New York blinda gli affitti: Mamdani congela i canoni di un milione di cittadini e vara un piano casa da 28 miliardi
Dopo i supermercati comunali a prezzi calmierati, il sindaco socialista democratico della Grande Mela blocca per due anni i canoni degli appartamenti a canone regolamentato. E prepara un piano casa da 28 miliardi di dollari
di Giuliana Grimaldi© Afp
Sei mesi. Tanto è bastato a Zohran Mamdani per passare dalle parole ai fatti e trasformare New York nel primo laboratorio di redistribuzione della ricchezza, in un momento in cui il caro-vita prosciuga gli stipendi e annichilisce soprattutto i più giovani. Il sindaco socialista democratico della Grande Mela, appena 34enne, nato in Uganda da genitori indiani e primo sindaco musulmano della storia della città, ha appena incassato un'altra vittoria politica concreta: il Rent Guidelines Board, il consiglio cittadino sugli affitti, ha approvato con sette voti a favore e uno contrario il blocco biennale dei canoni di locazione per circa un milione di appartamenti a canone calmierato. Un provvedimento che entrerà in vigore dal prossimo ottobre e coprirà sia i contratti annuali che biennali.
Esattamente come aveva promesso in campagna elettorale tuffandosi in pieno inverno a Coney Island, in uno dei video più virali della sua corsa a City Hall. In quell'occasione aveva detto: "I'm freezing... Your rent as the next mayor of New York City" ("Sto congelando... Il vostro affitto come prossimo sindaco di New York").
Il blocco degli affitti
"Questa è una vittoria storica per gli inquilini di New York. Continuerò a lavorare per una città più alla portata di tutti attraverso la costruzione e il mantenimento di alloggi a prezzi accessibili, oltre che a mantenere bassi i costi assicurativi", il primo commento di Mamdani. Il blocco interessa esclusivamente gli appartamenti cosiddetti rent-stabilized, cioè quelli soggetti al regime di canone regolamentato, che a New York rappresentano una fetta enorme del mercato residenziale.
La misura non tocca il mercato libero, ma protegge la fascia più vulnerabile della popolazione, quella che già vive in appartamenti con canoni calmierati, dal rischio di aumenti durante un periodo in cui il costo della vita continua a crescere. Il settore immobiliare ha già fatto sapere di opporsi con fermezza, avvertendo che il blocco metterà a rischio la manutenzione degli edifici.
Il precedente: i supermercati comunali a prezzi calmierati
Il blocco degli affitti si inserisce in una strategia che Mamdani ha cominciato a dispiegare fin dai primi giorni del suo mandato, e già dalla sua campagna elettorale. La cui mossa più d'impatto è stata finora l'apertura di supermercati comunali. Cinque punti vendita a pieno regime, tutti di proprietà del Comune e distribuiti uno per ciascuno dei cinque borough di New York, con prezzi calmierati e senza obiettivo di profitto. Il primo aprirà i battenti nel Bronx, nel complesso residenziale Peninsula di Hunts Point, entro il 2027. Il secondo è già in lavorazione a East Harlem, all'interno del mercato storico di La Marqueta. Per un costo complessivo per i cinque negozi stimato in 60-70 milioni di dollari. Il Comune rinuncerà ad affitti e tasse per permettere prezzi accessibili.
La Mamdani Economy fondata sulla lotta al caro vita
Il blocco degli affitti e i supermercati comunali non sono misure isolate. Sono la punta di un iceberg ideologico che Mamdani ha costruito durante tutta la campagna elettorale, vincendo le primarie democratiche contro avversari più noti e più finanziati — a cominciare dall'ex governatore Andrew Cuomo — e poi battendo agevolmente il candidato repubblicano con 13 punti di vantaggio. Il filo rosso è uno solo: New York è diventata invivibile per i suoi abitanti, e il governo deve intervenire direttamente, non solo fare da arbitro. Nei suoi primi sei mesi a City Hall, Mamdani ha eliminato un deficit di bilancio da 12 miliardi di dollari, avviato un programma pilota per l'assistenza universale gratuita all'infanzia, investito 122 milioni di dollari per assumere mille nuovi insegnanti, stanziato 250 milioni per restaurare appartamenti di edilizia popolare pericolanti. Ha lanciato il programma di autobus gratuiti per i residenti, ha riparato 100mila buche stradali in 100 giorni. Ha vietato le commissioni alberghiere nascoste e i blocchi non dichiarati sulle carte di credito.
