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Allarme inquinamento da Gela allʼIlva: 12mila morti in otto anni

LʼIstituto superiore di sanità ha preso in esame 45 siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche

Allarme inquinamento da Gela all'Ilva: 12mila morti in otto anni

E' sempre più allarmante la situazione di chi, da Gela all'Ilva di Taranto, vive in siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche: in otto anni sono quasi 12mila (11.992) le vittime per inquinamento, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie cardiocircolatorie. Lo riferisce l'Istituto superiore di sanità, precisando che il rischio di morte per chi abita in queste aree è maggiore del 4-5% rispetto alla "norma".

"Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri curato dall'Iss.

In 360 pagine, il rapporto esplora caratteristiche e problematiche di 45 siti italiani: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla città di Casale Monferrato "imbiancata" dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente sei milioni di persone, residenti in 319 Comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013.

Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", osserva Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss.

"Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione di istituzioni, amministratori locali e società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute".

Dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto superiore di Sanità, emerge inoltre che vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate non a rischio è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Il dato riguarda solo quelli dove è attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed è stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.

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