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Rio 2016, le medaglie più simboliche: dalle prime volte alle storie più belle

Le prime volte di Kosovo e Portorico, le vittorie di chi è cresciuto nelle favelas e di chi è uscito dal tunnel della droga

Rio 2016, le medaglie più simboliche: dalle prime volte alle storie più belle<br />

Mentre stiamo già facendo il conto alla rovescia per Tokyo 2020 (a proposito: al 25 luglio 2020 mancano 1433 giorni, 205 weekend insomma), abbiamo ancora negli occhi le imprese degli azzurri, i gesti atletici più belli, le medaglie di Bolt e Phelps, il record del mondo di Wayde Van Niekerk, la devastante Ledecky, le meravigliose gesta della Biles. Per raccontare tutte le meraviglie sportive, tutte le lacrime di gioia e di dolore di questi Giochi, servirebbe un libro intero. La pioggia calata su Rio nella notte ha messo la parola fine sui Giochi, ma abbiamo voluto selezionare 10 medaglie storiche, simboliche e significative. Dieci medaglie il cui peso è andato al di là dell'aspetto sportivo.

KIMIA, LA PRIMA MEDAGLIA DI UNA DONNA IRANIANAKimia Alizadeh Zenoorin è entrata nella storia dei Giochi: conquistando il bronzo nel taekwondo, categoria 57kg, la diciottenne è diventata la prima donna iraniana a vincere una medaglia ai giochi olimpici. "Sono molto felice per le ragazze iraniane". Ha combattuto e ricevuto la medaglia sul podio col capo coperto. La sua storia è particolarmente significativa: per tutti i giochi olimpici ci sono state diverse manifestazioni sugli spalti, con i tifosi iraniani che hanno esposto striscioni contro il governo del proprio paese, che non permette alle donne di assistere agli eventi sportivi.

PUIG E L'ORO CHE HA FERMATO GLI OMICIDIIl Portorico sta attraversando un periodo delicato, fatto di scontri, omicidi, rivolte. C'è un giorno nel quale la polizia non ha registrato omicidi: è quello nel quale Monica Puig, 23 anni ancora da compiere, ha battuto Angelique Kerber nella finale del torneo femminile di tennis. Un oro storico, il primo per Portorico, che ha incollato ai teleschermi un intero paese. "Sono così felice di aver portato questo dono al mio paese perché, sapete, non è un bel periodo per noi".

SANTIAGO LANGE: DAL TUMORE ALL'ORO A 55 ANNISantiago Lange ha 55 anni ed è sopravvissuto ad un cancro ai polmoni. Una bella storia, già così. Se ci aggiungiamo che ha partecipato a questi Giochi Olimpici, la storia acquisisce ancor più significato. Ma non è finita: Santiago Lange a Rio è diventato campione olimpico. Ha infatti vinto l'oro nella vela, nella classe mista Nacra 17. Le lacrime, al termine dell'ultima regata con la connazionale Carranza Saroli, si sono mischiate alle acque brasiliane nelle quali si è gettato per raccogliere l'abbraccio dei suoi figli, anch'essi in gara in un'altra categoria della vela.

SCHOOLING, DA SINGAPORE PER BATTERE IL MAESTRO PHELPSIl primo, storico, oro olimpico per Singapore è arrivato a Rio 2016 grazie ad un giovane e simpatico ragazzo. Joseph Schooling, 21 anni, ha sconfitto il proprio mito, Michael Phelps, consegnando allo "Squalo di Baltimora" l'unica mezza delusione di questi Giochi. Nel 2008, quando aveva 13 anni, si era fatto fotografare proprio con Phelps, suo mito di sempre. Otto anni dopo, nuotando i 100 delfino in maniera perfetta, ha conquistato una vittoria storica e leggendaria, mettendosi alle spalle non solo Phelps, ma anche Le Clos e Cseh (tutti e tre argento).

RAFAELA, DALLE FAVELAS ALL'ORO: DEDICATO ALLA COMPAGNAÈ stato il primo oro verdeoro di questa Olimpiade: una medaglia col sapore della favola. La judoka Rafaela Silva, categoria 57 kg, ha vinto, pianto, ed emozionato un intero popolo. Per le sue gesta, ovvio. Ma anche per la sua storia: è cresciuta nella Cidade de Deus, una delle favela di Rio. Il judo l'ha salvata dalla strada, nel 2012 a Londra fu squalificata per un colpo scorretto. Infine l'oro, in casa, festeggiato con la compagna Thamara Cezar.

FIJI E L'ORO NEL RUGBY: GIORNO DI FESTA NAZIONALE22 agosto, sulle isole Fiji, festa nazionale. Un popolo di quasi un milione di persone che lo scorso 12 agosto è letteralmente impazzito di gioia per la prima medaglia olimpica della propria storia. Un oro, strameritato, nel rugby a 7, disciplina inserita alle Olimpiadi dopo che il rugby era stato bandito dai Giochi nel 1924, quando gli Stati Uniti batterono la Francia e si scatenò una maxi-rissa. Le Fiji hanno eliminato la Nuova Zelanda, poi in finale hanno asfaltato la Gran Bretagna. Storia riscritta, isole in festa, atleti accolti come eroi.

