"INSUFFICIENZA DI PROVE"

Sequestro De Mauro, assolto Totò Riina

Boss scagionato per "insufficienza di prove"

10 Giu 2011 - 21:12
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 © LaPresse

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Il boss Totò Riina è stato assolto dall'accusa di essere il mandante e l'organizzatore del sequestro e dell'omicidio di Mauro De Mauro. La sentenza è stata emessa dalla corte d'assise di Palermo, presieduta da Giancarlo Trizzino, a oltre 40 anni dal rapimento del giornalista del quotidiano L'Ora di Palermo, prelevato sotto casa la sera del 16 settembre 1970.

Nel dispositivo letto in aula dal presidente della Corte d'Assise Giancarlo Trizzino, si legge che Riina è stato assolto con l'art. 530, comma 2, cioè con la formula dubitativa. Si tratta di quella che una volta veniva indicata come assoluzione "per insufficienza di prove".

"Non bastano 41 anni per fare emergere la verità - ha detto l'avvocato di parte civile Francesco Crescimanno - è significativo che si siano ritenute false una serie di testimonianze, molte delle quali, cominciando da Bruno Contrada e proseguendo con alcuni giornalisti hanno manifestato chiare reticenze. Non sono dovute a vuoti di memoria o incompletezza dei ricordi ma una strategia di fumogeni. In questa vicenda, per un modo o per un altro, non si deve arrivare alla verità. In aula sono stati portati faldoni di carte ma all'interno dei quali non c'era un solo documento che riguardasse De Mauro, il che è assolutamente incredibile".

Legale famiglia De Mauro: "Sono sorpreso"
"Non posso nascondere la mia sorpresa. Nel corso del procedimento alcuni collaboratori storici, e da ultimo Rosario Naimo, hanno portato un contributo di conoscenza che ha fornito, a mio giudizio, prove sufficienti per arrivare a Riina". L'avvocato Francesco Crescimanno, che nel processo per l'uccisione del giornalista Mauro De Mauro ha assistito sia la famiglia della vittima sia l'Ordine dei giornalisti, commenta cosi' l'assoluzione di Toto' Riina. "Posso ipotizzare - aggiunge - che nella valutazione del collegio, umanamente attrezzato e di alto livello professionale, si e' ritenuto che le propalazioni non erano assistite da unicita' e concatenazione delle prove". "La corte ha ritenuto comunque - osserva il legale - che la prova complessiva fosse incompleta. Nelle motivazioni leggeremo quale sia stato il percorso logico seguito".