LA SCHEDA

Guerra ibrida, il prezzo invisibile per l’Italia e l’Europa: tra cyberattacchi, falsi allarmi bomba e sabotaggi

"Non esiste un costo medio univoco associabile a un allarme bomba o al conseguente dirottamento di un volo", ha spiegato Luca Mantecchini, docente di Ingegneria dei trasporti all'Università di Bologna

06 Nov 2026 - 12:25
 © Istockphoto

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I conflitti non si combattono più soltanto sul campo di battaglia. Sempre più spesso passano attraverso attacchi informatici, sabotaggi alle infrastrutture, minacce agli aerei e azioni capaci di colpire la quotidianità di cittadini e imprese. È il volto della guerra ibrida, un insieme di operazioni che, pur senza provocare necessariamente distruzioni evidenti, possono generare conseguenze economiche molto pesanti per l’Italia e per il resto d’Europa. "Non esiste un costo medio univoco associabile a un allarme bomba o al conseguente dirottamento di un volo", ha spiegato a QN Luca Mantecchini, docente di Ingegneria dei trasporti all'Università di Bologna. 

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Una quantificazione complicata

 "Non esiste un costo medio univoco associabile a un allarme bomba o al conseguente dirottamento di un volo", ha spiegato a QN Luca Mantecchini, docente di Ingegneria dei trasporti all'Università di Bologna. Dare una valutazione complessiva dei danni, però, non è semplice. Manca, infatti, un parametro unico per calcolare quanto costi un falso allarme bomba su un volo, un attacco informatico a un'azienda o un sabotaggio ai sistemi di refrigerazione di un supermercato. Le spese si distribuiscono tra interventi di sicurezza, interruzioni delle attività, perdita di merci, ritardi e danni indiretti.

Falsi allarmi bomba: quando un messaggio blocca il traffico aereo

 Tra gli episodi più significativi ci sono i falsi allarmi bomba che interessano il trasporto aereo. È sufficiente una comunicazione anonima per far scattare protocolli di emergenza, mobilitare artificieri e forze dell'ordine, modificare le rotte degli aerei e, in alcuni casi, richiedere l'intervento dei caccia militari. Anche quando non viene individuato alcun ordigno, le conseguenze economiche possono essere rilevanti.

Secondo le stime basate sui parametri di Eurocontrol, un ritardo può comportare un costo compreso stimato tra i 160 e i 2mila euro al minuto per ciascun volo, considerando anche gli effetti a catena sugli altri collegamenti. Il conto comprende quindi molto più del tempo perso. Un aereo costretto ad atterrare in uno scalo alternativo deve essere rifornito e successivamente riposizionato. Le compagnie devono riorganizzare i programmi di volo e garantire assistenza ai passeggeri coinvolti. Le ripercussioni possono inoltre estendersi ad aeroporti e collegamenti che non sono stati direttamente interessati dall'emergenza. A questi costi si aggiunge quello dell'intervento militare: un'ora di volo di un Eurofighter dell'Aeronautica italiana ha un costo medio stimato di circa 75mila euro.

Supermercati nel mirino: il rischio dei frigoriferi manomessi

 La guerra ibrida può colpire anche luoghi apparentemente lontani dagli scenari militari, come i supermercati. Tra le modalità di sabotaggio più insidiose c'è la manipolazione da remoto dei sistemi che regolano la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori. Alterando i parametri di conservazione, gli aggressori possono provocare il deterioramento di grandi quantità di prodotti alimentari, costringendo i punti vendita a ritirare e smaltire la merce compromessa. 

In Italia, secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, le conseguenze dell'episodio sono rimaste circoscritte a un numero limitato di punti vendita. In Francia, invece, un attacco avvenuto nel mese di ottobre avrebbe coinvolto centinaia di negozi. Thierry Cotillard, presidente del gruppo Intermarché, prevede perdite per decine di milioni di euro. A rendere ancora più complicata la gestione dei danni è la questione assicurativa. Non tutte le polizze contro i rischi informatici coprono infatti le conseguenze materiali di un attacco, come la distruzione di alimenti o altre merci.

Cyberattacchi e imprese: i danni all'economia reale

 Il fronte informatico rappresenta una delle componenti più importanti della minaccia. Un attacco può bloccare la produzione, interrompere servizi essenziali, compromettere dati aziendali e costringere le imprese a sostenere spese ingenti per ripristinare i propri sistemi. A evidenziare la crescita del fenomeno è anche una ricerca della Banca d'Italia, intitolata Il rischio cibernetico delle imprese non finanziarie, che ha analizzato circa 4mila aziende. Nel campione esaminato, gli attacchi documentati sono aumentati sensibilmente: dai 14 registrati nel 2019 si è passati ai 232 del 2023. 

Lo studio sottolinea inoltre un aspetto particolarmente delicato: dopo un incidente informatico, le aziende hanno bisogno di tempo per ripristinare adeguate misure di sicurezza, mentre la loro esposizione alle minacce cresce immediatamente. Per questo motivo, secondo i ricercatori, il rischio cyber dovrebbe essere preso in considerazione anche dagli istituti di credito quando valutano la solidità finanziaria delle imprese.

