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Costa Concordia, il racconto dei naufraghi: "Parlarono solo di un guasto elettrico"

Una giornalista: "Il momento peggiore è stato quando non si riuscivano a calare le scialuppe"

15 Gen 2012 - 16:03
 © Ansa

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I terribili attimi del naufragio della Costa Concordia a pochi metri dalle rive dell'Isola del Giglio rivivono nel racconto dei superstiti della tragedia. "Il momento peggiore è stato quando non si riusciva a calare le scialuppe", racconta a Tgcom24 Luciano Castro. "Il vero panico è iniziato dopo il segnale di evacuazione. Pochi però avevano capito veramente cosa significasse. La vera tragedia è avvenuta quando la scialuppa carica non scendeva sull’acqua perché la nave era troppo inclinata", continua la giornalista Patrizia Perilli, a bordo della crociera.

"Eravamo a bordo solo da due ore - ricorda Castro - , che sono poche per familiarizzare con una nave di queste dimensioni con 11 ponti. Avevamo appena occupato le nostre cabine e ancora non avevamo fatto alcuna esercitazione su come lasciare la nave. Noi eravamo al secondo turno per la cena al ristorante e, mentre eravamo a tavola, tra il primo e il secondo, abbiamo sentito un tremolio che via via si è fatto sempre più violento, come un treno che deragliava. Poi il black-out e il panico. Dopo il fuggi fuggi nella sala sono rimasto con la mia fidanzata e una coppia con una donna incinta in preda al panico. Nel buio, dalla vetrata del ristorante, ho visto comparire gli scogli dell’Isola del Giglio troppo vicini alla nave. A un tratto è stato comunicato che il problema era un piccolo inconveniente di natura elettrica".

"Noi non sapevamo cosa dovevamo fare - continua l'uomo -. La nave ha iniziato a inclinarsi. Complici il buio e i falsi annunci, la paura è cresciuta. In quella situazione fuori controllo non c'era marinaio italiano, filippino o peruviano che potesse tenere testa al panico. Dal momento dell'urto all'allarme è passata quasi un'ora. Ho cercato di tornare in cabina senza riuscirci; mentre ci provavo ho incontrato gli operatori del babysitting che cercavano di intrattenere dei bambini. Quando è arrivato il segnale la gente era già sui ponti per evacuare la nave. Dal personale ho avuto la percezione che non volessero far aumentare il panico più del dovuto. A causa dell'inclinazione della nave, calare le scialuppe in mare era difficoltoso. Anche lì non è mancato il panico, con passeggeri che si sono lanciati di peso su scialuppe già come di persone. Lì il meccanismo di ammaraggio delle scialuppe si è inceppato, così i membri dell'equipaggio con l'ausilio di alcune asce ha eliminato gli impedimenti che bloccavano la corsa delle scialuppe".

"Il vero panico è iniziato dopo il segnale di evacuazione - conferma a Tgcom24 Patrizia Perilli, giornalista dell'agenzia AdnKronos, a bordo della nave la sera della tragedia -. Pochi però avevano capito veramente cosa significasse. Le persone si sono rese conto di tutto solo quando è stato fatto indossare a tutti il giubbetto di salvataggio. La situazione non era sotto controllo perché c’era la paura che le scialuppe non bastassero per tutti. Soprattutto perché per l’inclinazione della nave non ci permetteva di camminare. La vera tragedia è avvenuta quando la scialuppa carica non scendeva sull’acqua perché la nave era troppo inclinata. L’equipaggio ha cercato in tutti modi di rompere i ganci per farla scendere. In questi momenti tesi, alcuni passeggeri terrorizzati si lanciavano nelle scialuppe già colme di gente".