Riva Acciaio è pronta ad avviare un dialogo con il custode giudiziario per verificare se sussistano le condizioni per una ripresa delle attività produttive nei propri stabilimenti Ilva. Così recita una nota del gruppo, in cui si precisa che la decisione è in conformità con quanto discusso lunedì presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Ancora, però, il custode giudiziario non ha ancora ricevuto, secondo il gruppo, alcuna comunicazione formale sul provvedimento di sequestro, circostanza della quale è stato anche "prontamente informato il ministero dello Sviluppo economico".
Il gruppo ha scritto anche ai fornitori una nota nella quale spiega che "allo stato non siamo nostro malgrado nelle oggettive condizioni di provvedere ad alcun pagamento, non potendo disporre di alcuna somma liquida. Ne discende che sono destinati a rimanere sospesi anche i pagamenti in vostro favore".
"Infatti, l'effetto del sequestro sottrae all'azienda - scrive ancora il gruppo nella comunicazione alle aziende fornitrici - la disponibilità degli impianti, determina il blocco dell'attività bancaria ed impedisce di provvedere al ciclo dei pagamenti nei confronti di tutti i fornitori della societa' (oltre che dei dipendenti). Da tale provvedimento che riteniamo ingiusto e che è in corso di impugnazione nelle sedi opportune, discende l'impossibilità di proseguire nell'attività produttiva che è conseguentemente in via di cessazione".
"Abbiamo in ogni caso intrapreso tutte le iniziative opportune presso le competenti autorità al fine di porre rimedio alla situazione venutasi a creare e confidiamo - conclude la lettera - che un esito positivo della vicenda possa giungere quanto prima".
