Il debito mondiale ha raggiunto i 353mila miliardi di dollari: quanti sono e come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto
Una cifra difficile da visualizzare, che è oltre tre volte il Pil del pianeta. Governi, imprese e famiglie non hanno mai preso a prestito così tanto. Eppure i mercati non sembrano preoccupati (almeno per ora)
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Il mondo non è mai stato così indebitato. A fine marzo 2026 il debito globale ha toccato la cifra record di quasi 353mila miliardi di dollari. A certificarlo è il Global Debt Monitor dell'Institute of International Finance (Iif), l'organismo che aggrega i bilanci di governi, imprese, famiglie e banche di tutto il mondo. In dodici mesi il debito è cresciuto di 25mila miliardi. Dall'inizio del 2026, in soli tre mesi, sono stati aggiunti altri 4.400 miliardi. Un trend inarrestabile da oltre tre anni e che, per ora, non ha fatto scattare nessun allarme ma che non può non farci riflettere su quanta ricchezza siamo in grado di generale e quanto più abbiamo necessità di spendere.
Un numero difficile da mettere a fuoco
353mila miliardi di dollari: un numero grande ma difficile da mettere a fuoco senza una scala di riferimento e un termine di paragone. Il Pil mondiale, vale a dire tutta la ricchezza prodotta dall'intero pianeta in un anno, è di circa 105mila miliardi di dollari. Il debito globale è quindi tre volte e mezzo quella cifra. Per dare un'idea più vicina all'economia nazionale: il Pil italiano, una delle principali economie europee, è di circa 2mila miliardi di dollari. Significa che il debito mondiale equivale a circa 175 anni di tutta la ricchezza prodotta dall'Italia in un anno. In altre parole, se tutti i paesi del mondo smettessero di spendere e usassero ogni centesimo prodotto per ripagare i debiti, ci vorrebbero più di tre anni. Diviso per ogni essere umano sulla Terra, il conto è di circa 44mila dollari a persona, neonati compresi.
Di quali voci si compone il debito globale
Il debito mondiale è la somma di tutto ciò che governi, aziende, banche e famiglie devono a qualcuno nel mondo. I governi emettono titoli di Stato per finanziare ospedali, pensioni e infrastrutture. Le imprese si indebitano per investire o pagare i dipendenti. Le banche raccolgono e prestano denaro. Le famiglie accendono mutui e prendono prestiti al consumo. Quando si sommano tutte queste voci per ogni paese del mondo si ottiene il debito globale. E il rapporto con il Pil mondiale, l'indicatore che misura quanto il debito sia sostenibile rispetto alla ricchezza prodotta, si mantiene intorno al 305% dall'inizio del 2023. Tre dollari di debito per ogni dollaro di ricchezza creata.
Come ci siamo arrivati
Il debito globale cresceva già prima del 2020, ma la pandemia da covid19 ha rappresentato il momento di svolta. Per tenere in piedi le economie durante i lockdown, governi di tutto il mondo hanno aperto i rubinetti della spesa pubblica: sussidi ai lavoratori, aiuti alle imprese, acquisto di vaccini, investimenti per la sanità. Tutto finanziato a debito, in un contesto di tassi di interesse vicini allo zero che rendeva il denaro preso a prestito quasi gratuito. Il risultato è stato un'esplosione del debito pubblico globale senza precedenti in tempo di pace. Finita la pandemia, quella montagna è rimasta e ha continuato a crescere, con guerre e tensioni internazionali a fare da ulteriore moltiplicatore.
Il ruolo della guerra e dell'energia
Alla spinta post-pandemica si è aggiunta quella geopolitica. Prima la guerra in Russia e Ucraina nel 2022, poi il conflitto in Medio Oriente tra Usa e Iran hanno spinto i prezzi dell'energia alle stelle, alimentato l'inflazione e costretto le banche centrali a rivedere i propri piani sui tassi di interesse. Tassi più alti significano debito più caro: chi deve rinnovare i prestiti in scadenza lo fa a condizioni peggiori di prima. Nel frattempo i governi hanno continuato a spendere per sostenere famiglie e imprese colpite dai rincari, accumulando nuovo debito. L'Iif avverte che se il conflitto in Medio Oriente dovesse prolungarsi, molti stati (soprattutto nei paesi emergenti) sarebbero costretti a indebitarsi ancora di più per mitigare l'impatto economico sui propri cittadini.
Le spese inevitabili
Oltre alle emergenze, ci sono tendenze strutturali che spingono i governi a indebitarsi indipendentemente da guerre e pandemie. L'invecchiamento della popolazione aumenta la spesa per pensioni e sanità. La transizione energetica richiede investimenti enormi. La corsa all'intelligenza artificiale impone spese in infrastrutture digitali. L'aumento delle tensioni geopolitiche gonfia i budget per la difesa. Sono tutte voci di spesa difficili da comprimere nel breve periodo e che nella maggior parte dei casi vengono finanziate a debito.
Usa e Cina, i due paesi che spingono sul pedale del debito
La crescita dell'indebitamento mondiale non è distribuita in modo uniforme. I due principali responsabili sono Stati Uniti e Cina, con dinamiche diverse. Negli Usa è soprattutto il governo federale a spingere: il debito pubblico americano ha superato i 39mila miliardi di dollari, pari al 124% del Pil. In Cina, invece, a correre di più è il debito delle imprese, in gran parte società statali, che ha accelerato ben oltre il ritmo dell'indebitamento sovrano. L'Europa mostra un quadro più contenuto, con un debito governativo medio al 92,7% del Pil. Fa eccezione l'Italia, dove il debito pubblico è salito al 140,6% del Pil dal 137,9% di dodici mesi prima.
Perché i mercati non si preoccupano
Davanti a numeri così imponenti, gli investitori sembrano non perdere il sonno, anzi, gli indici azionari esultano. Gli spread sui titoli obbligazionari restano vicini ai minimi degli ultimi decenni. Lo stesso Iif parla di una propensione al rischio degli investitori che si mantiene solida nonostante l'incertezza geopolitica. La spiegazione è che finché il rapporto tra debito e Pil globale resta stabile, i mercati considerano la situazione sostenibile. Anche se non bisogna dimenticare che tale stabilità regge finché non arriva un nuovo shock e gli shock, come gli ultimi anni hanno dimostrato, non mancano e non sempre sono prevedibili.
Il 2026, anno di fuoco per i rifinanziamenti
Durante il 2026 scadrà una quantità enorme di debito già emesso. I paesi avanzati dovranno rinnovare titoli e prestiti per oltre 17mila miliardi di dollari. I mercati emergenti dovranno fare altrettanto con un ammontare record superiore a 7mila miliardi. Rinnovare il debito in scadenza significa emetterne di nuovo, spesso a tassi più alti di quelli originari. Se i mercati dovessero diventare meno generosi o più nervosi, il costo di questa operazione potrebbe pesare molto su bilanci pubblici già sotto pressione.
