cronaca

Processo Andreotti, parla Giuffré

"Doveva intercedere su Cosa Nostra"

03 Mag 2004 - 21:52

Faccia a faccia nell'aula bunker di San Vittore a Milano tra il superpentito Nino Giuffré e il senatore a vita Giulio Andreotti, imputato in appello per associazione mafiosa. Scortato da otto agenti e con il volto coperto da un cappuccio, l'ex braccio destro di Bernardo Provenzano ha riferito ai giudici che Andreotti doveva "intercedere su Cosa nostra". Commenta il politico: "In questa vicenda lo zampino di qualcuno estraneo c'è stato certamente".

"Michele Greco - ha spiegato il pentito Antonino Giuffré - era ottimista perché aveva ricevuto delle risposte e ci sarebbe stato un interessamento da parte di Roma per aiutare Cosa Nostra, e in particolare da parte di Giulio Andreotti". Secondo l'ex mafioso, "con l'intervento di Andreotti si doveva cercare di alleggerire dalla pressione che c'era sul territorio nei confronti di Cosa Nostra".

Quando il potere passò da Greco a Riina
Il pentito di mafia ha ripercorso le tappe fondamentali della storia di Cosa Nostra degli anni '80. Giuffré ha parlato, così, di una riunione "molto importante" alla quale "parteciparono diversi personaggi della mafia siciliana". E cita, oltre allo stesso Michele Greco, "un inviato di Nitto Santapaola, un esponente mafioso di Agrigento, Giuseppe Madonia e Bernardo Brusca (padre del pentito Giovanni Brusca ndr). "Quando la riunione finì Michele Greco mi riferì con molta onestà che era stata una riunione importante peché c'era stato il passaggio di potere dalle mani di Michele Greco a quelle di Salvatore Riina".

I cugini Salvo, "referenti" di Andreotti
Secondo Giuffré, per buona parte degli anni '80, Lima e i cugini Salvo sono stati i "referenti della mafia per arrivare a Giulio Andreotti". E spiega: "I cugini Salvo e il loro rapporto con Lima sono rimasti il principale anello di congiunzione di Cosa Nostra con la politica, anche dopo la guerra di mafia che ha cambiato gli assetti di potere all'interno di Cosa Nostra all'inizio degli anni '80. Ma Provenzano aveva un'altra strada privilegiata per arrivare ad Andreotti, ed era Ciancimino".

I rapporti tra Bontade e Andreotti
Il racconto di Manuzza va avanti: "Si diceva, ma era un sentito dire, che tra Stefano Bontade e Andreotti c'erano stati dei contatti diretti, degli incontri diretti. Non so se fosse leggenda, ma c'era qualcuno che diceva che vi fossero stati dei contrasti tra i due. Ho sentito dire che in uno di questi incontri Bontade ha messo i puntini sulle i, che in Sicilia contava la mafia e non Andreotti. Queste notizie mi sono state riferite da Michele Greco e da Ciccio Intile".

Lo spostamento di voti dalla Dc al Psi
Alla domanda dei difensori di Andreotti sulla ricostruzione dei presunti spostamenti di voti da parte di Cosa Nostra verso la fine degli anni '80, in particolare sulle precedenti dichiarazioni di Giuffré sulla decisione di spostare voti dalla Dc al Psi, il pentito ha risposto: "Non è che Riina si sia svegliato una mattina e abbia detto di votare Psi. Ci sono stati precisi contatti e quando Salvatore Riina ha stabilito che i voti andavano spostati dalla Dc al Psi, l'ha fatto perché da questi ultimi aveva ricevuto delle garanzie ben precise. Posso tranquillamente dire che la persona con cui Cosa Nostra aveva avuto contatti in merito era Claudio Martelli".

"Andreotti garantì l'impunità"
"Grazie all'interessamento dell'onorevole Andreotti, per Cosa Nostra c'è stato periodo di impunità", riferisce in aula Giuffré. Ma alla richiesta di spiegazioni dell'avvocato del senatore ("Mi dica chi sono gli assassini impuniti, i magistrati e gli investigatori corrotti, i killer assolti, quali le indagini bloccate e i processi aggiustati."),
Manuzza
risponde: "Non ho ricordato e non ricordo nemmeno ora fatti specifici so che c'è stata serenità di rapporti per almeno un decennio tra parte della Dc e Cosa Nostra, una pace assoluta, incrinata non appena si incrinarono i rapporti con questi referenti: Lima, Salvo e Andreotti fino allo spostamento del voto nel 1987 dalla Dc al Psi".

Il commento di Andreotti
"In molte ore di interrogatorio - ha commentato Andreotti - non ho sentito nessun fatto che mi riguarda direttamente". E ha aggiunto: "Ci sono anche notevoli contraddizioni. Finora sembrava che Lima fosse una sorte di ambasciatore fisso, un punto di riferimento, oggi invece vedo che ha perduto autorevolezza". E parlando di Giuffré: "Mi sembra di un certo squallore il modo di esporre le cose".