L'intervista

Referendum, Meloni: "Giuste le parole di Mattarella sul Csm fuori dalle diatribe politiche"

"Vedo un tentativo di trascinare questa campagna referendaria in una sorta di lotta nel fango"

19 Feb 2026 - 22:46
 © Ansa

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"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima, nel tradizionale incontro nell'anniversario dei Patti lateranensi: ho trovato le parole del presidente giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui il presidente della Repubblica dice: è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un'intervista a SkyTg24.

"Tentativo di trascinare il referendum in una lotta nel fango"

 Parlando del referendum, il premier ha spiegato: "Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso". E ha aggiunto: "Non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche".

Quella della giustizia, ha proseguito, "non è una riforma di destra o di sinistra", è "una semplice riforma di buon senso che consente di avere una giustizia più giusta, che consente di liberare il merito dei magistrati anche dal gioco delle correnti, e che stabilisce un principio secondo me banale ma molto importante, cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare, verrà giudicato da un organismo terzo". "Queste sono le cose che fa la riforma - ha detto - e io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non, diciamo, cercare di trasformarla in una polarizzazione, in un referendum sul governo. Questo interessa chi non può stare nel merito, non interessa a noi, perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano semplicemente fare del bene all'Italia".

"Al referendum non si vota su di me"

 "Votiamo le elezioni politiche tra un anno" mentre "il 22 e il 23 di marzo non si vota sul governo, si vota sulla giustizia. E qualsiasi sia la decisione che gli italiani prenderanno, inciderà sulle loro vite, e inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, molto oltre la durata di molti governi", ha ribadito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello per cui state votando e non ad altro. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente".

"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'. Ho chiarito 100 volte questo punto, che infatti interessa ad altri. Perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare di portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, perché non posso dire che in fin dei conti davvero la riforma non è una buona riforma, e quindi devo dire andate a votare per mandare a casa la Meloni".

Ma se "gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno" ci sarà "un'enorme occasione di mandarci a casa. Guardi che io, a differenza di altri, non è che sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno" ma "dopo tutto il lavoro, sul complesso del lavoro che abbiamo fatto. La riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto".

"La vera campagna di questo referendum deve ancora cominciare"

 "Se ho imparato a capire qualcosa di politica, questi sondaggi a sei settimane dal voto, quando noi sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei cittadini decide negli ultimi giorni, nelle ultime settimane, se andare a votare, se non andare a votare, cosa andare a votare, lasciano un po' il tempo che trovano. Penso che la campagna, la vera campagna di questo referendum, debba ancora cominciare. Noi siamo oggi più o meno a un mese dalla data del voto. Faremo quello che possiamo, ma credo che questo lo debbano fare tutti, per fare in modo che ci sia più gente possibile che va a votare e che vota consapevolmente", ha detto il premier Meloni, rispondendo a una domanda sull'affluenza al voto. "E' ovvio - aggiunge - che io credo nella democrazia, quindi più gente partecipa alle elezioni e più penso di aver fatto bene il mio lavoro. Ma credo che valga lo stesso per tutti i partiti politici".

Schlein: "Spero che Meloni accolga l'appello di Mattarella"

 Dopo "poche ore" dall'appello "molto significativo" del Capo dello Stato "abbiamo visto un altro video della premier in cui attaccava i giudici. Spero che l'appello sia ascoltato da qui in avanti, è un appello da accogliere", ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, intervistata a Dritto e Rovescio su Rete4. "Ho detto fin dall'inizio che non avremmo politicizzato, non è un referendum contro il governo o contro la magistratura. Speravo che tutti ascoltassero le parole" di Mattarella. "Quando si mina la fiducia verso un'istituzione, poi i cittadini perdono la fiducia verso tutte le istituzioni. Quello di Mattarella è un richiamo che va ascoltato con grande attenzione, per quello va ringraziato".

Il Board of Peace per Gaza

 Alla riunione del Board of Peace per Gaza "a Washington c'erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l'Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l'Italia esserci. Ma il lavoro è ancora lungo", ha detto Meloni.

"È sicuramente un lavoro molto lungo. Io ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l'Italia oggi come Paese osservatore" nella riunione e "mi riferiva che è stata molto concreta, che non era affermazione di principi, ma era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace". "Chiaramente noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso", ha aggiunto Meloni.

Sul tema di Gaza, "l'Italia sta offrendo la propria disponibilità su diversi fronti. Lo abbiamo già detto in passato: uno di questi sul quale sicuramente noi facciamo la differenza è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi. Ci è stato chiesto anche in questi mesi, con i nostri carabinieri, un lavoro che noi già facciamo. Sul training delle forze di polizia e di sicurezza l'Italia può fare la differenza, lo fa già in parte, e quindi su questo c'è assolutamente da parte mia e da parte nostra una disponibilità che tra l'altro è condivisa una volta tanto, mi pare, trasversalmente in Parlamento. Stiamo continuando il nostro aiuto, il nostro sostegno con gli aiuti umanitari, e poi si vedranno quali sono le altre forme di partecipazione richieste". 

"Da Mosca pretese irragionevoli, serve una pace giusta"

 "Vedo importanti passi in avanti nei documenti che sicuramente noi stiamo trattando. C'è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico", ha detto il premier. "C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte".

"Salvo che - ha rimarcato Meloni - siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia importante, come ho detto molte volte, che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".

"Non mi aspettavo la dichiarazione di Macron"

 "Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico", ha spiegato Meloni, riferendosi alle parole del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron sul suo commento sulla morte di Quentin Deranque a Lione.

"Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza", ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni dell'allora Laurence Boone quando lei divenne premier. "Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".

"Non vogliamo tornare ai tempi delle Br"

 "Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l'ho vissuta come un'ingerenza".

"Italia pronta a ospitare ancora i negoziati con l'Iran"

 "Da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, perché sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione già abbastanza fragile. Dopodiché, bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo. Ma l'Italia già in passato ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato presso l'Ambasciata omanita due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di passare messaggi in questo senso".

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