40 ANNI DOPO

Mattarella: "Tobagi ucciso perché era un giornalista libero"

Il ricordo del Capo dello Stato ricorda il giornalista del "Corriere della sera" ucciso 40 anni fa "barbaramente" dai brigatisti

28 Mag 2020 - 17:23
videovideo

A 40 anni dall'assassinio di Walter Tobagi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda il giornalista del "Corriere della sera" dalle pagine dello stesso quotidiano. "Fu ucciso barbaramente perché rappresentava ciò che i brigatisti volevano cancellare - scrive -. Era un giornalista libero che indagava la realtà oltre i pregiudizi, e i terroristi non tolleravano narrazioni diverse da quelle del loro schematismo ideologico".

"Era un democratico, un riformatore, e questo risultava insopportabile al fanatismo estremista", sottolinea Mattarella ricordando che "Tobagi è morto giovanissimo. A 33 anni aveva già dimostrato straordinarie capacità, era leader sindacale dei giornalisti lombardi, aveva al suo attivo studi, saggi storici, indagini di carattere sociale e culturale".

E, ancora ricorda che "è stato ucciso in quei mesi, in cui altri uomini dello Stato, altri eroi civili, cadevano a Milano e in tutta Italia per fedeltà a quei principi di convivenza che la Mitologia rivoluzionaria, le trame eversive, le organizzazioni criminali di diversa natura volevano colpire". Il Capo dello Stato sottolinea che "per il suo giornale Walter Tobagi è più di un simbolo: è esempio di un giornalismo libero, che non si piega davanti alla minaccia, che non rinuncia allo spirito critico nel raccontare la realtà, che vive nel pluralismo".

"Questo giorno di memoria è importante per il Corriere della Sera, che ha avuto in Tobagi una delle sue firme più prestigiose, e lo è per tutta la stampa italiana: la società e' cambiata in questi decenni - scrive Mattarella - ma la sfida della libertà, dell'autonomia, dell'autorevolezza della professione giornalistica è sempre vitale. Il desiderio di scavare nella realtà per portare alla luce elementi nascosti, oltre a essere buon giornalismo, aiuta anche a trovare semi di speranza. Di questo - conclude il presidente - abbiamo bisogno".