L'esperto a Tgcom24

Attacchi hacker e IA, Camisani Calzolari: "Ormai è un'industria, tutti siamo bersagli | Usate parole d'ordine pure in famiglia"

L'esperto di IA spiega come la tecnologia stia cambiando il crimine, perché i giovani sono "i più a rischio" e cosa possiamo fare per difenderci

di Filippo Di Chio
17 Ott 2026 - 07:09
 © Marco Camisani Calzolari

© Marco Camisani Calzolari

Quando si parla di attacchi, in particolare attacchi hacker, non si può più parlare di casi. Si è infatti sviluppata una vera e propria "industria", fatta di "gruppi organizzati, servizi a noleggio, riscatti trattati come fatturato". A spiegarlo a Tgcom24 è Marco Camisani Calzolari​, esperto di intelligenza artificiale, AI risk e comunicazione pubblica. Per dieci anni inviato e consulente scientifico per il digitale di Striscia la notizia, è docente universitario e fondatore della filosofia del Cyberumanesimo. Da protagonista sui social media, con oltre 2 milioni di follower, Camisani Calzolari ha lanciato un avvertimento: "I giovani sono i più esposti. Saper usare i social non significa conoscerne i rischi".

Google Preferred Site

Gli attacchi "contro chi è debole e non può stare fermo"

 Frigoriferi dei supermercati a 50 gradi, come in Francia. Hacker che penetrano nei sistemi di ospedali o amministrazioni locali. Il panorama degli attacchi via web si fa di giorno in giorno più ampio e apparentemente più ingestibile. Secondo Camisani Calzolari, le azioni hanno il mirino puntando contro obiettivi specifici, in particolare chi "non può permettersi di restare fermo" e quindi "paga". "Un attacco a un'azienda sanitaria significa esami rimandati e referti bloccati. Uno a un supermercato vuol dire casse ferme e scaffali vuoti. Uno a un Comune blocca certificati e pagamenti", ha spiegato l'esperto di IA. Il bersaglio ideale non è uno solo, ma chiunque "ha dati preziosi e difese deboli, e in Italia molte strutture pubbliche corrispondono esattamente a questa descrizione. La sicurezza informatica di un ente è la nostra sicurezza". 

"L'errore più grave? Pensare che a noi non succede"

 Se gli attacchi si concentrano sui grandi enti, i singoli cittadini sono al sicuro? Al contrario. "Ci sono i dati rubati: finiscono in vendita e diventano il materiale con cui, mesi dopo, qualcuno ci chiama fingendosi la banca e sapendo tutto di noi", ha ricordato Marco Camisani Calzolari. "L'errore più comune è pensare 'a me non succede, non sono nessuno'. Siamo tutti interessanti, perché ognuno di noi apre una porta: al conto in banca, all'azienda dove lavora, ai contatti in rubrica". 

Come difendersi ogni giorno: "Smettere di fidarsi"

 Ognuno di noi, nella quotidianità, espone un fianco agli attacchi cyber. Gli esempi sono diversi: "la stessa password ovunque, niente verifica in due passaggi, il clic sul link arrivato con un SMS urgente. Quasi tutti gli attacchi entrano da una persona distratta", è l'allarme lanciato da Camisani Calzolari. Per difendersi è necessario "smettere di fidarsi di quello che si vede e si sente, e verificare sempre per un'altra strada. Se tuo figlio ti chiama chiedendo soldi, riattacchi e lo richiami tu sul suo numero. Se la banca ti scrive, apri tu l'app".

Per evitare questo tipo di inganno, che si fa sempre più sofisticato, bisogna affinare anche le strategie difensive. Il consiglio è "avere una parola d'ordine di famiglia, da chiedere quando qualcuno ti cerca con una richiesta urgente. L'urgenza è sempre il campanello d'allarme: chi ti mette fretta vuole impedirti di ragionare".

