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Il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, Franco Nicoli Cristiani, in carcere a Brescia da mercoledì con l'accusa di corruzione, si è dimesso da tutti gli incarichi pubblici ed istituzionali. Lo ha fatto tramite un fax inviato alla cancelleria dei gip di Brescia titolare dell'inchiesta, Cesare Bonamartini.
Nicoli Cristiani si è prima autosospeso dal Pdl poi si è dimesso da tutte le cariche istituzionali, passo obbligato se vuole ottenere gli arresti domiciliari. Nella sua cella del carcere bresciano di Verziano, sta leggendo le carte per affrontare un nuovo interrogatorio dopo che davanti al gip Cesare Bonamartini, giovedì, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ai compagni di partito e all'avvocato che gli hanno reso visita si è detto preoccupato, più che per la sua condizione, per l'anziana madre che ha 91 anni e che non è riuscito a sentire dall'arresto.
L'imprenditore Locatelli ammette tangente a Nicoli
Intanto è stato sentito per l'interrogatorio di garanzia Pierluca Locatelli. L'imprenditore bergamasco in carcere per corruzione e traffico illecito di rifiuti ha ammesso di aver versato una tangente a Franco Nicoli Cristiani ma ha rigettato l'accusa di traffico illecito di rifiuti. La tangente da 100mila euro, ha anche spiegato, era la prima parte di quella complessiva di 200 mila euro destinata a Nicoli Cristiani.
Locatelli: "Avrei pagato anche 2 milioni di euro"
Locatelli ha anche affermato che sarebbe stato pronto a versare grosse somme di denaro a Franco Nicoli Cristiani pur di ottenere le autorizzazioni necessarie a trasformare in discarica per lo smaltimento dell'amianto la cava di Cappella Cantone, nel Cremonese. "Pur di ottenere l'Aia (l'autorizzazione integrata ambientale) se me li avesse chiesti, gli avrei consegnato anche due milioni di euro" ha detto al gip di Brescia, Cesare Bonamartini.
