l'Italia ferma al 16%

Intelligenza artificiale in azienda: solo due imprese europee su dieci la usano

L'Europa frena, l'Italia accelera. Ma c'è ancora un gap culturale: a Milano il più grande evento continentale per colmarlo

16 Feb 2026 - 16:29
 © Istockphoto

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L'intelligenza artificiale è ovunque, tranne che - forse - nel computer della scrivania dell'ufficio. Almeno, questo è quello che ci dicono i numeri rilasciati da Eurostat. Nel 2025, infatti, solo il 20% delle aziende europee con più di 10 dipendenti ha deciso di integrare concretamente l'Ia nei propri processi. Una soglia che resta relativamente bassa, specialmente se consideriamo quanto la tecnologia sia ormai matura e disponibile sul mercato. Tuttavia, non mancano i segnali positivi: rispetto al 2024, quando la percentuale si fermava al 13,5%, abbiamo assistito a un significativo aumento di 6,5 punti percentuali.

Il divario tra Nord e Sud

 Guardando i numeri più da vicino, emerge una chiara disparità tra gli Stati membri, che rende l'adozione dell'IA tutt'altro che uniforme. In cima alla classifica troviamo i paesi scandinavi, con la Danimarca al 42%, seguita a ruota da Finlandia (37,8%) e Svezia (35%). Di tutt'altro tenore sono i numeri che arrivano dall'Europa orientale: la Romania si ferma appena al 5,2%, mentre Polonia e Bulgaria restano sotto la soglia del 9%. Nonostante una crescita robusta a livello generale, la penetrazione dell'intelligenza artificiale nei processi strategici di business resta insomma modesta.

L'Italia corre, ma le Pmi frenano

 E il Belpaese? L'Italia si colloca in una posizione mediana, in linea con i trend di crescita continentali, ma con ampi margini di miglioramento. Il 2025 ha segnato una svolta importante: l'utilizzo dell'IA nelle nostre imprese è praticamente raddoppiato, passando dall'8,2% registrato nel 2024 a oltre il 16%. Tuttavia, questo dato nasconde una forte disparità interna. Se le grandi aziende stanno correndo, con oltre la metà che ha già adottato strumenti di intelligenza artificiale, le piccole e medie imprese (Pmi) mostrano progressi più timidi, restando sotto la media europea. Inoltre, il divario culturale si riflette anche sui cittadini: solo il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato IA generativa nel 2025, ben al di sotto della media UE del 32,7%.

Serve una nuova cultura

 Perché questo ritardo strategico? Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, la vera sfida è culturale. "Serve una cultura condivisa, che superi barriere di competenza e diffonda consapevolezza su come l’IA possa diventare un fattore abilitante per l’innovazione", spiegano. Le principali barriere identificate includono la carenza di competenze digitali, i costi percepiti come troppo elevati e le incertezze normative. Le Pmi, che costituiscono la spina dorsale dell'economia europea e italiana, restano spesso indietro proprio per mancanza di risorse e consapevolezza dei reali benefici.

Milano al centro della rivoluzione

 In questo contesto di crescita ma ancora di forte divario, l'Italia si prepara a ospitare uno degli eventi più importanti d'Europa sul tema: la AI WEEK 2026. L'appuntamento è fissato per il 19 e 20 maggio 2026 a Milano, presso la Fiera di Rho. L'evento si propone come un hub di riferimento continentale per consolidare la cultura dell'IA, ospitando oltre 700 speaker provenienti da tutto il mondo su 10 palchi tematici. Tra i relatori di spicco spiccano nomi del calibro di Mercedes Bidart (Ceo e co-fondatrice di Quipu) e Michele Catasta (President and Head of AI di Replit), pronti a discutere di adozione nei processi aziendali, etica e traiettorie future.