I giovani e il rischio elevato: "Non sono super esperti, hanno bisogno di guide adulte"

 Altro capitolo sono i giovani, forse più attenti alle tipologie di truffe più "vecchia scuola". Ma comunque di gran lunga "i più esposti. Li immaginiamo come super esperti solo perché vanno veloci con le dita sul telefono, ma nativi digitali non significa conoscere quello che c’è sotto il cofano". I giovani, secondo Camisani Calzolari, "hanno una percezione diversa: condividere è il loro modo di esistere socialmente, e su questo noi adulti dobbiamo evitare di fare la predica. Quello che spesso manca è la consapevolezza delle conseguenze: una foto resta per sempre, una posizione condivisa dice dove sei ogni giorno, un dato regalato oggi può essere usato tra dieci anni. Sanno usare bene i social, ma hanno poca esperienza dei rischi, che è esattamente il punto dove servono gli adulti". Ma è necessario formare anche questi ultimi: "Un genitore consapevole protegge un figlio più di qualsiasi app di controllo. Per parlare con loro bisogna usare mezzi di comunicazione di massa".

Gli attacchi hacker e il nuovo ruolo dell'IA

 In tutto questo, ha fatto capolino in maniera aggressiva l'intelligenza artificiale. "Abbassa il livello di competenza necessario e alza la qualità. Chi prima scriveva email truffa sgrammaticate oggi produce messaggi perfetti, in qualsiasi lingua, personalizzati sulla vittima. Con pochi secondi di audio si clona una voce, con qualche foto si costruisce un video. E tutto si automatizza: un truffatore può gestire migliaia di conversazioni contemporaneamente". Con il vantaggio che "agli attaccanti basta trovare un punto debole, chi difendere deve proteggerli tutti".

Ma IA non è assolutamente sinonimo di crimine. Anzi, "le grandi aziende la usano in modo molto efficace per individuare anomalie in tempo reale". L'Italia è a un buon punto: "L'agenzia per la Cybersicurezza nazionale è un’eccellenza mondiale. Viene spontaneo notare solo gli attacchi andati a buon fine, ma sono contemporaneamente centinaia di migliaia quelli respinti". Rimane però un grosso divario da colmare, "tra chi investe in difesa e chi resta indietro, e lì purtroppo ci sono tante piccole imprese ed enti pubblici".

Il pericolo IA: "Le scelte che contano rimangano in mano agli uomini"

 IA in attacco, IA in difesa. L'intelligenza artificiale sembra circondarci, anzi invaderci in ogni ambito. "Esiste il rischio che ci renda spettatori passivi della nostra vita", ha ammesso Marco Camisani Calzolari. "Ogni decisione delegata è comoda, e la comodità è la leva più potente che ci sia. Se lascio scegliere all’IA cosa ascoltare, dove andare, cosa comprare e cosa leggere, a poco a poco smetto di allenare il mio giudizio. L’IA poi mi propone ciò che mi tiene incollato, che spesso è diverso da ciò che mi fa bene". All'uomo allora cosa rimane? "Tutto lo spazio che decidiamo di prenderci. Le macchine sono bravissime a calcolare, prevedere e proporre. Le scelte che contano, quelle che toccano la salute, il lavoro, la giustizia, la libertà delle persone, devono restare in mano a un essere umano che ne risponde".

Il Cyberumanesimo e gli ultimi consigli di Camisani Calzolari

 Lo chiede anche l'AI Act europeo. Ed è il fondamento della filosofia del Cyberumanesimo, di cui lo stesso Camisani Calzolari è il fondatore: "La tecnologia deve restare al servizio dell'uomo e misurarsi sul bene delle persone. Concretamente vuol dire tre cose: educare le persone a capire la tecnologia per poterla governare, pretendere da chi la progetta trasparenza e responsabilità, e far sedere filosofi, giuristi ed educatori allo stesso tavolo degli ingegneri. Il momento è adesso, mentre le regole si stanno ancora scrivendo". La soluzione, oltre a introdurre norme e confini, è "usare la tecnologia senza lasciarti usare. Prima di ogni clic, ogni condivisione, ogni app nuova, chiediti: chi ci guadagna? Se la risposta è qualcun altro e tu sei il prodotto, decidi con consapevolezza". E, soprattutto per i giovani, sarebbe bene "ogni tanto spegnere tutto: la tua testa è la cosa più preziosa che hai, e merita di pensare da sola".

Ti potrebbe interessare

videovideo