"MI HANNO LASCIATA SOLA"

Studentessa di Padova denuncia: "Ho contratto l'Hiv in laboratorio durante la tesi" | E fa causa a due atenei

Dopo la scoperta shock e una battaglia durata anni per dimostrare la verità, la ragazza chiede un maxi risarcimento

17 Dic 2019 - 19:46
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Ha contratto l'Hiv svolgendo esperimenti per la tesi di laurea in un laboratorio di un'università europea. E' quanto successo a una studentessa di Padova che ha deciso di fare causa contro due università, quella straniera, dove è avvenuto l'incidente, e quella italiana, dove era iscritta. "Lo faccio per tutti i giovani come me, che consegnano le loro vite nelle mani di chi dovrebbe tutelarle. Perché nessun altro debba affrontare il mio calvario".

La scoperta scioccante La scoperta di essere sieropositiva è avvenuta a Padova, durante un controllo per donare il sangue. "Il mondo mi è crollato addosso", racconta la ragazza a Il Corriere della Sera. "Ripenso subito agli esperimenti che avevo fatto mentre ero all’estero: mi erano stati fatti manipolare pezzi del virus. Ma erano virus che non potevano replicarsi, detti difettivi. In teoria un’operazione senza rischi".

La lunga battaglia per la verità Dopo una battaglia durata oltre 5 anni e lo spettro della depressione, la studentessa riesce a dimostrare che il virus dell'Hiv che ha contratto non sembra essere quello circolante tra gli uomini. Gli scienziati hanno scoperto che è identico a quello costruito in laboratorio: ha la stessa sequenza genetica. Il virus, quindi, è stato contratto nel laboratorio dell'ateneo estero.

Il mistero del contagio Resta però un mistero come sia avvenuto il contagio.. "La verità - dice la giovane - è che non ho idea di cosa possa essere accaduto. Da allora me lo chiedo tutti i giorni. L’unica certezza è che non dovevo essere esposta a un virus capace di replicazione".

La richiesta di un maxi-risarcimento "Nessuno preparò me e gli altri studenti che entrarono in quel laboratorio a quegli esperimenti - prosegue -. Non ricevemmo alcun corso, nessuna indicazione sulla sicurezza. In tutti questi anni né l’università italiana, dove mi sono laureata con 110 e lode, né quella straniera, dove è avvenuto l’incidente, si sono interessate a me. Sapevano tutto, ma mai una parola o una telefonata: mi hanno lasciata sola", dice la ragazza che ora pretende un risarcimento milionario.