Inflazione, giovani e famiglie pagano il conto più alto
Dall’energia agli alimentari, per l'Istituto Nazionale di Statistica la crescita dei prezzi pesa di più su chi ha redditi più bassi e chi vive al Sud
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Giovani, famiglie con figli, operai e disoccupati sono i più vulnerabili alla nuova spinta inflazionistica causata dalla guerra in Medio Oriente. Secondo i dati Istat, sono i gruppi che destinano una quota maggiore del budget a spese incomprimibili (ovvero quelle uscite strutturali e obbligatorie in un bilancio) come alimentari, trasporti e utenze domestiche. Nel 2024 queste voci hanno rappresentato il 42,3% dei consumi medi familiari, pari a 1.164 euro su 2.755 al mese. Ma per i nuclei più fragili la quota supera il 45% e arriva fino al 52% tra chi è in cerca di lavoro.
Effetto energia
L’andamento dei prezzi resta legato agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. A marzo l’Istat ha stimato un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% annuo. L’Istituto segnala che l’incremento "risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli energetici" e "dell'accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati". Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran riportano al centro il tema degli shock energetici. Negli ultimi giorni, richiami alla prudenza sono arrivati da Bankitalia, Bce, Fmi e Ocse.
Eredità recente
Come riporta "Il Sole 24 Ore", la fiammata inflazionistica seguita alla pandemia e aggravata dalla guerra in Ucraina ha lasciato il segno. Tra il 2019 e il 2024 il peso delle spese essenziali è salito dal 40,8% al 42,3%. Un aumento che diventa più marcato tra le fasce più esposte, come i giovani. Il peso maggiore si registra tra le famiglie senza occupazione. Qui oltre la metà della spesa è assorbita da beni essenziali. Anche tra gli operai l’incidenza resta elevata, sfiorando il 50%, con un aumento netto rispetto al periodo pre-pandemia.
Divari territoriali
Il Sud resta l’area più colpita. In Calabria oltre la metà della spesa familiare è assorbita da beni essenziali. Sopra il 45% anche Campania, Basilicata, Sicilia e Puglia. Fa eccezione il Piemonte, unico territorio del Nord con livelli simili. Le coppie con tre o più figli, i giovani tra 18 e 35 anni che vivono soli e i nuclei monogenitoriali mostrano una maggiore esposizione. Più stabili invece le coppie senza figli e gli over 65 soli, che hanno consumi più contenuti.
