Le forze dell'ordine hanno sgomberato all'alba la Torre Galfa, l'edificio alto oltre cento metri nel centro di Milano occupato da una decina di giorni da un collettivo che ha voluto attirare l'attenzione sulla mancanza di spazi sociali e visitata anche da Dario Fo e da artisti famosi. Lo sgombero si è concluso senza incidenti. Una ventina i presenti a quell'ora negli spazi del Collettivo Macao che non hanno opposto alcuna resistenza.
Un gruppo di giovani e volontari si è radunato di fronte all'ingresso dello stabile in attesa di altri esponenti dei centri sociali e di sostenitori di Macao in arrivo da tutta la città. La notizia dello sgombero ha infatti dato vita a un’immediata mobilitazione su twitter e altri social network. L’hashtag #Macao è diventato trendtopic fin dalle 7 di questa mattina, con una vera e propria diretta dello sgombero sul sito di microblogging. In moltissimi hanno risposto all'appello degli occupanti: "Venite tutti! La cultura non si sgombera!".
Pisapia arriva alla Torre Galfa: "Avrete altri spazi"
E' arrivato a sorpresa il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, sotto la Torre Galfa a Milano occupata da artisti e designer e sgomberata questa mattina fra le proteste di centinaia di persone e del premio Nobel Dario Fo. "In tempi brevi metteremo a disposizione di Macao lo spazio ex Ansaldo - ha detto Pisapia parlando ai manifestanti - abbiamo girato Milano per tre giorni nei luoghi più nascosti e abbiamo individuato questo spazio molto bello per tutti i soggetti che vogliono ricreare un progetto di cultura. In poche settimane sarà disponibile".
Macao, un nuovo centro per le arti
L'occupazione della Torre Galfa di Melchiorre Bega era durata finora poco più di una settimana. Il palazzo situato all'incrocio di via Fara e via Galvani, a qualche minuto a piedi dalla stazione Centrale di Milano e dal Pirellone, è vuoto da 15 anni e dal 2006 di proprietà della Fonsai di Ligresti. Il Collettivo Macao si era impadronito dell'edificio per creare "il nuovo centro per le arti di Milano", come lo definiscono gli stessi occupanti (attori, danzatori, performer, curatori di mostre, video maker, grafici, musicisti, e semplici studenti), dedicato alla creatività culturale e artistica. Lo scopo era quello di creare nuovi spazi culturali, un luogo in cui, come si legge nel comunicato della fondazione di Macao, “gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni”.
La mobilitazione
A favore degli occupanti della Torre Galfa si sono schierati in questi giorni numerosi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Dario Fo, Lella Costa, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, agli Afterhours e Francesca Comencini: erano state raccolte oltre tremila firme in un solo giorno per chiedere di non procedere con lo sgombero, che si temeva potesse avvenire da un momento all'altro. E così è stato. Il caso ha dato vita a un confronto che ha diviso la città e la stessa amministrazione comunale. Da una parte chi chiedeva il rispetto della legge e l'allontanamento degli occupanti, dall'altra chi sosteneva l'iniziativa come espressione della volontà di creare nuovi spazi sociali. Solo ieri il sindaco Giuliano Pisapia aveva dichiarato che il Comune non aveva nessuna responsabilità nella decisione di un eventuale sgombero, perché non è proprietario dell’edificio, e che questa spettava ad altre istituzioni a partire dalla prefettura e dalla questura.
