza morale nei miei confronti. E' colpa sua se il matrimonio è finito", aveva protestato il marito, sottufficiale della Guardia di Finanza. E non contento della sentenza emessa dal Tribunale di Taranto, che gli addebitava un assegno di mantenimento, si è rivolto alla corte d'appello. E poi alla Cassazione.

La quale, però non ha soddisfatto la sua richiesta. "La violazione del dovere di stabilire concordemente il prorio domicilio, ove anche possa considerarsi motivo di addebito, può non giustificare, da sola, la pronuncia di separazione con addebito". Sarebbe così solo il coniuge che ha rotto la convivenza fosse lui stesso responsabile della rottura.

Ma non si tratta del caso in questione. Per la Suprema Corte la colpa del fallimento del matrimonio non può essere data alla moglie perché "la causa della rottura insanabile tra i coniugi non era da attribuirsi al singolo episodio di trasferimento del domicilio da parte della consorte". Insomma, il rifiuto di seguire il marito a Catanzaro, più che essere la causa della rottura, può essere piuttosto considerato come l'effetto di un equilibrio già incrinato.

Da qui l'obbligo, per il sottufficiale, di provvedere alla moglie con un cospicuo assegno di mantenimento.