Fisco, Maradona chiede un maxirisarcimento"Dall'Italia 50 milioni per le offese subite"
L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato l'offerta di 3,5 milioni di euro da parte del Pibe di oro di risolvere il contenzioso. L'erario vuole dall'ex giocatore argentino almeno 40 milioni
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Non si ferma la querelle tra Diego Armando Maradona e il fisco italiano. Dopo il no alla proposta di "pace" da parte del Pibe de oro, il suo legale, Angelo Pisani, ha annunciato una richiesta di risarcimento da 50 milioni di euro "per le mortificazioni, le violazioni dell'immagine, della dignità e della qualità della vita subite". Maradona aveva proposto 3,5 milioni per risolvere il contenzioso, l'erario ne chiede una quarantina.
Come previsto si è conclusa con una fumata nera l'udienza extragiudiziale per il tentativo di mediazione.
Attraverso i suoi legali, gli avvocati Angelo Pisani e Angelo Scala, l'ex ct della nazionale Argentina aveva offerto 3,5 milioni di euro che sarebbero stati pagati dai suoi sponsor per mettere fine a una querelle fiscale che va avanti da 25 anni. Nel corso dell'udienza l'avvocato Pisani ha chiesto che il procedimento di mediazione fosse estinto.
Equitalia e Agenzia delle Entrate, assenti all'incontro alla Stazione Marittima di Napoli, dove ha sede l'organismo di mediazione, hanno fatto invece notificare un avvertimento a "non predisporre nessun verbale".
Al termine dell'udienza, invece, il verbale è stato stilato: il mediatore incaricato ha annotato l'assenza dei rappresentanti di Equitalia e dell'Agenzia delle Entrate, il mancato riscontro sulla proposta di mediazione di Maradona e, infine, dichiarato estinto il tentativo di mediazione.
"Chi è assente ha sempre torto - ha detto l'avvocato Pisani al termine dell'incontro - il fisco italiano aveva il dovere di intervenire. Se in possesso di prove certe sul credito legittimo, liquido ed esigibile nei confronti di Maradona, avrebbero dovuto mostrarle al mediatore. Evidentemente queste prove non ci sono. Maradona non ha nessun debito - ha ribadito Pisani - così come stabilito dai giudici tributari e penali fino dal 1994".
