Domande e risposte

Referendum sulla Giustizia, tutto quello che c'è da sapere

Una guida per votare in modo informato il 22 e 23 marzo

13 Feb 2026 - 12:36
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Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli italiani saranno chiamati al voto per esprimersi sul referendum costituzionale sulla Giustizia, che viene spesso definito come referendum "per la separazione delle carriere". I circa 5 milioni di cittadini italiani fuori sede dovranno rientrare nel loro comune di residenza per poter votare.

Cosa si vota?
La riforma si incentra sulla separazione delle carriere nella magistratura tra giudici e pubblici ministeri, l'istituzione di due distinti Csm, la creazione di un'Alta Corte disciplinare e l'introduzione di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno.

Serve il raggiungimento del quorum per la sua approvazione?
Come previsto dall'articolo 138 della Costituzione, il referendum di revisione costituzionale non prevede - a differenza di quello abrogativo - l'obbligo di raggiungimento del quorum. Non è quindi necessario che il 50% + 1 degli aventi diritto al voto si presenti alle urne: a determinare l'esito della tornata referendaria sarà la maggioranza relativa dei voti validi.

Referendum Giustizia, è testa a testa nei sondaggi

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Quali articoli della Costituzione si propone di modificare?

La legge costituzionale 253/2025, proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, modificherebbe gli articoli 87 (poteri del presidente della Repubblica in qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura), 102 (funzione giurisdizionale), 104 (autogoverno della magistratura), 105 (compiti del Csm), 106 (nomina di Consiglieri della Corte di cassazione), 107 (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente), 110 (funzione di organizzazione del servizio Giustizia da parte del ministero della Giustizia).

Qual è il quesito referendario? 
Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?

Cosa cambierebbe con la separazione delle carriere?
Giudici e Pubblici Ministeri (pm) sono entrambi magistrati appartenenti allo stesso ordine autonomo, ma svolgono funzioni distinte: i giudici (magistrati giudicanti) decidono le controversie in modo imparziale, mentre i pm (magistrati requirenti) dirigono le indagini e rappresentano l'accusa. Ad oggi, c’è un unico canale per accedere alla carriera di magistrato: dopo aver superato un concorso pubblico, i vincitori devono poi svolgere un tirocinio di 18 mesi, al termine del quale il Csm esprime il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie. I magistrati possono chiedere di passare dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa, ma solo una volta nel corso della carriera. Con l'approvazione del referendum costituzionale, chi vorrà iniziare la carriera in magistratura dovrà scegliere sin da subito se intraprendere la carriera di giudice o di pm. Ci sarebbero, quindi, due concorsi e due percorsi di formazione separati. 

Cosa cambierebbe con l'istituzione di due Csm?
Le competenze dell’unico organo di autogoverno di giudici e pm, il Consiglio superiore della magistratura, sarebbero ripartite in tre nuovi organi: dall’attuale unico Csm si passerebbe ad averne due (oltre che un’Alta Corte disciplinare). Si creerebbero, così, un Consiglio superiore della magistratura giudicante e uno della magistratura requirente, presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica. Spetterebbero ai due organi di autogoverno tutte le decisioni in tema di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati. Verrebbe esclusa, invece, l'attuale competenza del Csm in tema di provvedimenti disciplinari.

Giustizia, cosa prevede la riforma costituzionale

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Cosa cambierebbe con il sorteggio del Csm?
Attualmente il Consiglio superiore di magistratura, l'organo di autogoverno di giudici e pubblici ministeri, è composto da tre membri di diritto - il presidente della Repubblica, che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione - mentre gli altri vengono eletti. La maggior parte viene eletta dai colleghi mentre gli altri dal Parlamento, che li sceglie tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. La riforma elimina questo meccanismo per la componente interna alla magistratura, sostituendo la competizione elettorale con l’estrazione a sorte. In particolare, i membri "togati" verrebbero estratti tra tutti i magistrati in possesso dei requisiti di legge per ricoprire l'incarico mentre, per i membri "laici", il Parlamento proporrebbe una lista di nomi tra i quali sorteggiare chi entrerà a far parte dei due Csm.

Che cosa cambierebbe con l'introduzione dell'Alta Corte disciplinare?

Attualmente, la decisione di sanzionare i magistrati quando commettono errori professionali o violano i loro doveri di correttezza spetta a una specifica sezione interna al Csm e le decisioni prese in questa sede possono essere impugnate davanti alle Sezioni unite della Corte di Cassazione. Con la vittoria del sì al referendum, questo compito verrebbe affidato a un nuovo organo, l'Alta Corte disciplinare, completamente autonomo. Con la riforma verrebbe anche eliminata la possibilità di ricorrere in Cassazione contro le sentenze disciplinari: è previsto, al suo posto, un doppio grado di giudizio interno.

I pm potrebbero diventare giudici di Cassazione?

Perché un magistrato che ha scelto la carriera di pubblico ministero possa diventare giudice di Cassazione, diventerebbe necessaria la nomina da parte del Csm giudicante, a cui i pm non appartengono. Sarebbe infatti il Csm giudicante a nominare come consiglieri di Cassazione i magistrati appartenenti alla magistratura requirente (pm) con almeno 15 anni di esercizio delle funzioni, ma solo se vantano meriti insigni. Questo comporterebbe che i pm non potranno più arrivare all’organo supremo di legittimità giurisdizionale, ovvero alla Cassazione, per carriera, ma soltanto se nominati dal Csm giudicante per meriti insigni.

Le ragioni del "Sì"

I sostenitori del referendum sulla Giustizia ritengono che la riforma renderebbe il giudice più indipendente dall’accusa, rafforzando la fiducia dei cittadini nella giustizia e completando il modello del processo accusatorio. Lato politico, la riforma ha lo scopo di ridurre il peso delle correnti nel Csm e di rendere più credibile la giustizia disciplinare, nonché di migliorare la qualità del lavoro. Percorsi distinti, infatti, permetterebbero di avere magistrati più specializzati e uffici giudiziari più stabili ed efficienti. Se vincesse il sì la riforma entrerà in vigore soltanto dopo che il Parlamento avrà approvato le leggi di attuazione per definire il reale funzionamento delle modifiche previste.

Le ragioni del "No"

Per i contrari, la riforma è invece sproporzionata e inutile rispetto ai problemi reali della giustizia. Il rischio, dicono i detrattori, è quello di indebolire l’autonomia della magistratura e di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, senza intervenire su problemi più urgenti quale sarebbe, ad esempio, la riduzione dei tempi dei processi. I sostenitori del "No" ritengono, inoltre, che la riforma aprirebbe la strada a una maggiore influenza politica sui pm. Anche l’istituzione di due Csm è sotto accusa, così come l’introduzione del sorteggio, considerati un pericolo per l’autogoverno e per l’unità culturale della giurisdizione. Chi si oppone alla separazione delle carriere si appoggia a un dato: il passaggio di funzioni è una possibilità poco sfruttata dai magistrati, rendendo quindi inutile imporre il divieto di cambiare carriera. Nel 2024, per esempio, soltanto lo 0,48% dell’organico ha optato per il cambiamento. In caso di vittoria del no la riforma non entra in vigore e restano valide le norme e l'ordinamento giudiziario attuali.

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