LA CONFESSIONE DEL MANAGER

Lapo Elkann: "A tredici anni hosubito abusi sessuali in collegio"

Ma i gesuiti smentiscono: "Ci dispiace per il suo dolore e preghiamo per lui, ma non è mai stato un nostro allievo in nessun collegio"

18 Ott 2013 - 19:19

"Sono a un punto della mia vita in cui ho deciso di essere coerente al cento per cento". Esordisce così Lapo Elkann nell'intervista-sfogo a Il Fatto Quotidiano in cui rivela: "Dai 13 anni mi sono capitate cose brutte, a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici, sessuali. Non ne ho mai parlato con nessuno". E ora, aggiunge: " Voglio aiutare chi ha passato quello che ho passato io". Ma i gesuiti smentiscono: "Mai stato un nostro allievo"

Gli abusi - Si racconta apertamente Lapo Elkann, il rampollo della famiglia Agnelli con un passato da dissoluto. Ricorda le difficoltà a scuola, l'educazione in collegio che ha vissuto "come una punizione". E poi rivela il suo segreto più intimo, il suo "male dentro": gli abusi subiti a tredici anni e la morte del suo migliore amico, che aveva vissuto la sua stessa esperienza portandolo infine al suicidio. "Non ne ho mai parlato ma oggi voglio che questa storia serva a qualcuno".

"Ho lavorato su me stesso" - "Io non mi considero una vittima, le vittime sono altre". Ma il trauma l'ha ferito profondamente. "Ho dovuto fare un grande lavoro su me stesso, anche vedere cose che non volevo vedere. Non nasconderle più. Non nascondermi più. Ho dovuto essere sincero con me stesso e con gli altri". E il suicidio del suo migliore amico lo ha costretto a mettersi in discussione, a farsi delle domande: "Avrei potuto fare qualcosa? Stargli più vicino?". "Ho sempre un grande dolore nel pensare che si sarebbe potuto fare di più".

"Penso spesso ai miei cari che non ci sono più" - Continua il suo racconto parlando di altre ferite, il ricordo delle persone a lui più care che se ne sono andate. "A mio zio Edoardo penso molto spesso. Mi manca. Mi mancano anche tutti gli altri: mio nonno, Giovannino, Umberto, mio cugino Filippo".

"Basta etichette" - Fiero della sua originalità e stanco di essere etichettato solo come "uno degli Agnelli" ha dichiarato: "Io non sono solo una persona leggera, un imprenditore, il nipote di Gianni Agnelli e il figlio di Margherita. Sono tantissime altre cose. Ho le mie sfaccettature e i miei difetti, ma forse la mia fortuna è che i miei difetti sono stati resi pubblici costringendomi ad affrontarli". "In Italia l'eccentricità non è ben accetta perchè non sei incasellabile in una scatola. E io di essere messo in una scatola non ho voglia".

"L'Italia soffre ma non è sconfitta" - Sulla situazione del nostro Paese Lapo trae un bilancio positivo: "Dovremmo evitare di prenderci a schiaffi da soli ma qui c'è un enorme potenziale inespresso". Aggiunge anche una battuta su Berlusconi: "Ho votato il nuovo che avanza nel 1994 ma molto di quello che ha promesso non lo ha fatto per cui non l'ho votato più".

"Ora voglio solo essere normale" - Sulla sua dipendenza dagli stupefacenti afferma: "Mi sono salvato per un soffio dopo aver visto la morte in faccia ma ho avuto l'immensa fortuna di giocarmi una seconda occasione". Conclude l'intervista con una riflessione sul futuro: "Oggi credo che la vera ricchezza non dipenda da quanti zeri hai nel conto in banca, ma da come sei interiormente e io ho tanta strada davanti". "Io vado per la mia strada. Senza arroganza, magari sbagliando ma a modo mio".

I gesuiti smentiscono: "Mai stato un nostro allievo" - "Siamo molto vicini a Lapo Elkann, che oggi ha condiviso su un quotidiano una ferita profonda della propria adolescenza. Preghiamo per lui con tutto il cuore e condanniamo con ogni fermezza gli abusi compiuti nei suoi confronti. Per chiarezza e completezza di informazione, ci sentiamo però di dover escludere che abbia mai studiato in uno dei nostri collegi in Italia, né – a quanto ci risulta, dopo aver compiuto le prime verifiche – in uno degli istituti della Compagnia presenti nel mondo”. Lo dichiara in una nota padre Vitangelo Denora, delegato per le scuole della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù. “Il nostro modello educativo – prosegue – si basa sul rispetto della persona e sulla sua crescita umana, che accompagna e per certi versi addirittura precede quella culturale: i gesuiti puntano sull’educazione per formare uomini e donne di speranza, capaci di rendere migliore il proprio Paese e il mondo che li circonda. Saremmo felici di ospitare Lapo Elkann quanto prima, in uno dei nostri 6 collegi in Italia, per discutere con lui dei ragazzi e dei loro sogni e magari, se vorrà, di avviare anche qualche progetto insieme”.