nuove rivelazioni

Vaticano, il maggiordomo fa i nomi dei corvi

Dagli interrogatori di Gabriele emergono mandanti e complici. Ora il Papa saprebbe chi sono

18 Giu 2012 - 09:35
 © Ansa

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Il maggiordomo del Papa Paolo Gabriele aveva mandanti e complici. E i loro nomi sarebbero stati comunicati al Santo Padre, in seguito alle rivelazioni fatte dallo stesso assistente di camera di Benedetto XVI durante gli interrogatori. Sembra insomma che gli inquirenti abbiano individuato responsabilità di laici e prelati nella complessa vicenda "Vatileaks" e i nomi dei sospetti potrebbero essere resi pubblici a breve.

Da quanto racconta la "Stampa", alcuni capi dicastero e presuli emeriti non avrebbero spiegato in maniera convincente le fughe di notizie e il passaggio di documenti riservati. Quanto ai cittadini italiani coinvolti nel caso, le rogatorie si renderanno necessarie solo per quelli che non si presenteranno spontaneamente ai colloqui come persone informate dei fatti.

Congiura e conclave
Si configura nel frattempo una "congiura di corte" organizzata per modificare gli assetti del potere curiale in vista del conclave.

I magistrati sono convinti che Gabriele si sia mosso su ordine di altri, con l'aiuto di giornalisti amici e di dipendenti della Santa Sede. Il maggiordomo rischia otto anni di carcere per furto aggravato, ma la sua posizione si è alleggerita da quando ha comunicato agli inquirenti circostanze e nomi. Sono stati sentiti prelati e laici e sabato il Papa ha voluto dare il suo "imprimatur" alla continuazione degli accertamenti.

Cardinali e interrogatori
Nel frattempo, Gabriele resta in carcere, dove si trova da quasi un mese. Per lui gli avvocati Carlo Fusco e Cristiana Arrù hanno presentato istanza di scarcerazione, sulla quale il giudice istruttore Piero Antonio Bonnet si riserva la decisione.

In queste ore, riprendono per lui gli interrogatori formali "anche alla luce degli approfondimenti delle indagini e allo studio dei documenti effettuati in questi giorni", come precisa padre Lombardi. I tre cardinali che indagano sono tutti "emeriti", liberi da incarichi pastorali o di Curia, ultra-ottantenni (non parteciperanno quindi a un futuro conclave) e per queste caratteristiche hanno mani libere e il più ampio mandato. Possono di conseguenza anche sentire capi di ufficio vaticani, compresi loro pari grado, senza problemi gerarchici, e riferire direttamente al Papa.