si scava nel passato

Brindisi, minacce alla scuola prima della bombaUn uomo avvertì: "Ve la farò pagare"

Riaffiora anche la pista mafiosa: il padre di una ragazza ferita è un pentito. Arriva all'Ansa una lettera firmata Br che prende le distanze dall'attentato: "I nostri obiettivi non sono gli studenti"

24 Mag 2012 - 13:50
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 © LaPresse

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Un uomo voleva entrare a scuola, nella scuola "Morvillo Falcone", il 28 aprile, ma era stato allontanato. Fu costretto ad andarsene, ma non prima di aver pronunciato la sua minaccia: "Ve la farò pagare". Quell'uomo potrebbe essere quello che sabato ha organizzato l'attentato in cui Melissa Bassi ha perso la vita. Semplice vendetta dunque nel caso di Brindisi? Rimane però aperta anche la pista mafiosa: il padre di una ferita è un pentito.

L'episodio dell'uomo messo alla porta dal preside è tutto da verificare, ma gli inquirenti ci stanno lavorando, come scrive la "Repubblica". Insomma, tutto potrebbe essere nato da un presunto torto subito, che avrebbe scatenato la voglia di vendicarsi. Le forze dell'ordine hanno acquisito gli elenchi di tutti gli insegnanti che negli ultimi anni sono passati nelle aule dell'istituto.

Intanto, professori di un istituto vicino alla "Morvillo Falcone" hanno raccontato di un ex collega che se n'era andato sbattendo la porta, altri hanno indicato scontri e litigi di alcuni docenti con la dirigenza scolastica. Tutti casi che, in questi frangenti, acquisiscono rilievo.

E poi, si torna anche alla pista mafiosa. Il "Corriere della Sera" racconta di un episodio che risale al primo luglio 2010, quando Vincenzo Greco, muratore, viene colpito da due proiettili mentre esce dalla sua casa di Mesagne. Suo fratello Antonio, pentito che vive da tempo lontano dalla Puglia, è il padre di una delle ragazze rimaste ferite sabato. Greco sarebbe stato ferito da Francesco e Sandro Campana, eredi della Sacra Corona Unita dopo la cattura dello storico boss Giuseppe Rogoli, in seguito arrestati.

Ma in realtà gli inquirenti hanno anche considerato che quell'agguato poteva essere una vendetta soltanto per un pugno di uno dei fratelli Greco a Francesco Campana in carcere. Senza contare che un'altra studentessa rimasta ferita ha parenti considerati fedelissimi ai Campania. Insomma, l'ipotesi della vendetta mafiosa non trova basi particolarmente forti.

E infatti sembra che la pista della mafia rimanga la più debole tra quelle considerate. Mentre si rafforza quella "personale" qualcuno che, per vendetta o per altri motivi, aveva individuato quella scuola come bersaglio da colpire.

Gli strascichi intanto, sia alla scuola "Morvillo Falcone", sia nelle altre scuole della città, si sentono. Molti istituti sono presidiati dalle forze dell'ordine all'entrata e all'uscita dei ragazzi, mentre la paura fa crollare la presenza degli studenti in classe. E' scattata la sindrome-mostro di Brindisi.

Il preside: "Ci sono altre immagini dell'attentatore"
Intanto Angelo Rampino, preside della Morvillo Falcone, ha affermato che ci sono altre immagini, riprese da altre telecamere nel quartiere, dell'uomo che sabato mattina alle 7.45, ha fatto esplodere l'ordigno. La persona che si vede nell'atto di spingere il tasto di un telecomando nei pressi del chiosco di fronte alla scuola, è stata ripresa "anche prima dell'esplosione - ha proseguito il preside - e circolava nel quartiere". Le immagini sono state fatte vedere al responsabile dell'istituto dagli investigatori e si riferiscono - presumibilmente - a riprese effettuate dalla telecamere dopo le cinque del mattino.

Lettera delle Br all'Ansa: "Gli studenti non sono i nostri obiettivi"
"Non sono certo gli studenti o i lavoratori i nostri obiettivi. Nuove le idee, immutati gli obiettivi". Questo il testo della lettera firmata "Brigate Rosse, Brigata Gino Liverani Diego", recapitata per posta alla sede Ansa di Ancona. Sono in corso indagini sull'attendibilità della missiva.

La lettera è in fotocopia, riporta anche il logo della stella a cinque punte, e cita il nome di una presunta brigata intitolata alla memoria del brigatista della colonna marchigiana Tommaso Gino Liverani, morto a Managua, in Nicaragua, nel 1985. Il timbro delle Poste di Ancona indica la data del 23 maggio.

"Nonostante il subdolo quanto fallimentare tentativo di addossare responsabilità inesistenti su chi conduce la lotta contro il capitalismo e i poteri forti, difesi da questo governo fascista, capeggiato da Monti, con la complicità di Napolitano, in occasione dell'attentato di Brindisi, i fedeli guardiani degli interessi dei padroni, i soliti pennivendoli, continuano nella loro opera di disinformazione! Sono ben altri gli obiettivi dei combattenti! Padroni, classi dirigenti, banchieri prostitute di Stato!! I loro uffici del personale fedeli cani da guardia, aguzzini dei lavoratori. Non sono certo gli studenti o i lavoratori in nostri obiettivi!! Voi che avete vissuto e vivete sfruttando e calpestando, è giunto il momento di guardarvi le spalle! La lotta è ripresa".