Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede erano ''perfettamente consapevoli della minore eta' di Ruby'' e, allo stesso tempo, ''perfettamente consapevoli di quel che accadeva ad Arcore, ovvero, che l'introduzione della minore era strettamente finalizzata a che la stessa acconsentisse al compimento di atti sessuali col Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi''. Sono le parole pronunciate dal pm di Milano Antonio Sangermano lunedi' scorso, quando, assieme al procuratore aggiunto Pietro Forno, ha ribadito, davanti al gup Maria Grazia Domanico, la richiesta di rinvio a giudizio per i tre imputati, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.
Oggi, infatti, con il deposito alle parti delle trascrizioni dell'udienza, si e' potuto conoscere il contenuto, parola per parola, dell'intervento dei due pm e cosi' si e' risolto anche il 'giallo' dell'espressione ''bordello'', utilizzata dal procuratore, poi 'filtrata' dai lavori dell'aula a porte chiuse, suscitando anche le reazioni politiche di esponenti del centrodestra. In piu', dalle trascrizioni e' saltato fuori anche un particolare nuovo, mai emerso dagli atti dell'inchiesta. Sempre Forno, infatti, davanti al gup, ha spiegato che Ruby, nel corso di un interrogatorio in fase di indagini, racconto' ''di essere stata coinvolta in un bacio saffico con la Minetti'' quando' si trovava ad Arcore il ''14 febbraio 2010''.
E aggiunge: ''Sappiamo da tutta una serie di fonti assolutamente indipendenti che il fruitore finale aveva interesse per questo tipo di condotte, quindi non e' un'invenzione della ragazza''. Poco prima il pm Sangermano aveva definito il ''Presidente del Consiglio Onorevole Silvio Berlusconi, quale fruitore finale'' dei presunti festini a luci rosse. Un ''episodio'', quello del ''bacio saffico'', che secondo Forno, a capo del pool milanese 'reati sessuali', consente di ''affermare che la minore e' stata coinvolta in atti sessuali che nella misura in cui sono stati ricompensati avevano una connotazione di tipo prostitutivo''.
Inoltre, se e' vero, ha chiarito Sangermano, ''che la Ruby non parla di atti sessuali col Presidente del Consiglio, e' anche si' vero'' che agli atti sul punto ci sono ''intercettazioni telefoniche'' e ''rilevano le dichiarazioni testimoniali, le sommarie informazioni testimoniali, della signora Pasquino (Caterina, amica della marocchina, ndr)''.
Per Forno, magistrato abituato a sentire a verbale dei minori, le ''dichiarazioni di Ruby'' sono come una ''rivelazione mascherata''. Ossia, la marocchina, che si e' presentata come ''una ragazzina, un' adolescente estremamente sofferente'' con ''l'aspetto'' di un'adulta, ''racconta una serie di fatti che sicuramente non sono la totalita' di quello che lei ha intenzione di dire''. Le sue parole, pero', hanno comunque ''una connotazione inequivocabilmente sessuale del suo coinvolgimento''. E alla fine dell'intervento quella parola, ''bordello''.
Nel caso Ruby, conclude infatti Forno, ''abbiamo proprio tutti gli elementi di una struttura organizzativa, abbiamo l' arruolatore'', che sarebbe stato Mora, ''abbiamo il fidelizzatore'', che per i pm era Fede, ''e abbiamo, possiamo dire, l'amministratore del bordello, colui che paga le dipendenti, colui che si occupa della location''. Quest'ultimo ruolo ''organizzativo'', per l'accusa, era svolto da Nicole Minetti.