Il sistema bancario e la dipendenza dalla tecnologia

 La vulnerabilità non riguarda soltanto le aziende industriali o commerciali. Anche il settore finanziario presenta una forte dipendenza dalle infrastrutture digitali e dai fornitori esterni di tecnologia. Secondo i dati riportati dalla Banca d'Italia, gli intermediari finanziari sottoposti alla sua supervisione hanno complessivamente circa 100mila contratti con fornitori informatici, per una spesa annuale pari a 2,4 miliardi di euro. Un elemento che desta particolare attenzione è la concentrazione del mercato: circa il 40% del valore complessivo dei servizi acquistati fa riferimento a soli cinque fornitori. Un'eventuale compromissione di uno di questi soggetti potrebbe quindi produrre conseguenze su numerosi operatori finanziari contemporaneamente.

Quanto costa un attacco informatico in Italia?

 Nonostante la difficoltà di elaborare un bilancio complessivo, alcuni dati permettono di comprendere la dimensione economica del fenomeno. Secondo una stima pubblicata da Hackmanac, piattaforma specializzata nell'intelligence sulle minacce informatiche, in Italia nel primo semestre del 2026 si sarebbero registrati 407 incidenti, associati a perdite per circa 468,18 milioni di dollari. Un altro indicatore arriva dal rapporto IBM dedicato al nostro Paese: il costo medio di una violazione dei dati per le organizzazioni analizzate raggiunge i 3,55 milioni di euro. Nel comparto energetico la cifra sale a 4,65 milioni. Anche il mercato della cybersicurezza continua a crescere. Il Politecnico di Milano ha stimato per il 2025 un valore di 2,78 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto all'anno precedente. Tra le grandi imprese, inoltre, il 34% avrebbe dovuto affrontare costi significativi per il ripristino dopo un attacco. Numeri che dimostrano come la sicurezza informatica non sia più soltanto una questione tecnica, ma un fattore capace di incidere direttamente sulla competitività e sulla stabilità economica del sistema produttivo.

La risposta delle istituzioni: oltre un miliardo per la sicurezza digitale

 Di fronte all'aumento delle minacce, anche le istituzioni italiane stanno rafforzando le proprie difese. Un intervento significativo è arrivato da Consip, che il 15 ottobre ha annunciato tre iniziative per un valore complessivo superiore a 1,2 miliardi di euro, destinate alla protezione delle reti e dei dati della Pubblica amministrazione. Le risorse sono suddivise in tre principali ambiti: 826 milioni di euro per i servizi di sicurezza da remoto, 317 milioni per i sistemi di protezione e 112 milioni per la gestione delle infrastrutture informatiche. Anche gli organismi di vigilanza sono esposti a tentativi di intrusione. Nella relazione relativa al 2024, la Consob ha segnalato oltre 2,5 milioni di tentativi di attacco contro i propri sistemi, denunciando anche offensive ripetute da parte di soggetti filorussi. L'autorità ha tuttavia precisato che le proprie difese hanno impedito conseguenze significative. È importante sottolineare che il dato comprende tentativi di diversa natura e non corrisponde al numero di violazioni effettivamente riuscite.

La guerra ibrida e il costo della paura

 A rendere ancora più complesso il quadro è il danno economico indiretto provocato dall'incertezza. Le minacce ibride non puntano necessariamente a distruggere infrastrutture o a causare vittime, ma possono avere l'obiettivo di alimentare insicurezza, ridurre la fiducia e condizionare le decisioni di cittadini e imprese. Uno studio pubblicato a marzo dagli economisti Norbert Metiu e Martin Völpel della Bundesbank, dal titolo Geopolitical Hybrid Threats, analizza proprio questo fenomeno. Attraverso l'esame di oltre dodici milioni di articoli di giornale pubblicati dal 1985, i ricercatori hanno costruito un indicatore per misurare la diffusione delle minacce ibride. Le simulazioni economiche mostrano che un aumento delle minacce paragonabile a quello osservato all'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 potrebbe avere effetti considerevoli. Negli Stati Uniti, nell'arco di un anno, il Pil reale pro capite potrebbe diminuire fino a quasi l'1,5%, mentre gli investimenti potrebbero contrarsi del 6,2%. Il meccanismo è semplice: quando cresce la percezione del rischio, le famiglie tendono a limitare i consumi, mentre le aziende diventano più caute e rinviano nuovi progetti e investimenti. L'economia finisce così per rallentare anche senza che si verifichino distruzioni materiali dirette.

Un conto difficile da quantificare, ma sempre più pesante

 La guerra ibrida produce dunque una serie di costi che spesso sfuggono alle statistiche tradizionali. Ci sono le spese immediatamente visibili, come gli interventi di emergenza, i voli militari e il ripristino dei sistemi informatici, ma anche quelle meno evidenti: merci da smaltire, attività produttive ferme, collegamenti aerei compromessi e investimenti rimandati. Per l'Italia e per l'Europa la sfida non consiste soltanto nel contrastare i singoli attacchi, ma anche nel ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture e dei servizi da cui dipende la vita quotidiana. Il vero costo di questa nuova forma di conflitto, infatti, non si misura esclusivamente in euro. Si misura anche nella perdita di fiducia, nella paura e nell'incertezza che riesce a diffondere nella società.

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