Rotte e snodi cruciali dell'economia mondiale
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I mercati festeggiano perché scommettono sul futuro, mentre i consumatori pagano oggi i rincari di bollette, mutui e prezzi del supermercato
di Giuliana Grimaldi© Istockphoto
Gli indici borsistici di mezzo mondo hanno segnato record o massimi pluriennali nelle ultime sedute, spinti da una notizia che i mercati aspettavano da settimane: la prospettiva (forse stavolta concreta) di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, a 67 giorni dall'inizio del conflitto voluto da Donald Trump. Il presidente americano ha esultato su Truth: "La borsa ha raggiunto oggi un massimo storico. I fondi pensione 401(k) e occupazione sono in pieno boom". Anche in Italia Piazza Affari ha rivisto i massimi dal marzo 2000, a dimostrazione che l'euforia non si è fermata a Wall Street.
Numeri che piacciono chiaramente gli investitori, ma che non fanno felici allo stesso modo i consumatori. Come sempre, la storia è più complicata di come sembra al primo sguardo e i motivi che portano su gli indici azionari, non necessariamente si traducono in altrettanti motivi di festa per le persone comuni, alle prese con rincari praticamente su tutti i beni essenziali, dal cibo ai carburanti.
La seduta del 6 maggio è stata da incorniciare per diverse Borse: a Milano il Ftse Mib ha toccato i massimi dal marzo 2000, chiudendo a 49.696 punti con un rialzo del 2,35%; Parigi ha fatto ancora meglio, guadagnando quasi il 3%; Londra e Francoforte sono cresciute di oltre il 2%; negli Usa, S&P 500 e Nasdaq hanno chiuso a livelli record, trascinati dai titoli tecnologici e dall'intelligenza artificiale e anche il Dow Jones ha segnato un forte rialzo.
Un circolo vizioso che sta già pesando su aziende e consumatori e potrebbe avere strascichi molto lunghi anche se la pace dovesse arrivare in tempi brevi, come evidenziato per esempio da Confindustria. In queste ore la semplice prospettiva teorica che il conflitto possa cessare con conseguente riapertura di Hormuz, ha innescato una reazione a catena: il petrolio Wti è sceso del 7,2% a 94,9 dollari al barile, il gas ad Amsterdam ha perso quasi il 6%. I rendimenti dei titoli di Stato sono calati. Lo spread Btp-Bund è sceso a 74,6 punti base. Il dollaro si è indebolito, tornando ai livelli pre-guerra con l'euro scambiato a 1,17.
Nei suoi post euforici il presidente Trump si compiace per la performance record delle Borse, ma dimentica di dire che i mercati finanziari non fotografano l'economia reale: spesso la anticipano, la scommettono, ma più spesso la ignorano del tutto. Quando la borsa sale, a guadagnarci sono i grandi fondi mondiali, gli investitori istituzionali e chi detiene patrimoni significativi. Chi vive di stipendio mensile o ha esaurito i risparmi resta ai margini della festa, con in mano soltanto bollette più alte e rincari sui beni essenziali. I fondi pensione citati da Trump nel suo recente tweet su Truth (i 401(k), cioè i conti di risparmio previdenziale molto diffusi negli Usa) salgono sì quando sale la Borsa, ma ne beneficiano soprattutto chi ha un capitale investito da anni.
In Italia, dove la previdenza integrativa è meno diffusa e la quota di famiglie investite in borsa è storicamente bassa, il legame tra rally azionario e benessere percepito è ancora più debole. Un indice che sale del 2% in una giornata è una buona notizia per chi ha azioni in portafoglio, ma per chi deve pagare il mutuo o fare la spesa, cambia poco o nulla nell'immediato.
Le logiche dell'economia mondiale e della finanza difficilmente vanno a braccetto con i bilanci domestici: le stesse condizioni che entusiasmano i mercati sono spesso proprio quelle che svuotano le tasche delle persone comuni.
I mercati amano i tassi di interesse alti perché rendono più redditizi i titoli obbligazionari e frenano l'inflazione a vantaggio delle aziende. Per un consumatore con un mutuo variabile, quegli stessi tassi alti significano rate mensili più pesanti.
I mercati amano la flessibilità del lavoro perché abbassa i costi delle imprese e ne aumenta i profitti. Per un lavoratore, quella flessibilità si traduce spesso in contratti precari e stipendi più bassi.
I mercati amano il calo del costo del lavoro, le ristrutturazioni aziendali, i tagli ai costi: tutte operazioni che migliorano i bilanci delle società quotate ma che, per chi lavora o consuma, significano licenziamenti, servizi ridotti o prezzi più alti mascherati da confezioni più piccole.
Se i mercati scommettono già che la Federal Reserve potrà tagliare i tassi quest'anno, ora che lo spettro inflattivo si allontana, la Banca centrale europea è più cauta. Il membro del board Piero Cipollone ha dichiarato che "la situazione attuale sembra discostarsi dalle proiezioni di base di marzo" e che potrebbe rendersi necessario "un aggiustamento dei tassi di interesse". In pratica: la Bce non esclude ancora un rialzo. Mutui e prestiti, quindi, potrebbero restare cari ancora a lungo per famiglie e imprese europee.
Non tutti festeggiano allo stesso modo nemmeno in borsa. Il crollo del petrolio ha trascinato con sé i titoli delle compagnie energetiche: a Piazza Affari, Eni ha perso oltre il 4%, risultando il peggiore del listino. A guadagnare invece, sono stati i titoli ciclici, quelli legati ai consumi e alla tecnologia, mentre chi aveva scommesso sull'energia in tempi di guerra ha dovuto fare i conti con perdite significative.
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Il calo del petrolio e del gas è una buona notizia in termini assoluti: se dovesse consolidarsi con un vero accordo e la riapertura di Hormuz, potrebbe tradursi in bollette più basse e inflazione in calo nei prossimi mesi. Ma i tempi di trasmissione dei prezzi dell'energia alle famiglie sono lunghi. Le compagnie energetiche tendono ad alzare i prezzi in fretta quando il greggio sale , e a scendere con più lentezza quando scende, il cosiddetto effetto razzo-piuma. I consumatori aspettano sempre più a lungo il beneficio rispetto a quanto hanno aspettato il danno.
Se l'accordo di pace si concretizzasse, gli effetti più tangibili per i cittadini comuni potrebbero arrivare in tre modi: prezzi dell'energia in calo, inflazione più bassa e di conseguenza possibili tagli dei tassi di interesse che allenterebbero la pressione su mutui e credito al consumo. Ma restano molte variabili aperte: la tenuta politica dell'accordo, la risposta dell'Opec alla caduta del petrolio, le decisioni ancora incerte di Fed e Bce. I mercati scommettono su uno scenario ottimista. I conti per chi invece è in coda alla cassa del supermercato, sono tutti da fare.