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Mentre il suo Paese (e le sue fabbriche di Mariupol) sono ancora in guerra ha sborsato oltre 188mila euro al metro quadro in uno dei complessi immobiliari più ambiti del Principato
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Suo padre Leonid faceva il minatore, sua mamma Njakija la commessa. Negli anni dell'Unione Sovietica a Donetsk le uniche opportunità arrivano da carbone e acciaio. Rinat Achmetov nasce nel 1966 in un paese che non contempla l'ipotesi che il Muro di Berlino crolli e che i due blocchi vadano in frantumi; partendo da zero e in modo repentino quando misterioso, è diventato l'uomo più ricco di tutta l'Ucraina, con un patrimonio stimato a marzo da "Forbes" in 7,8 miliardi di dollari.
Suo l'acquisto dell'immobile più costoso mai fatto da un privato nella storia: un appartamento di 2.500 metri quadri su cinque piani affacciati sul Mediterraneo, 21 stanze, piscina privata, nel quartiere più esclusivo che il Principato di Monaco abbia mai costruito. Prezzo: 471 milioni di euro, 554 millioni di dollari.
Secondo quando rivelato da "Bloomberg" sulla base di registri immobiliari del piccolo Stato, corrispondenza e documenti preliminari, l'edificio acquistato si chiama "Le Renzo", nel nuovo quartiere Mareterra, una zona letteralmente strappata al mare dopo un decennio di lavori, inaugurata nel 2024 dal principe Alberto II, con un prezzo al metro quadro da capogiro: circa 188mila euro.
SCM, la holding di Akhmetov, ha confermato l'investimento a partire dal 2021, senza fornire cifre né dettagli sulla proprietà specifica. Il contratto sarebbe stato firmato poco prima che i carri armati russi varcassero il confine ucraino nel febbraio 2022, ma l'affare sarebbe poi stato finalizzato nel 2024, mentre l'esercito del Cremlino riduceva in macerie Mariupol e con essa l'Azovstal, la sua acciaieria più grande, diventata nel frattempo il simbolo mondiale della resistenza ucraina alla prepotenza russa.
Rinat Leonidovič Akhmetov nasce il 21 settembre 1966 a Donetsk, nella RSS Ucraina, da una famiglia operaia. Il padre Leonid lavora in una miniera di carbone, come il fratello Ihor. La madre Njakija fa la commessa. L'etnia è tatara del Volga, la fede musulmana sunnita.
Il decennio che segue il crollo dell'Urss è la parte più opaca della sua biografia. Akhmetov ha sempre raccontato di essersi arricchito grazie a investimenti rischiosi nel periodo post-sovietico (in carbone, coke metallurgico, asset industriali che nessuno voleva) fino a fondare la Dongorbank e, nel 2000, la System Capital Management.
Nel tempo, diverse fonti hanno associato la sua ascesa all'ambiente dei boss del Donbass degli anni Novanta, in particolare ad Achat Brahin, il presidente dello Shakhtar Donetsk ucciso in un attentato allo stadio nel 1995. Akhmetov ha sempre smentito qualsiasi vicinanza a quel mondo. La "Neue Zürcher Zeitung", il "Kyiv Post" e "Le Figaro" hanno pubblicato in anni diversi ricostruzioni in questo senso, per poi concludere con smentite ufficiali e scuse pubbliche. Akhmetov ha sempre querelato e vinto. Nel 2022 il ministro della Giustizia ucraino Maljuska ha dichiarato che non rientrava più nei criteri di legge per la definizione di oligarca.
A marzo 2026, "Forbes" stima il suo patrimonio in 7,8 miliardi di dollari. È meno di qualche anno fa quando era arrivato a superare i 15 miliardi, ma resta il più ricco d'Ucraina, 472° nel ranking globale.
Il cuore del suo sistema è SCM: attraverso la holding cipriota SCM Holdings, controlla Metinvest (uno dei cinquanta maggiori produttori d'acciaio al mondo secondo la World Steel Association), DTEK (il principale gruppo energetico privato ucraino) e una galassia di asset in agricoltura, telecomunicazioni, media e real estate.
Possiede anche lo Shakhtar Donetsk, una delle squadre di calcio più ricche d'Europa orientale, club rifugiato in giro per il continente dall'inizio del conflitto. In Italia il nome di Akhmetov circola per due ragioni: il suo yacht da 138 metri, il "Luminance" da 500 milioni costruito dal cantiere tedesco Lürssen e consegnato nel 2024, è stato avvistato nell'estate 2025 tra l'Isola d'Elba e la Costa Smeralda. E poi c'è Piombino: Metinvest Adria, in partnership con Danieli di Buttrio, sta costruendo un impianto di acciaio verde in Toscana da 2,5 miliardi di investimento, destinato anche alla ricostruzione postbellica dell'Ucraina. A maggio 2025, durante la Conferenza sulla Ripresa dell'Ucraina a Roma, è stato firmato l'accordo di programma con i ministeri italiani e la Regione Toscana.
L'invasione russa del febbraio 2022 ha prodotto la più grande distruzione patrimoniale della sua vita. Akhmetov ha perso circa due terzi della sua fortuna. Le truppe di Mosca hanno distrutto settanta sue aziende. Azovstal e il Complesso Metallurgico Illich a Mariupol (la base della sua produzione siderurgica) sono stati rasi al suolo. DTEK ha perso il 70% delle sue centrali a energia rinnovabile e il 30% di quelle termoelettriche. Entro giugno 2024, il 90% delle centrali termiche del gruppo era distrutto o fuori uso.
La risposta di Akhmetov è stata, nelle sue parole, quella di fare "quello che poteva". In termini concreti, oltre 350 milioni di dollari donati a partire dal febbraio 2022 tra aiuti umanitari e sostegno militare, secondo i dati aggiornati all'ottobre 2025. Il "Washington Post" lo ha definito "il donatore privato più importante d'Ucraina durante l'invasione russa". Ha ceduto allo Stato tutte le licenze televisive e radiofoniche del suo Media Group Ukraine, con una dichiarazione sibillina: "Non ero, non sono e non sarò un oligarca". Ha presentato ricorso contro la Russia alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ha finanziato droni, giubbotti antiproiettile, rifugi modulari in acciaio per le trincee. "La Russia è un paese aggressore e Putin è un criminale di guerra", ha detto pubblicamente subito dopo il 24 febbraio 2022.
Il legame di Akhmetov con Monaco non è nuovo. Nel 2004, durante la Rivoluzione Arancione ucraina, sospettato di coinvolgimento nelle frodi elettorali di Yanukovich, scelse Monaco come residenza. Si stabilì per due anni in una suite dell'Hotel Hermitage. In quei due anni, racconta chi lo conosce, si innamorò della Costa Azzurra.
Nel 2009 circolò il suo nome come possibile acquirente dell'OGC Nice ma l'affare non si fece. Nel 2019 acquistò invece Villa des Cèdres a Saint-Jean-Cap-Ferrat: un gioiello costruito nel 1830 su 18mila metri quadri, già proprietà del re Belgio Leopoldo II, comprato dalla società Campari per 200 milioni di euro. A Londra possiede un attico a One Hyde Park, acquistato per 213 milioni di sterline e ristrutturato con altri 120 milioni.
L'appartamento di Monaco è un ulteriore salto di qualità: l'accordo era stato firmato nel 2021, prima della guerra, e poi si è chiuso nel 2024, mentre Akhmetov combatteva su altri fronti. È il prezzo più alto mai pagato per un'abitazione nella storia.