commercio di morte

Trieste, sequestrato carico armi

Destinato a cellule terroristi europee

17 Ago 2011 - 19:59
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 © LaPresse

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Un carico di armi da guerra di costruzione sovietica, tra cui un bazooka, è stato sequestrato dalla guardia di finanza di Trieste: il materiale era probabilmente destinato, secondo gli investigatori, a cellule terroristiche operanti in Europa. Cinque le persone arrestate, tre italiani e due sloveni già noti alle forze dell'ordine per traffico d'armi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Le armi, un vero e proprio arsenale di guerra tra cui un bazooka perfettamente funzionante, una pistola mitragliatrice Uzi completa di silenziatore, due caricatori con 78 colpi, e un revolver Smith&Wesson 357 magnum a canna lunga munito di 249 cartucce "sono quelle spesso utilizzate dai terroristi, sia in Afghanistan che altrove - ha spiegato il tenente colonnello Mario Palumbo, neoinsediato comandante del Gico delle Fiamme Gialle di Trieste -. Ipotizziamo quindi che fossero destinate ad attività terroristiche, sebbene indagini siano ancora in corso per individuare i compratori finali".

Le cinque le persone finite in manette sono i due pregiudicati triestini Marino Paoletti, 54 anni, e Marino Suc, 53, e tre cittadini sloveni, tra cui Edi Palcic, 53 anni, corriere della banda, già noto alle autorità italiane proprio per fatti di terrorismo: dal carcere in cui scontava una condanna per traffico di stupefacenti era infatti stato intercettato dagli investigatori mentre cercava di organizzare un attentato, immediatamente sventato, per colpire il magistrato triestino Federico Frezza, lo stesso che ha coordinato questa indagine. Altri due piazzisti, entrambi sloveni, uno dei quali figlio di un pericoloso criminale omicida, sono finiti in carcere a Capodistria.

Lo scambio di armi e denaro avveniva principalmente lungo il confine italo-sloveno di Fernetti e San Bartolomeo, ma i numerosi appostamenti da parte degli investigatori hanno potuto accertare che gli incontri fra i membri del sodalizio avvenivano anche in pieno centro a Trieste. La merce, proveniente dall'ex Jugoslavia e prevalentemente di fabbricazione sovietica, era nascosta in un casolare di Padriciano, sull'altipiano carsico triestino, utilizzato come deposito dalle cellule italiane del sodalizio, mentre i fornitori sloveni occultavano le armi in un vero e proprio bunker sotterraneo nella campagna di Capodistria. Nel bunker sloveno sono stati rinvenuti anche notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti già confezionati e pronti per essere immessi sul mercato italiano.