cronaca

Muore avvelenata da un farmaco

Il contagocce era difettoso

03 Mag 2004 - 23:38

Una suora deceduta e decine di casi di intossicazione. E' questo il risultato di un'inchiesta della Procura di Torino sulle confezioni imperfette di un noto farmaco per il cuore, il digitale, un potente veleno che se usato in piccole dosi può costituire l'unica cura per alcune cardiopatie. Le ditte implicate sono almeno tre: la prima ha l'appalto per le boccette, un'altra per il contagocce, un'ultima, la Glaxo, commercializza il prodotto.

Aprì una nuova confezione del farmaco, prese mezzo bicchiere d'acqua e cominciò a versare... il contagocce si staccò. Lei lo rimise a posto, poi aggiunse un pò d'acqua e prese la medicina... Dopo pochi minuti iniziò a lamentare nausea, vertigini, tachicardia. Furono più o meno queste le ultime ore di una consorella di Savona che da anni viveva grazie al digitale. La sua morte risale al 2000 ma solo ora si inizia ad indagare su quella che evidentemente non fu una vera casualità.

Risalgono invece al '95 e al '98 gli altri casi di intossicazione, i due malati sono stati salvati in extremis dal centro antiveleni. Di entrambi non risultano segnalazioni al ministero, come invece sarebbe prescritto dalla legge sulla farmacovigilanza.

La ricostruzione della faccenda è stata possibile nell'ambito di un'inchiesta che la Procura di Torino aveva aperto nel 2000, in seguito alla segnalazione di una farmacia torinese: il contagocce di un noto farmaco salvavita si staccava oppure non dosava opportunamente. La gravità della situazione era data dal fatto che la somministrazione di una quantità di medicinale anche di poco superiore a quella prescritta ha delle conseguenze mortali.

L'inchiesta

Tutto, secondo gli inquirenti risale al 1993, quando la Glaxo, la ditta che distribuisce il farmaco imputato, il Lanoxin, decise di cambiare il tipo di vetro della boccetta non tenendo conto del contagocce da applicare, e soprattutto senza segnalare il tutto al ministero della Sanità se non sei anni dopo. La Glaxo per ora si è dichiarata parte lesa, poichè il confezionamento dei medicinali è dato in appalto a ditte esterne, presenti nella lista degli imputati.

L'accusa è di commercializzazione di medicinali imperfetti e prevede fino a tre anni di reclusione, ma potrebbe inasprirsi con la scoperta di ulteriori casi di avvelenamento. Tuttavia, è possibile che con la riforma del Codice penale simili reati siano depenalizzati e trasformati in semplici sanzioni amministrative.