Guerra in Iran

Usa e Israele bombardano Teheran e uccidono Khamenei. Il regime risponde con rappresaglie sullo Stato ebraico e sui Paesi del Golfo. In Medioriente è escalation
10 Mar 2026 - 12:19

Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele lanciano un "attacco preventivo" all'Iran contro obiettivi militari e uffici politici. Un'operazione arrivata dopo settimane di tensioni, durante le quali il presidente americano Donald Trump aveva minacciato un'azione militare contro Teheran per il suo programma nucleare e la sanguinosa repressione delle proteste. Dopo 24 ore di raid viene annunciata la morte della Guida suprema Ali Khamenei. La Repubblica islamica risponde con missili e droni su Israele e sui Paesi del Golfo (Bahrein, Qatar, Kuwait, Iraq, Emirati Arabi Uniti). Viene chiuso (e poi riaperto) lo stretto di Hormuz, da dove passa un quinto del petrolio mondiale. 

Nei giorni successivi continua il fuoco incrociato: gli Stati Uniti e Israele colpiscono infrastrutture missilistiche e altre figure chiave dell'establishment iraniano; i pasdaran replicano con attacchi diretti alle basi americane nel Golfo. L'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad viene dato per morto, poi arrivano smentite. Teheran lancia droni contro Cipro (con l'Italia che, in difesa, invia sull'isola la fregata missilistica Federico Martinengo), Turchia (con le difese della Nato che intercettano alcuni missili) e Azerbaigian. Petrolio e materie prime allarmano i mercati: il greggio supera per la prima volta dal 2022 i 100 dollari al barile. Le Borse europee "bruciano" 918 miliardi in una settimana.

Mentre Israele, già impegnato nel conflitto con Hamas nella Striscia di Gaza, prosegue la sua avanzata nel sud del Libano, un sottomarino Usa affonda una fregata iraniana sul versante opposto del Mar Arabico, al largo dello Sri Lanka. Sono segni di un'ulteriore escalation. Trump chiede "la resa incondizionata" di Teheran, ma il regime risponde picche e accusa gli Usa di aver colpito una scuola elementare femminile di Minab. Intanto, viene eletta la nuova Guida suprema: è Mojtaba Khamenei, secondogenito di Ali. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian chiede scusa per i raid sui Paesi vicini, ma gli attacchi incrociati continuano.