Attacchi hacker, Italia 3° al mondo per account rubati e 6° per email compromesse nel primo semestre 2026
Secondo l'Osservatorio Cyber Crif, il 32,3% degli utenti italiani monitorati ha ricevuto almeno un alert per dati trovati nel darknet
Hacker © Getty Images
Italiani popolo di santi, poeti e navigatori e... creduloni. Questo, per lo meno, si potrebbe pensare leggendo l'ultimo report dell'Osservatorio Cyber Crif (Centrale Rischi Finanziari), che classifica il BelPaese terzo nel mondo per account rubati tramite attacchi malware infostealer e sesto per email compromesse. "Conto bloccato per accessi sospetti" o "Pacco fermo alla dogana". Di solito inizia quasi sempre così un attacco di phishing, ossia una trappola in cui i criminali informatici si fingono un ente affidabile per rubare dati. Basta un clic distratto sul link per rischiare, nel peggiore dei casi, di installare a propria insaputa un malware infostealer capace di saccheggiare silenziosamente ogni informazione presente sul dispositivo. Sempre secondo i dati dell'Osservatorio, da gennaio a giugno 2026 sono stati rubati nel mondo e fatti circolare dark web 2,5 miliardi di dati univoci e il 32,3% degli utenti italiani monitorati da Crif ha ricevuto almeno un alert per dati trovati nel darknet.
Un tesoro per i criminali
Dietro quegli account rubati non ci sono soltanto indirizzi email e password. Per i cybercriminali ogni informazione ha un valore e spesso è l'incrocio tra più dati a fare la differenza. Un numero di telefono associato a un indirizzo di posta elettronica, una credenziale d'accesso collegata a un nome e cognome: tassello dopo tassello si costruisce un'identità digitale che può essere utilizzata per nuove truffe. Secondo Crif, nel primo semestre del 2026 sono finiti nel dark web 2,5 miliardi di dati univoci provenienti da tutto il mondo. Una mole enorme di informazioni che alimenta un mercato clandestino nel quale dati personali e credenziali vengono venduti, scambiati o utilizzati per colpire nuovamente le stesse vittime.
Dal dark web alle truffe su misura
Una volta trafugate le informazioni, queste finiscono, per l'appunto, spesso nei marketplace del dark web, dove vengono acquistate, scambiate e combinate tra loro. Un indirizzo email associato a una password, un numero di telefono o persino dati anagrafici può trasformarsi in un dossier dettagliato sulla vittima. È proprio questa abbondanza di informazioni a rendere efficaci le moderne campagne di phishing. I messaggi truffa non sono più generici come accadeva in passato, ma costruiti su misura per apparire credibili.
Chi riceve una comunicazione che sembra provenire dalla propria banca, dal corriere che consegna abitualmente gli acquisti online o da un ente pubblico è molto più incline ad abbassare la guardia. In ambito aziendale il rischio è ancora maggiore: conoscendo ruoli, contatti e procedure interne, i truffatori possono mettere in scena sofisticate frodi informatiche, inducendo dipendenti e dirigenti a effettuare bonifici o a condividere informazioni riservate. L'intelligenza artificiale, inoltre, sta rendendo queste operazioni sempre più convincenti, grazie alla capacità di generare testi, immagini e persino voci difficili da distinguere da quelle autentiche.
Un problema che riguarda tutti
In Italia il 32,3% degli utenti monitorati da Crif ha ricevuto almeno una segnalazione relativa alla presenza dei propri dati nel dark web. Le fasce d'età più colpite risultano quelle comprese tra i 51 e i 60 anni (26,7%) e tra i 41 e i 50 anni (26,6%), mentre gli uomini rappresentano quasi due terzi degli utenti allertati. Sul piano territoriale, il maggior numero di segnalazioni si concentra in Lombardia, Lazio e Sicilia.
Ciò significa che il rischio di vedere le proprie informazioni finite nelle mani sbagliate riguarda ormai una fetta consistente della popolazione connessa. La posizione occupata dall'Italia nelle classifiche internazionali non dimostra necessariamente una maggiore ingenuità degli italiani, ma evidenzia quanto le minacce informatiche siano diffuse e quanto sia facile per i criminali entrare in possesso di credenziali e dati personali. Con una parte sempre più rilevante della vita quotidiana che passa attraverso servizi online, dall'home banking agli acquisti sul web, la protezione delle proprie informazioni digitali è diventata una questione che riguarda tutti.
Secondo Crif, l’epicentro di questa industria criminale si trova nell’Europa dell’Est, con la Russia indicata come principale area di sviluppo e commercializzazione di questi malware, ma non sono da sottovalutare altri poli diventati particolarmente attivi e situati nel Sud-est asiatico e in Brasile.
