Strage di Alcamo Marina, ergastolano assoltoDopo 21 anni di galera Gulotta torna libero
L'imputato scoppia a piangere alla lettura della sentenza. Il suo legale: "Gli hanno stravolto la vita, ora è stata fatta giustizia". Carabinieri indagati per presunte torture agli indagati
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Dopo 21 anni di carcere, Giuseppe Gulotta, condannato all'ergastolo per la strage di Alcamo Marina del 26 gennaio 1977, potrà tornare in libertà. Lo ha deciso la Corte di Appello di Reggio Calabria, che lo ha assolto nel processo di revisione. Nella strage furono uccisi, in caserma, l'appuntato Salvatore Falcetta ed il carabiniere Carmine Apuzzo.
Anche il procuratore generale aveva chiesto l'assoluzione dell'imputato. Gulotta, presente in aula, è scoppiato a piangere. Esulta l'avvocato Baldassare Lauria, che lo ha assistito assieme a Pardo Cellini: "Gulotta è stato vittima di un gioco di potere. Anche se nessuno potrà mai cancellare lo stravolgimento della sua vita, oggi, questa, è una sentenza che fa giustizia".
Ed è intanto in corso il processo di revisione a carico di altri due soggetti condannati per lo stesso eccidio: Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, da anni rifugiatisi in Brasile. Morti invece Giuseppe Vesco (suicidatosi in circostanze misteriose sei mesi dopo l'arresto) e il bottaio di Partinico Giovanni Mandalà.
"Voglio tornare ad Alcamo e riabbracciare i miei"
"La prima cosa che ho fatto - ha detto Gulotta - è stata quella di sedermi perché non mi reggevo in piedi. Ci siamo abbracciati con mio figlio William, che ha 24 anni, e con mia moglie Michela, senza parlare". Gulotta ricorda poi di essere stato arrestato la prima volta esattamente il 12 febbraio 1976, a poco meno di un mese di distanza dalla strage: "E' stato come tornare indietro con l'orologio a 36 anni fa. Non so perché lo hanno fatto, cercavano un colpevole a tutti i costi. Posso solo dire che condannando me hanno trovato sì un colpevole ma non hanno fatto giustizia". L'ormai ex ergastolano parla poi del suo futuro: "Pensare che potrò muovermi liberamente e tornare a lavorare è una sensazione che non si può descrivere con le parole: posso solo dire che sono emozionato". Giuseppe Gulotta, subito scarcerato, adesso sta per fare rientro ad Alcamo, dove l'aspettano gli altri suoi familiari: "Voglio abbracciare mia sorella Maria che è stata la prima a cui ho telefonato dopo l'assoluzione", dice con la voce gioiosa prima di allontanarsi dall'aula.
Cos'è la strage di Alcamo Marina
Il 26 gennaio 1976 furono trucidati i carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Ad accusare Gulotta della strage fu Giuseppe Vesco, considerato il capo della banda, suicidatosi nelle carceri di "San Giuliano" a Trapani, nell'ottobre del 1976 (era stato arrestato a febbraio). Gulotta, in carcere per 21 anni, dal 2007 godeva del regime di semilibertà nel carcere di San Gimignano (Siena). Venne arrestato il 12 febbraio 1976 dai militari dell'Arma dopo la presunta confessione di Vesco.
Carabinieri indagati per le torture
La procura di Trapani ha nel 2008 iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di sequestro di persona e lesioni aggravate, alcuni carabinieri (oggi in pensione), che presero parte, nel febbraio 1976, agli interrogatori degli accusati della strage di Alcamo Marina. L'indagine è stata avviata dopo le dichiarazioni di un brigadiere che all'epoca partecipò agli interrogatori. Capo della banda, che avrebbe commesso il massacro, era Vesco, un giovane di Alcamo che, anni prima dell'eccidio, perse una mano mentre pare stesse preparando un rudimentale ordigno esplosivo. Vesco, nonostante la menomazione, fu trovato, nell'ottobre 1976, impiccato in una cella del carcere "San Giuliano" di Trapani. Vesco, all'epoca, fu il primo ad essere indiziato dell'eccidio. Secondo l'ex sottufficiale il giovane avrebbe fatto il nome dei complici per liberarsi dalla morsa delle sevizie.