La tassa sulle seconde case di lusso
Tra le misure più discusse che Mamdani ha messo in cantiere c'è pure c'è la cosiddetta "pied-à-terre tax": un contributo annuale sugli immobili del valore superiore ai 5 milioni di dollari che non vengono utilizzati come residenza principale. Si tratta di appartamenti acquistati come investimento da proprietari che risiedono altrove e che li usano in modo sporadico, lasciandoli vuoti per gran parte dell'anno. Secondo le stime dell'amministrazione, la misura potrebbe riguardare circa 13mila unità nei cinque distretti e generare almeno 500 milioni di dollari l'anno, da destinare a servizi pubblici e politiche sociali.
Secondo una logica molto semplice: se questi immobili traggono valore dall'ecosistema urbano (trasporti, servizi, attrattività globale di New York) devono contribuire a finanziarlo. La misura è diventata anche un punto di incontro con la governatrice dello Stato Kathy Hochul, inizialmente più prudente sulle ipotesi di inasprimento fiscale dal momento che la pied-à-terre tax andrebbe a toccare patrimoni immobiliari di cittadini non residenti, meno mobili rispetto a redditi e imprese, e quindi politicamente meno impattante.
Il piano casa da 28 miliardi
La partita più grande che Mamdani ha deciso di giocare è quella del piano abitativo "Block by Block, a Housing Policy for a New Era": 28 miliardi di dollari in dieci anni per costruire 200mila nuovi alloggi a prezzi accessibili e preservarne altri 200mila già esistenti. Il piano prevede 22 miliardi in nuovi investimenti per la costruzione, 5,6 miliardi per potenziare la New York City Housing Authority, cioè l'ente che gestisce l'edilizia pubblica, e un salario minimo di 40 dollari l'ora per i lavoratori edili impiegati nei progetti finanziati dal Comune.
Mamdani vuole anche rafforzare i controlli sullo stato degli edifici, intervenire nel mercato assicurativo con un ente pubblico di riferimento e semplificare le regole sulle abitazioni prefabbricate. Il piano è anche una risposta a chi, nel Partito Democratico, vede una contraddizione irrisolvibile tra sindacalizzazione del lavoro edile e massimizzazione dei volumi costruiti. Per Mamdani invece, la contraddizione non esiste: si può costruire di più, preservare di più e pagare meglio i lavoratori, tutto insieme.
Per finanziare parte del piano, il sindaco si è già seduto al tavolo con Trump: a febbraio ha visitato la Casa Bianca per chiedere 21 miliardi di dollari federali per il progetto Sunnyside Yard nel Queens, dove potrebbero sorgere 12mila abitazioni accessibili. Ha portato in dono a Trump una riproduzione della famosa prima pagina del "New York Daily News" del 1975 con il titolo "Ford to City: Drop Dead", sostituito con "Trump to City: Let's Build". Le trattative sono ancora in corso.
Le ombre della politica economica anti-ricchi
I giudizi sulla politica economica di Mamdani non sono per il momento unanimi: il "New York Times" ha segnalato che, a cinque mesi dall'insediamento, la poltrona di presidente della Economic Development Corporation, l'ente che attrae investimenti privati e stimola la crescita economica nei cinque borough, è ancora vuota. City Hall sta valutando almeno dieci candidati senza riuscire a convergere su uno, il che riflette una tensione interna all'amministrazione su come orientare quell'organismo. Per i critici è la dimostrazione che la Mamdani Economy, tutta concentrata sulla redistribuzione e sul controllo dei prezzi, trascura la produzione di nuova ricchezza. Per i sostenitori, è semplicemente l'ordine delle priorità di un sindaco che ha scelto di mettere prima le persone e poi i mercati.
