Garlasco, accertamenti in corso anche sulla distruzione di alcuni reperti
Tutto sarebbe finito in discarica nel settembre 2016, senza l'autorizzazione della corte d'Assise d'appello di Milano che aveva condannato Stasi
di Paola MiglioReperti gettati via, fondamentali per l'inchiesta. Nei faldoni del ris di Parma la procura di Pavia - che ha aperto l'inchiesta bis sul delitto di Chiara Poggi - avrebbe trovato documentazioni che potrebbero gettare dubbi sull'operato degli investigatori della prima indagine. Dalle carte si evincerebbe che possibili prove come i resti dell'intonaco sul quale era stata repertata l'impronta 33, le unghie di Chiara, e le boccette contenenti i tamponi eseguiti sui pedali della bici di Stasi, sarebbero stati eliminati arbitrariamente. Tutto sarebbe finito in discarica nel settembre 2016, senza l'autorizzazione della corte d'Assise d'appello di Milano che aveva condannato Stasi. Il via libera arrivò soltanto nel 2022, 6 anni dopo che erano già stati gettati via. I ris non avrebbero fatto nulla di nascosto, tutto documentato, persino con un video dove si vedrebbe lo spegnimento del frigo che conteneva i reperti biologici. Ma chi ha dato il comando? A ordinare quella distruzione sarebbe stato il tenente colonnello Alberto Marino, colui che nel 2007 si occupò delle indagini genetiche comprese quelle — oggi al centro di un’inchiesta bis della procura di Pavia — sui pedali della bici dove non ci sarebbe stato, secondo i nuovi dati grezzi, il Dna di Chiara Poggi.
