Lavoro, nel 2026 le aziende cambiano pelle: dal permesso rosa per il ciclo mestruale al volontariato pagato
L'esperienza dei dipendenti è diventata la vera priorità strategica delle Hr. Ecco cosa sta cambiando davvero negli ambienti di lavoro
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Quanto vale sentirsi bene al lavoro? Sempre di più, stando ai numeri. Secondo il report "State of the Workplace" di Shrm, oltre un terzo dei lavoratori considera l'esperienza vissuta in azienda la priorità assoluta su cui i responsabili delle risorse umane dovrebbero investire nel 2026 — più ancora degli aumenti di stipendio.
E le aziende più innovative stanno già rispondendo con iniziative concrete: una giornata retribuita per le donne durante il ciclo mestruale, ore lavorative dedicate al volontariato, coach personali per i dipendenti. Gli esperti di Great Place to Work Italia hanno mappato i 10 trend che stanno ridisegnando il mondo del lavoro. Ecco quali sono.
I numeri
Le organizzazioni che investono seriamente nell'esperienza dei dipendenti registrano una produttività superiore del 21% rispetto ai concorrenti, un turnover inferiore del 59% e profitti medi più alti del 23%. Non solo: i loro clienti sono più soddisfatti, con punteggi Nps (Net promoter score) superiori del 30%. A rilevarlo sono ricerche di Gallup e Pwc, citate dal portale Hr Daily Advisor.
Sul fronte dei vertici aziendali, il report "Chro Priorities and Perspectives 2026" di Shrm mostra che il 29% dei direttori Hr ha messo l'employee experience in cima alla lista delle priorità, consapevole che un ambiente di lavoro sano non è più un optional ma un vantaggio competitivo misurabile.
Flessibilità reale
Il primo cambiamento riguarda come e dove si lavora. Le aziende più avanzate hanno abbandonato le policy rigide sullo smart working — niente limiti di giorni, niente obblighi di presenza — puntando su fiducia e responsabilità. In alcuni casi è possibile lavorare temporaneamente dall'estero.
Ma la flessibilità non significa sparire dagli uffici. Le stesse aziende stanno ripensando gli spazi fisici come luoghi di valore: workshop creativi, team building, momenti formativi condivisi. Il rientro in sede diventa un'opportunità, non un'imposizione.
Leader come coach
Il secondo trend riguarda come si cresce in azienda. Sempre più realtà attivano programmi semestrali con coach professionisti per i dipendenti, affiancati da sistemi di riconoscimento tra pari — il cosiddetto peer-to-peer feedback — dove i punti accumulati si convertono in esperienze o donazioni a scelta del lavoratore.
Volontariato e lavoro
Terzo trend: il volontariato retribuito. Alcune aziende offrono ai propri collaboratori ore lavorative dedicate ad attività sociali, con l'obiettivo di allineare i valori personali con quelli dell'organizzazione. Un modo per rafforzare il senso di appartenenza e dare significato al tempo trascorso al lavoro.
Benessere a 360 gradi
Il quarto ambito è quello del wellness, inteso in senso ampio. Le aziende più attente sviluppano programmi che coprono tre livelli: alimentazione sana in mensa, lezioni di fitness in sede e supporto psicologico tramite piattaforme digitali con check-up mensili. Alcune introducono anche "dinner box" per ridurre gli sprechi alimentari. A questo si aggiunge una nuova attenzione alla salute mentale digitale: regole chiare sull'uso di email e riunioni, per proteggere il tempo e la concentrazione dei dipendenti.
Ascolto profondo
Il quinto trend è l'ascolto strutturato. Alcune aziende lanciano sistemi interni permanenti per raccogliere feedback e suggerimenti dai dipendenti. Il punto cruciale è che questi input si traducono in interventi reali: dalla qualità del servizio mensa alla climatizzazione degli uffici, fino agli strumenti di gestione del tempo.
Genitori senza rinunce
Il sesto cambiamento riguarda la genitorialità. Le aziende all'avanguardia introducono congedi retribuiti aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla legge, bonus alla nascita e formule di smart working pensate su misura per i neogenitori. Un segnale che il dipendente viene riconosciuto come persona intera, non solo come risorsa produttiva.
Il permesso rosa
Il settimo trend è forse il più simbolico. Il cosiddetto "permesso rosa" è una giornata retribuita riconosciuta alle dipendenti durante il periodo del ciclo mestruale. Un'iniziativa che parte dall'esperienza reale delle persone, soprattutto in contesti a tradizionale prevalenza maschile, dove l'equità non si misura solo nelle politiche scritte ma nelle scelte quotidiane.
Tutti connessi
L'ottavo cambiamento riguarda la comunicazione interna. Le aziende sviluppano app proprietarie per tenere connessi tutti i dipendenti, compresi chi lavora su turni o ha contratti stagionali. L'obiettivo è costruire un senso di comunità che non dipenda dalla presenza fisica continuativa.
Cinque generazioni
Il nono trend è la collaborazione intergenerazionale. Nei luoghi di lavoro di oggi convivono fino a cinque generazioni diverse, dalla Gen Z ai Baby boomers. Le aziende più avanzate attivano programmi di mentoring reciproco, reverse coaching e percorsi formativi misti. Secondo i dati di Great Place to Work, chi punta sull'integrazione generazionale ottiene più engagement e più innovazione.
La reputazione
Il decimo e ultimo trend è l'employer branding fondato sulla cultura aziendale reale. Le certificazioni di qualità del lavoro — come quella di Great Place to Work — non sono solo riconoscimenti simbolici: generano visibilità, attraggono talenti e rafforzano la reputazione sul mercato. Il punto di partenza, però, è sempre l'interno: non si può comunicare un'identità che non esiste davvero.
Nel 2026 alle aziende non basterà più offrire qualche benefit formale", dichiara Gaia Morselli, Head of Consulting Services di Great Place to Work Italia. "Solo chi saprà costruire un ecosistema di ascolto, fiducia e valorizzazione della persona sarà in grado di attrarre e trattenere i migliori talent".
