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Simple Minds: "Abbiamo unito passato e futuro per fare grande musica"

Il gruppo scozzese torna con "Big Music", un lavoro dove ritrova lo smalto di un tempo. Tgcom24 ha incontrato il cantante Jim Kerr

- A volte ritornano. Ma non tutti i ritorni sono uguali. Quello dei Simple Minds con l'album "Big Music" è di quelli in grande stile. Un lavoro che mescola in maniera ispirata atmosfere anni 80 e sonorità contemporanee. "Non volevamo fare un disco nostalgico - spiega il cantante Jim Kerr a Tgcom24 - ma canzoni che unissero la nostra essenza guardando allo stesso tempo al futuro".

    Per trovare il precedente lavoro discografico del gruppo di Glasgow, "Graffiti Soul", bisogna andare al 2009. Poi un tuffo nel passato con un greatest hits e un tour, il 5X5 Live, che ha rappresentato un corroborante tuffo nel passato, con la riproposizione dei primi lavori della band. Nel frattempo una serie di idee nuove è andata maturando con l'aiuto di collaboratori vecchi (i produttori Steve Osbourne, Andy Wright e Steve Hillage) e nuovi (Iain Cook dei Chvrches). "Durante gli ultimi cinque anni abbiamo lavorato molto su alcune idee - spiega Kerr - rielaborandole e riscrivendole di continuo".

    Quando avete capito di aver imboccato la strada giusta?

    In realtà non si può mai sapere, bisogna affidarsi all'istinto. Noi abbiamo la fortuna di lavorare con tre o quattro persone che formano un team tanto efficace quanto esigente. È difficile che tutti siano contenti di una certa cosa. E allora, forse, quando tutti dicono "ok" vuol dire che siamo sulla strada giusta.

    Possiamo dire che questo album è figlio del tour 5X5?

    Quello è stato un progetto molto bello. Non si può tornare indietro nel tempo, ciò che è stato è stato e oggi è tutto diverso, il mondo, la tecnologia, noi stessi. Ma immergerci in quelle canzoni è stato come un'illuminazione. Ci siamo resi conto che molti di quei pezzi hanno un suono contemporaneo. Quindi, posto che non si può tornare al passato, abbiamo cercato di cogliere un po' di quell'essenza e quell'attitudine e questo ci ha ispirato. Non volevamo un disco nostalgico ma un disco che unisse il meglio di allora con quello che siamo oggi.

    Una doppia anima rappresentata dai produttori dei vostri primi lavori e da co-autori giovani come Iain Cook...
    Dei produttori abbiamo bisogno per più motivi. Intanto per far prendere a loro certe responsabilità, e poi per la loro esperienza. Ma poi i giovani sono vitali. Come in una squadra di calcio dove in un collettivo di esperienza inserisci qualche elemento dal settore giovanile. Hanno energia, sono spontanei e non hanno nulla da perdere. Portano una sana ventata di entusiasmo e tutta la squadra rende meglio.

    Cook e i Cvurches sono di Glasgow come voi. Com'è la scena musicale della vostra città?
    Glasgow è una specie di fiume infinito di musica. E questo è strano se penso che quando abbiamo iniziato noi era quasi un deserto. Ma negli ultimi trent'anni sono emerse tantissime realtà nonostante non esista un vero sound di Glasgow. Ognuno ha la propria personalità con differenze anche enormi. Ma è una città molto energica, che prova a reinventarsi di continuo. Edimburgo è una città splendida ma Glasgow è rock and roll.

    La rivista NME vi ha inserito nella lista delle 100 band più influenti della storia. C'è qualcosa che ha reso i Simple Minds diversi dalle altre band?
    Non spetta a me dirlo, semmai dovrebbe farlo chi si è ispirato a noi. Mi piace pensare che noi siamo stati una delle band della nostra generazione con uno stile e un profilo. Ma sembra che negli ultimi dieci anni molti gruppi abbiano preso ispirazione da noi. Se qualcuno prende in mano una chitarra o inizia a suonare una tastiera spinto dalla nostra musica mi fa solo piacere. Noi siamo tuttora ispirati dai Doors, da Peter Gabriel, David Bowie o Lou Reed, ascoltiamo i loro dischi e per noi sono uno stimolo. Se la nostra musica è lo stesso per dei giovani artisti lo considero il più grande dei complimenti.

    Siete cresciuti e diventati famosi nell'età dell'oro del pop. Cosa pensi di questo periodo di crisi della discografia?
    Sicuramente l'industria è cambiata e questo è innegabile. Qualcuno dice che per i giovani è più difficile ma Ed Sheeran riempie il Madison Square Garden suonando solo con una chitarra acustica e Adele vende milioni di dischi. Credo purtroppo che per le band sia più difficile. Ai nostri tempi si cresceva girando club e localini, tutti stipati in un bus e dividendo le spese. Credo che quella cultura sia svanita, i gruppi che emergono sono sempre meno. Non è un caso che io prima abbia citato due grandi solisti.

    E per un gruppo come voi? È stato difficile adattarsi al mutamento delle condizioni?
    Per noi è strano. Perché è vero che tutto è cambiato ma alla fine in quello che facciamo non è cambiato nulla. Abbiamo sempre fatto le stesse cose: cercato una melodia, un'atmosfera, le registriamo e poi le portiamo al pubblico. Perché dal 1979 a oggi l'essenza dei Simple Minds è sempre stata nello show dal vivo.

    Sei sempre innamorato della Sicilia?

    Certo, assolutamente! Ma non solo della Sicilia, di tutta l'Italia (e da qui inizia a parlare in italiano - ndr). La prima volta che sono venuto in Italia avevo 13 anni e ho scoperto che nel mondo esisteva il colore. Io sono cresciuto a Glasgow che è in bianco e nero.

    Beh anche in certe zone d'Italia spesso è bianco e nero...
    È vero, Torino o Milano. Ma la prima volta per me è stata a Rimini, in luglio. Per i ragazzi... Minchia!

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