007 a caccia dell'Al Qaeda italiana
Su rivelazioni di un terrorista pentito
E' di nazionalità giordana, si fa chiamare Yusef Ranzi. E' il terrorista pentito detenuto in Giordania che, con le sue rivelazioni, ha messo i servizi segreti sulle tracce di una cellula di Al Qaeda in Italia. Lo rivela "Panorama", sottolineando che la militanza del pentito all'ombra di Osama bin Laden risale alla metà degli anni '90. E si riaccende l'allarme terrorismo nel nostro Paese.
Ranzi, secondo il settimanale, scappato in Georgia prima di finire in carcere, è ora diventato un prezioso testimone. Dal terrorista pentito, accusato di corresponsabilità negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Tanzania e in Kenia, gli investigatori hanno appreso infatti che proprio dal Pankisi, in Georgia, sarebbe partito un gruppo di sette terroristi diretto in Italia con un unico obiettivo: compiere attentati. Perfetti conoscitori del francese e dell'inglese, i sette nordafricani farebbero parte del Gruppo salafita di combattimento, spina dorsale del Fronte combattente confluito in Al Qaeda. Il pentito, dalla sua cella di Amman, ha parlato di serio pericolo per l'Italia e l'Europa.
Intanto, sono stati tutti rinviati a giudizio i 12 extracomunitari, di cui 9 marocchini, un pakistano, un algerino e un tunisino arrestati nel febbraio 2002 su disposizione della Procura di Roma perché trovati in possesso in un appartamento della capitale di oltre 4 chili di ferricianuro di potassio, di una cartina col perimetro dell'ambasciata Usa e 101 documenti di identità falsi.
I reati contestati agli imputati dai pm Franco Ionti e Erminio Amelio sono di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e limitatamente ai 9 marocchini, ricettazione di documenti falsi e violazione della legge sulle armi, in relazione al possesso di ferricianuro. Il processo si terrà davanti alla corte d'Assise di Roma dal 5 maggio.
