La Fiat ha invitato i tre operai dello stabilimento Sata di Melfi, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, reintegrati al lavoro da una sentenza della Corte d'appello di Potenza, a non presentarsi in fabbrica. I tre lavoratori riceveranno comunque lo stipendio, in ottemperanza alla sentenza emessa dai giudici, ma l'azienda non intende avvalersi del loro lavoro.
L'azienda, non appena appresa la decisione deliberata dal Tribunale, ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione, sottolineando che considera "inaccettabili comportamenti come quelli tenuti dai tre lavoratori" e che "proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano". Già con le dichiarazioni a caldo aveva fatto intuire che non avrebbe reintegrato i tre operai nella linea di produzione, ma avrebbe ottemperato alla sentenza ricominciando a pagare le retribuzioni. In sostanza i tre operai avrebbero percepito lo stipendio senza neppure varcare i cancelli dello stabilimento.
Una vicenda infinita
Già nell'autunno del 2010, quando arrivò la sentenza di primo grado, la Fiat agì alla stessa maniera, reintegrando solo nella parte economica i lavoratori, ma impedendo il rientro alla stessa mansione nella linea produttiva. Tutto ebbe inizio nel luglio 2010 quando, in pieno stato di agitazione per la vertenza Pomigliano, fu proclamato uno sciopero sui carichi di lavoro. I tre lavoratori decisero di bloccare un carrello a lato della linea produttiva, dove altri stavano lavorando. Per questo motivo la Fiat li licenziò in tronco. Numerose furono le proteste, che durarono fino alla sentenza di primo grado. Fiat decise, allora, di ricorrere in appello e il 14 giugno 2011 un giudice accolse l'opposizione e i tre operai furono nuovamente licenziati.
Questa sentenza della Corte d'appello ha invece disposto nuovamente il reintegro dei tre dipendenti. Fiom e Cgil esultano per l'esito favorevole, ribadendo l'utilità della tutela dell'articolo 18 e dichiarando che avrebbero verificato l'esistenza di danni morali per i lavoratori che hanno subito questa ingiustizia, un attacco al diritto allo sciopero e alla dignità dei lavoratori. Poi, è giunto il telegramma inviato ai tre dipendenti del Gruppo Fiat.
Dure le reazioni dei sindacati
"La Fiat non si smentisce mai. Non rispettare le sentenze ancora una volta, un esempio del suo cattivo rapporto con il Paese e con la magistratura". Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commentando la decisione del Lingotto di non avvalersi delle prestazioni dei tre operai di Melfi appena reintegrati in base alla sentenza. "La Fiat - dice Scudiere - tiene aperto un conflitto che andrebbe invece sanato per il bene del Paese e della Fiat".
