RADICI DEL FUTURO

Filippo Berio, 150 anni di storia di un patrimonio olivicolo: da Lucca al mondo intero

Dal fondatore che nel 1867 portò il suo olio oltreoceano alla candidatura UNESCO della cucina italiana: perché l'extravergine è cultura, non solo prodotto

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Nel 1867, a Lucca, un commerciante di quasi quarant'anni registra la propria azienda e le dà il suo nome: Filippo Berio & C. Non è un gesto qualsiasi. In quegli anni l'olio d'oliva è una merce che si vende sfusa, senza garanzie e senza volto. Mettere il proprio nome su un prodotto significa rispondere della sua qualità in prima persona. È da lì che comincia tutto.

Da Oneglia a Lucca

 Filippo Berio era nato a Oneglia, in Liguria, nel 1829, e si era trasferito ancora ragazzo con la famiglia in Toscana. Prima di diventare imprenditore fa il commerciante per anni: impara a riconoscere gli oli, a valutarli, a capire dove nascono i migliori. Quando fonda la sua azienda ha alle spalle un mestiere, non un'intuizione improvvisa.

La Toscana di allora è già una terra di grande cultura olearia, ma nessuno ha ancora provato a portarla fuori dai propri confini in modo strutturato. Filippo Berio lo fa.

L'olio italiano che attraversa l'oceano

 Negli anni immediatamente successivi alla fondazione, Filippo Berio comincia a esportare i suoi oli in Nord America. Il momento è quello del grande flusso migratorio italiano verso gli Stati Uniti: milioni di persone che lasciano il Paese portandosi un pezzo di Italia con sè, una lingua, una cucina, un modo di stare a tavola. L'olio segue quelle famiglie.

Il riconoscimento arriva presto e arriva dall'estero. L'azienda ottiene premi per la qualità dei suoi oli all'Esposizione Universale di Lione nel 1872, a quella di Parigi nel 1878 e all'Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893. Molto prima che si parlasse di globalizzazione, l'olio di Lucca era già un ambasciatore italiano nel mondo.

Dalla famiglia Berio al Gruppo Salov

 Dopo la morte del fondatore l'attività prosegue sotto la guida della figlia Albertina e di un gruppo di imprenditori lucchesi. Nel 1919 nasce SALOV — Società Anonima Lucchese Olii e Vini — l'impresa che raccoglie quell'eredità e la porta nel Novecento; negli anni successivi la leadership passa a Dino Fontana, che guida l'azienda insieme alla famiglia.

Oggi Salov ha sede a Massarosa, in provincia di Lucca, alle porte di una riserva della biosfera riconosciuta dall'UNESCO, e conta più di 200 dipendenti. Filippo Berio è distribuito in oltre settanta Paesi, con posizioni di leadership negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In Italia il marchio è tornato protagonista nel 2019 con una gamma dedicata, costruita attorno a due parole che il consumatore ha imparato a pretendere: qualità e tracciabilità.

Perché l'extravergine è un patrimonio

 Nel 2026 Filippo Berio si presenta con una nuova identità visiva, ma la sostanza del discorso resta quella del 1867: l'olio come questione di cultura, prima ancora che di consumo.
L'olio extravergine di oliva è uno degli elementi distintivi della cultura alimentare mediterranea, riconosciuto anche nell'ambito della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale UNESCO.

Insieme a Sagra, l'altro marchio del gruppo, Filippo Berio è iscritto al Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale riconosciuto dal MIMIT, il riconoscimento con cui lo Stato tutela le imprese che hanno contribuito a costruire l'immagine del made in Italy. Un modo per dire che certe storie non appartengono soltanto a chi le possiede.