dalla pelle al cervello

Parkinson, una scoperta che dà speranza Cellule epidermiche per la cura

Al San Raffaele di Milano, una ricerca per la cura del morbo

04 Lug 2011 - 22:33
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 © Ansa

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La malattia di Parkinson colpisce, solo in Italia, 200.000 persone. Il morbo causa disturbi motori di varia natura a causa della degenerazione di alcuni neuroni che perdono la capacità di “trasmettere” segnali al cervello. Trovare una cura è una sfida che dura da anni. L’unica possibilità per fermare il progredire della malattia consiste nel trapiantare nuovi neuroni che possono sostituire quelli non più funzionanti.

Fino ad oggi l’unica sorgente di neuroni utilizzabile per il trapianto consiste nei tessuti fetali, ma la loro scarsa disponibilità ha posto un freno al successo terapeutico. Adesso, una ricerca tutta italiana, partita fra le mura dell’ospedale San Raffaele di Milano, propone una cura alternativa che, secondo la prestigiosa rivista scientifica Nature, potrebbe condurre i pazienti verso la guarigione.

Il Dottor Vania Broccoli, Direttore dell’Unità cellule staminali e Neurogenesi del San Raffaele e la sua equipe di ricercatori hanno sviluppato una nuova tecnologia per generare neuroni “sani”, capaci di sostituire quelli malati, direttamente dai tessuti della pelle. Secondo questo studio i neuroni prodotti dal tessuto epidermico hanno capacità funzionali simili a quelli del cervello, mostrando attività elettrica spontanea. In questo modo grazie alle sinapsi che si creano, ovvero i contatti fra i neuroni, c’è un rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore principale che media la funzione dei neuroni del cervello. "Questi neuroni, -spiega il Dottor Broccoli- prelevati dalla pelle, hanno il vantaggio di poter essere generati dal paziente stesso in un tempo breve e senza nessun rischio di tumori".

E questo processo apre nuovi orizzonti sull’utilizzo delle singole cellule per fini terapeutici. "Trasformare una cellula della pelle in una neuronale è un importante passo in avanti. Questo procedimento- afferma Massimiliano Caiazzo, Biologo dell’ospedale San Raffaele e membro dello staff del Dott. Broccoli- apre infinite possibilità di applicazione future, anche al di là del problema del Parkinson, perché abbiamo dimostrato che siamo in grado di trasformare qualunque cellula matura del nostro corpo in un’altra tipologia, utile per qualsiasi tessuto danneggiato o malato".

La ricerca comunque, nonostante l’ottimismo dello staff di ricercatori, presto dovrà essere testata su cavie per accertarne l’efficacia. "Comunque solo i prossimi studi-conclude il Dott. Broccoli- in via di progettazione direttamente in modelli animali della malattia di Parkinson, accerteranno se questa terapia sarà adatta per un utilizzo in clinica".

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