Reclutati per strada, davanti ad occhi indifferenti, stipati in furgoni troppo piccoli o senza finestrini, lasciati al sole cocente o sotto la pioggia battente per quasi tutta la giornata senza alcun diritto. E pagati una miseria. È un lunga sequela di orrori quella che emerge dall'ultima indagine sul caporalato nei terreni agricoli del Casertano coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai carabinieri del Comando Tutela del Lavoro, che ha portato all'emissione da parte del gip di misure di presentazione alla Polizia giudiziaria a carico di tre indagati - due indiani e un albanese - e un obbligo di dimora a carico di un quarto di origine marocchina, tutti accusati di essere i caporali. Per altri quattro indagati, tra cui il titolare di una delle aziende agricole che utilizzava i lavoratori, è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Le accuse per tutti sono di intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori per aver reclutato e impiegato manopodera clandestina. "I fatti emersi - ha affermato il procuratore Pierpaolo Bruni - sono gravi perché il reclutamento dei lavoratori avveniva alla luce del sole, nell'indifferenza di tante persone, che non hanno mai denunciato, anche perché probabilmente assuefatte a tali fenomeni. Ma c'è un aspetto positivo: 17 braccianti infatti hanno collaborato nell'inchiesta, trovando il coraggio di denunciare i propri sfruttatori". Dagli accertamenti è emerso che i lavoratori, soprattutto di nazionalità indiana e pachistana e senza permesso di soggiorno, venivano reclutati in una delle rotonde stradali di Villa Literno, tutte le mattine, e spesso anche in vicoletti; poi da lì venivano smistati nelle campagne del posto, o anche a Casal di Principe e Grazzanise, con i furgoni omologati per nove persone ma in cui ne venivano stipate 25-30, e spesso i mezzi erano per le merci e non avevano finestrini. Una volta sui terreni, i braccianti lavoravano fino 14 ore al giorno, sette giorni su sette a prescindere dal meteo; e venivano pagati a cottimo tra gli 80 centesimi e un euro e mezzo a cassetta oppure a tempo, 3-4 euro all'ora, o con paga giornaliera di 30 euro per i nuovi lavoratori e 50 per quelli impiegati da più tempo. Operavano inoltre in assenza di una visita medica, senza bagni chimici, senza punti di ristoro, non potevano assentarsi per malattia, nè comunicare al telefono, ed erano sottoposti al continuo controllo dei caporali e alle loro minacce: avrebbero infatti perso il lavoro se non fossero scappati in occasione di controlli delle forze dell'ordine o in caso di scarsa resa lavorativa o di malattia. È stato il coraggio di uno dei lavoratori, che per primo ha denunciato i caporali, a dare l'avvio alle indagini, poi si sono aggiunti anche gli altri consentendo agli inquirenti di ricostruire il sistema illecito tramite appostamenti e video. I braccianti che hanno reso dichiarazioni utili sono stati trasferiti in località protette e sono state loro fornite una prospettiva di protezione e inserimento socio lavorativo.
