© Ansa
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E' morto a Milano, a 96 anni, don Antonio Mazzi. Sacerdote, educatore, attivista, giornalista, volto tv e fondatore della Comunità Exodus, che da 40 anni si occupa di far uscire i giovani dalla tossicodipendenza. E i suoi ragazzi gli sono rimasti vicino fino all'ultimo, nella sua storica Casa all'interno del Parco Lambro. I funerali nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano lunedì 3 agosto. La conferma è arrivata dalla stessa comunità: il decesso è avvenuto alle 17 del 31 luglio.
Nato a Verona il 30 novembre 1929, dopo laurea in Filosofia all'Università degli Studi di Ferrara, viene ordinato il 26 marzo 1956 nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Fin dall'inizio, al centro della sua attività i giovani, soprattutto i più vulnerabili e l'idea di trasmettere l'amore per la vita. La sua missione diventa combattere la piaga della tossicodipendenza che dilaga a Milano tra gli anni '70 e gli anni '80. Nel 2022 don Mazzi viene insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce Al merito della Repubblica Italiana. Gli sono state conferite tre lauree ad honorem in pedagogia: Palermo nel 1994, Lecce nel 1996, Macerata 2004.
E' l'incarico come direttore dell'Opera don Calabria di Milano in via Pusiano, a ridosso del Parco Lambro, che fa vivere a don Mazzi il dramma di tanti ragazzi che prendono il tunnel della droga. Da qui l'intuizione di Exodus. Prima progetto e poi, dal 1984, comunità e punto di riferimento nazionale. L'esperienza consiste nel trasformare le terapie residenziali predominanti allora nel recupero dei tossicodipendenti in pedagogie itineranti (carovane). Questo impegno travalica i confini dell'Italia e nel 2004 arriva in Patagonia dove il sacerdote apre una comunità per ragazzi di strada. Oggi Exodus è presente in Italia e nel mondo con circa 40 realtà.
Dalla Fondazione Exodus l'annuncio della scomparsa di don Mazzi. "Circondato fino all'ultimo dall'affetto dei suoi ragazzi e degli educatori, Don Antonio lascia un vuoto incolmabile - si legge in un comunicato. - Per oltre quarant'anni ha guidato con dedizione instancabile Exodus, trasformando la strada in un luogo di rinascita, riscatto e speranza per migliaia di giovani fragili e per le loro famiglie, e ha aperto nuove frontiere in Italia e nel mondo, quello povero, attraverso associazioni e cooperative, portando avanti insieme il grande messaggio di speranza nell'essere umano e nella umanità. Tutta la comunità di Exodus si stringe nel ricordo e nella gratitudine verso un uomo che ha dedicato l'intera vita all'accoglienza e all'educazione".
"Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario… - ha dichiarato Franco Taverna, vicepresidente Fondazione Exodus Don Antonio Mazzi Ets. - Un 'prete matto, borderline' come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita. Don Antonio amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i 'suoi ragazzi difficili' a salvare lui. Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all'ultimo giorno".
Don Mazzi ha lottato anche per la realizzazione concreta di percorsi alternativi al carcere per ex terroristi ed ex tossicodipendenti.
Educatore, difensore degli ultimi ma non solo. L'impegno di don Mazzi è passato anche per i media. Diverse le testate per cui ha collaborato, è stato voce in programmi radio e volto tv. E poi c'è il don Mazzi interista. Tifoso appassionato, aveva un dialogo con la Curva Nord e non ha mai mancato di dire la sua anche sul calcio. Anche lì, con finalità educativa.
"La scomparsa di don Antonio Mazzi mi addolora profondamente. Se ne va un sacerdote capace di camminare accanto agli ultimi, di abbracciare le fragilità senza giudicarle e di riconoscere una speranza anche nelle esistenze più ferite. È stato uno dei primi sacerdoti a entrare nelle case degli italiani attraverso la televisione, utilizzando un linguaggio diretto, umano, a volte provocatorio, ma sempre autentico. Non cercava la visibilità: cercava le persone, soprattutto quelle che si sentivano sole, perdute o dimenticate. Con Exodus ha restituito una strada, una famiglia e una possibilità a migliaia di giovani. Ci ha insegnato che ogni vita vale, anche quando sembra spezzata, e che il dolore e la sofferenza non sono una condanna senza fine". Così il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
"Ci sono persone che attraversano la vita degli altri lasciando una traccia che il tempo non può cancellare. Don Antonio Mazzi è stato una di queste. La sua scomparsa mi addolora profondamente. Un sacerdote che non si è limitato a parlare di speranza, l'ha trasformata in luoghi, comunità, relazioni, possibilità concrete di ricominciare". Così in una nota l'europarlamentare di Forza Italia ed ex sindaca di Milano Letizia Moratti. "Con Exodus, don Mazzi ha combattuto per tutta la vita una battaglia che sento profondamente anche mia e che a San Patrignano portiamo avanti da decenni, quella contro le dipendenze e, ancora di più, contro l'idea terribile che esistano vite ormai perdute".