gli sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma

Ponte sullo Stretto, le intercettazioni che incastrerebbero gli indagati

Ipotesi di"corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio

di Alessio Campana
10 Giu 2026 - 13:33
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"L'ultima volta che mi sono visto con lui mi ha detto 'è fatta, noi siamo concentrati solo per dare...' e invece hanno bocciato". E' il 30 ottobre scorso e a parlare sono l'avvocato Giacomo Saccomanno - ex consigliere d'amministrazione della società Stretto di Messina e presidente dell’Accademia Calabria - e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio. Commentano la bocciatura, del giorno prima, della Corte dei Conti al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. L'uomo che gli avrebbe detto 'è fatta', per i pm di Roma, è Tommaso Miele, all'epoca presidente aggiunto della Corte dei Conti. Adesso i tre - Miele, Virgiglio e Saccomanno - sono indagati in un'inchiesta che ipotizza la corruzione e la rivelazione di segreto d'ufficio. Secondo l'accusa a Miele sarebbero stati promessi appoggi per ottenere incarichi pubblici - una volta in pensione - in cambio di informazioni riservate sull'esame, da parte della Corte, del progetto del ponte. Con l'obiettivo di condizionarne un esito positivo. Non è accaduto: la Corte dei conti non ha dato il via libera al progetto. Creando, secondo l'ipotesi accusatoria, parecchio imbarazzo a Miele, che avrebbe deciso di non presenziare a un evento pubblico per evitare domande, in quanto non era "assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi", si legge nelle carte dell'accusa. E poi, avrebbe detto, "i miei amici del governo a cominciare da Salvini si sarebbero aspettati una presa di distanza". Dopo la bocciatura Miele avrebbe dato la disponibilità a predisporre una memoria. Manifestando in cambio, secondo l'accusa, il suo interesse a diventare presidente dell'Antitrust. Le opposizioni adesso chiedono chiarezza e che si fermi il progetto del ponte. Di "grande infrastruttura che deve andare avanti" parla invece il vicepremier Tajani.