SIMONE, L'AFROAMERICANA REGINA DEL NUOTOSe Simone Biles ha incantato il mondo con i suoi volteggi nell'atletica, un'altra Simone, Simone Manuel, è entrata di diritto nella storia. Ha vinto l'oro nei 100 stile libero, poi bissato da quello nella 4x100 mista (oltre a due argenti: 4x100 sl e 50 sl), diventando la prima atleta afroamericana a vincere nel nuoto alle olimpiadi. "La medaglia d'oro non è solo per me - ha spiegato la 20enne nata in Texas -, ma è per tutte le persone e gli afroamericani che sono venuti prima di me e che mi hanno ispirata a continuare nello sport".

LA PRIMA VOLTA DI KOSOVO, TAGIKISTAN E... DEGLI ATLETI INDIPENDENTIMajlinda Kelmendi, 25 anni, originaria di Pejë, domenica 7 agosto ha battuto nella finale per l'oro l'azzurra Odette Giuffrida nel judo 52 kg. Un oro, manco a dirlo, storico. Perché Pejë è una cittadina del Kosovo occidentale e Majlinda ha regalato così la prima medaglia e il primo oro alla sua nazione. È risuonato, così, l'inno Evropa, per la prima volta, dopo una competizione olimpica. Prime volte dorate anche per il Tagikistan, con Dilshod Nazarov, 34 anni, del Tagikistan. Ma anche il primo oro per gli atleti indipendenti, con Fehaid Aldeehani (Kuwait), che ha battuto il nostro Innocenti nel double-trap.

ERVIN: ORO, DANNAZIONE E RITORNO VINCENTENel 2000, a Sydney, aveva 19 anni: Anthony Ervin salì sul gradino più alto del podio dei 50 sl ad ex aequo con il connazionale Gary Hall jr., battendo il mostro sacro Pieter Van den Hoogenband per soli 5 centesimi. A distanza di 16 anni, e quando la carta d'identità ne segna 35, Ervin si è ripetuto, in maniera clamorosa, battendo di un solo centesimo Florent Manaudou, campione in carica e favorito assoluto. Ma c'è di più che un semplice ritorno all'oro. Ervin, in questi 16 anni, ha avuto una vita tutt'altro che da atleta. Per dieci anni sparisce, si dedica al rock, ai tatuaggi, all'alcol e alla droga. Nel 2010 si rimette in sesto, dopo aver sfiorato anche il suicidio. Ritorna alle gare, partecipa a Londra 2012. E in questi Giochi è tornato il re della velocità.

LE PROPOSTE DI MATRIMONIO Argento al collo e... anello al dito. Al Maria Lenk, l'impianto dei tuffi, He Zi, tuffatrice cinese, ha vissuto una serata indimenticabile quando dopo aver vinto l'argento ha visto arrivare, ai piedi del podio, il proprio fidanzato, il tuffatore Qin Kai. Il quale si è inginocchiato, le ha porto un anello e le ha chiesto: "Vuoi sposarmi?". Lacrime, emozione, il sì, l'abbraccio. Scena epica. Ma anche nel rugby a 7 femminile si era vista una scena analoga: la responsabile dei volontari ha chiesto alla giocatrice del Brasile Cerullo di sposarla, con tanto di bacio in barba ai pregiudizi.

FRATELLI AL TRAGUARDO: L'ABBRACCIO DEI BROWNLEEPodio in famiglia nel triathlon: i due fratelli inglesi Alistair e Jonathan Brownlee hanno vinto rispettivamente oro e argento a Rio 2016 sul traguardo di Copacabana. Visto l'ampio vantaggio, Alistair si è fermato qualche metro prima della fine, sventolando la bandiera britannica e aspettando per alcuni istanti il fratello, prima di tagliare il nastro di vincitore e poi abbracciarsi con Jonathan. I due erano stati oro e bronzo a Londra 2012.

OR SASSON: DALLA STRETTA DI MANO NEGATA AL BRONZOL'israeliano Or Sasson, 26 anni, era balzato alle cronache perché al termine del proprio incontro di judo aveva porto la mano all'avversario sconfitto, l'egiziano Islam El Shehaby si era rifiutato di stringerla. Un gesto eclatante da parte dell'egiziano, dettata da motivi politici riguardanti la questione mediorientale. Gli ufficiali olimpici hanno escluso El Shehaby dai Giochi, mentre Sasson ha proseguito la propria marcia, mettendosi al collo un bronzo storico.

LE MANETTE DI LILESA PER L'ETIOPIAIl pugno nero di Tommie Smith a Città del Messico 1968. E ora le braccia incrociate, stile manette, alla Mourinho. Feysa Lilesa, etiope medaglia d'argento nella maratona, non potrà tornare in patria: quel gesto mostrato a tutto il mondo sul traguardo del Sambodromo gli costerà caro. "Se torno in patria mi uccidono. O mi mettono in galera". Perché le manette di Lilesa, ripetute e reiterate, avevano un forte, fortissimo, valore simbolico. Era uno gesto di protesta nei confronti del governo dell'Etiopia, colpevole di bersagliare la popolazione Omoro, un gruppo etnico che vive al confine con il Kenya: "Ci ammazzano, ci mettono in prigione. Le persone spariscono: molti membri della mia famiglia non ci sono più, compreso mio padre", ha spiegato Lilesa.

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