
foto Ansa
La decisione dei cinque ergastoli è stata presa dalla Corte di Assise di Palermo, che ha emesso la sentenza nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, dopo quattro ore di camera di consiglio. Il pentito Spatuzza è stato condannato a 12 anni perché gli è stata riconosciuta l'attenuante generica della collaborazione. I giudici, con le loro condanne, hanno dunque accolto in pieno le richieste presentate dal pm Fernando Asaro, aumentando addirittura la pena richiesta dalla Procura per Spatuzza: da 10 è salita a 12 anni.
La ricostruzione della vicenda
Sono passati quindici anni da quel terribile 11 gennaio, quando il piccolo Di Matteo, rapito nel 1993, fu strangolato. Alla sbarra per sequestro di persona e omicidio c'erano dunque sei imputati, tra i quali il boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, per i quali già a novembre il pm aveva chiesto la pena dell'ergastolo.
Proprio riguardo a Spatuzza, il magistrato aveva sottolineato che il suo "è stato un contributo assolutamente determinante per chiarire alcuni aspetti di questa vicenda processuale su cui andava fatta luce. Le sue dichiarazioni sono genuine e meritevoli".
Drammatica udienza
Durante una drammatica udienza del dicembre 2010 lo stesso Spatuzza aveva chiesto perdono alla famiglia del piccolo Di Matteo "e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato".
"Noi siamo moralmente responsabili - aveva aggiunto Spatuzza - della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita. Anche se non l'abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci".
Fu immediata la risposta della mamma del piccolo, Franca Castellese, parte civile nel processo: "Non sono disposta a perdonare nessuno degli assassini di mio figlio, un bambino innocente che è stato sequestrato, torturato, oltraggiato anche dopo la sua morte. Come posso perdonare?".
In passato erano stati celebrati altri due dibattimenti a carico di capimafia e carcerieri. Giuseppe Di Matteo venne rapito per tentare di "convincere" il padre Santino a ritrattare le sue accuse.
La ricostruzione della vicenda
Sono passati quindici anni da quel terribile 11 gennaio, quando il piccolo Di Matteo, rapito nel 1993, fu strangolato. Alla sbarra per sequestro di persona e omicidio c'erano dunque sei imputati, tra i quali il boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, per i quali già a novembre il pm aveva chiesto la pena dell'ergastolo.
Proprio riguardo a Spatuzza, il magistrato aveva sottolineato che il suo "è stato un contributo assolutamente determinante per chiarire alcuni aspetti di questa vicenda processuale su cui andava fatta luce. Le sue dichiarazioni sono genuine e meritevoli".
Drammatica udienza
Durante una drammatica udienza del dicembre 2010 lo stesso Spatuzza aveva chiesto perdono alla famiglia del piccolo Di Matteo "e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato".
"Noi siamo moralmente responsabili - aveva aggiunto Spatuzza - della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita. Anche se non l'abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci".
Fu immediata la risposta della mamma del piccolo, Franca Castellese, parte civile nel processo: "Non sono disposta a perdonare nessuno degli assassini di mio figlio, un bambino innocente che è stato sequestrato, torturato, oltraggiato anche dopo la sua morte. Come posso perdonare?".
In passato erano stati celebrati altri due dibattimenti a carico di capimafia e carcerieri. Giuseppe Di Matteo venne rapito per tentare di "convincere" il padre Santino a ritrattare le sue accuse.










