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Anche Loris, 59 anni, ha scelto il suicidio assistito: "Avevo chiesto aiuto allo Stato ma nessuno mi ha ascoltato"

Dopo aver lottato per 40 anni contro la paralisi, Loris Bertocco si è spento in una clinica di Zurigo. In una lettera ha spiegato la sue ragioni: "Avevo chiesto aiuto allo Stato, ma nessuno mi ha ascoltato"

Loris Bertocco aveva solo 18 anni quando ha fatto l'incidente con il motorino ed è rimasto paralizzato. Da allora la sua vita è stata tutta in salita. I medici gli avevano detto subito che non sarebbe più stato autosufficiente, che non avrebbe mai più camminato. Ma Loris si è rialzato, ha imparato a spostarsi con le stampelle, si è sposato, ha lavorato. In questi 40 anni Loris ha sempre lottato. A 59 anni, però, rimasto solo e abbandonato dalle istituzioni, ha deciso di porre fine alla sua vita. Si è spento l'11 ottobre in una clinica di Zurigo (Svizzera), ma ha lasciato una lunga lettera in cui ha spiegato le ragioni di una scelta così drastica.

"Sono nato a Dolo (Venezia) il 17 giugno 1958 - racconta Loris nella lettera pubblicata integralmente da Repubblica - Il 30 marzo 1977 (frequentavo l'Istituto tecnico, avevo 18 anni) ho avuto un incidente stradale: un'automobile mi ha investito mentre ero in ciclomotore". Poteva essere un incidente banale, ma invece "ha avuto delle conseguenze molto gravi e nell’impatto c’è stata una frattura di due vertebre e sono rimasto completamente paralizzato". Loris racconta poi il calvario che ne è seguito. La diagnisi dei medici che non avrebbe mai più camminato. I mesi passati in ospedale tra fisioterapia e dolorose riabilitazioni. 

E' stato proprio un fisioterapista a far camminare il ragazzo per primo. Da lì Loris si è piano piano rialzato, ha preso le stampelle e ha lasciato in un angolo la carrozzina. Ha imparato a mangiare da solo, a tenere con un braccio la stampella, ad andare in bagno in autonomia. Nel 1982 purtroppo è caduto mentre camminava con le stampelle. La caduta gli ha provocato una frattura dell'omero. E' bastato un istante per buttare via cinque anni di progressi. "Da quel momento non sono più riuscito a camminare con due stampelle in autonomia ma ho avuto bisogno di una persona che mi fosse di appoggio per tenermi in equilibrio" ha raccontato. 

Loris però si è rialzato di nuovo. Grazie al nuoto e alle terapie è riuscito, ancora una volta, a riacquistare abilità motoria. Riusciva a camminare da solo per 2 chilometri con l'aiuto di amici e parenti ed è riuscito a fare a meno della carrozzina. Nella sua lettera Loris ha detto che per lui si è rivelata fondamentale l'opera degli obiettori di coscienza al servizio di leva. "Grazie al loro aiuto sono riuscito per molto tempo a camminare regolarmente e quindi a tenere attiva la muscolatura, a trovare e frequentare gli amici e a muovermi per svolgere varie attività, che mi hanno permesso di mantenere una vita attiva e sociale".

Nonostante tutto Loris è riuscito a portare avanti negli anni una trasmissione musicale in una radio locale che aveva iniziato nel 1976, un anno prima del fatale incidente. Il programma di Loris, andato in onda fino al 1999, con il tempo si arricchito: è stata inserita una rassegna stampa e ogni tanto vi prendevano parte personaggi pubblici. Loris nel frattempo ha collaborato con riviste musicali e spesso andava con gli amici ai concerti. Cercava il più possibile di fare una vita normale. Nel 1990 è diventato anche consigliere comunale per i Verdi. Nei primi 2000 si è candidato alle elezioni provinciali e regionali. Nel frattempo si è sposato e ha ristrutturato casa. 

Le sue condizioni di salute però col tempo sono peggiorate. Nel 1996 alla paralisi si è aggiunta la cecità a causa di una retinite ereditaria. A novembre del 2000 un movimento azzardato gli ha procurato una frattura lombare. La sua autussuficienza ne è stata compromessa per sempre. "Fino a quel momento in 10 minuti riuscivo a fare le scale e salire al terzo piano con l’aiuto di qualcuno e da questo momento in poi questa attività mi è risultata quasi impossibile. Era necessario cioè l’aiuto di una terza persona che mi aiutasse prendendomi dalla schiena per fare gli scalini"

Nel 2005, a 47 anni, gli è comparso un accumulo di liquidi sul gluteo. Da allora non è più stato in grado di stare seduto a lungo nemmeno in carrozzina. Nel 2011 la moglie di Loris non è riuscita più reggere la situazione e lo ha lasciato. Più passava il tempo e più diventava costante e gravosa l'assistenza di cui aveva bisogno."Questa scelta di mia moglie, che ha aggiunto sofferenza a sofferenza, è stata difficile da metabolizzare e ha avuto su di me delle forti ripercussioni negative. Oltre alla sofferenza emotiva dell’abbandono, si faceva sempre più urgente il problema della mia assistenza, che non poteva non essere affrontata con urgenza". Considerando anche che la madre di Loris ormai aveva 80 anni e non poteva più aiutarlo come una volta.

 Loris rimane praticamente da solo. Chiede aiuto alla Regione che gli concede 1000 euro per pagare un assistente che lo aiuti. Purtroppo però a Loris ormai un assistente solo non basta più. "Ho tentato di accedere ad ulteriori contributi straordinari della Regione Veneto per casi di particolare gravità. Ho lottato con la Regione per quasi due anni senza ottenere il risultato che speravo. Ho avuto per un periodo due assistenti, pagandole grazie all’aiuto di amici e ad una festa per raccogliere i fondi necessari. Questa situazione non poteva durare a lungo e quindi, finiti i fondi, mi sono trovato nella condizione di pagare una sola assistente. Alcuni amici mi hanno sostenuto nelle giornate festive e nelle situazioni di emergenza o di malattia dell’assistente". Diverse volte Loris però si è trovato da solo nel letto senza nessuno che lo aiutasse. 

Il progressivo peggioramento delle condizioni di salute ha reso la vita per lui insoddisfacente e difficile. Il dolore e la sofferenza erano diventati insostenibili, la non autosufficienza: insopportabile. "Sono arrivato quindi ad immaginare questa scelta, cioè la richiesta di accompagnamento alla morte volontaria, che è il frutto di una lunghissima riflessione".

Loris ammette che l'abbandono delle istutuzioni ha contribuito notevolmente a spingerlo a prendere la drastica decisione. "Sono convinto che, se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze". Ma lui stesso ammette che il muro contro il quale per anni ha continuato a battersi, negli ultimi giorni, era più alto che mai: gli è stata negata un'assistenza adeguata.

Loris ha deciso dunque di andare in Svizzera, dove la mattina dell' 11 ottobre è stato accampagnato alla morte. Il suo ultimo desiderio è stato una legge sul testamento biologico  e sul fine vita in Italia, perchè "Avrei però voluto che fosse il mio Paese a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità".

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