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La certezza del diritto di sbarazzarsi di Verdetto Finale

TELEBESTIARIO di Francesco Specchia

- A questo punto, come defibrillatore degli ascolti, era meglio una seduta spiritica per evocare la buonanima del giudice Sante Licheri; e dare al tutto almeno una scintilla d’ascolti. Due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che Veronica Maya viene cancellata dalla conduzione di Verdetto finale (Raiuno, da lunedì a venerdì ore 14.10). La cattiva è che non viene cancellato dal palinsesto Verdetto finale. Programma che, in una sorta di accanimento terapeutico, viene affidato a Tiberio Timperi, ex bello dei tg nonché personaggio d’indubbia e melanconica simpatia.

La certezza del diritto di sbarazzarsi di Verdetto Finale

L’esatto contrario della divoratrice di telecamere Veronica Russo in arte Maya, ultima sopravvissuta delle Del Noce girls. Di Maya, fisico e capelli che richiamano la diva degli anni 40 Veronica Lake, ex moglie di un tronista e frequentatrice dei tabloid, ricordo un formidabile decollette sfuggito in diretta mentre faceva il trenino, in una ghiacciatissima notte di Capodanno di qualche anno fa; Maya è showgirl priva di nozioni giuridiche ma molto gatta morta, quindi l’ideale, secondo Raiuno, per presentare il suo court show.

Da ex frequentatore della procedura civile, ho sempre ritenuto che la finzione borgesiana -da Borges- delle cause celebrate in uno studio televisivo fosse una boiata pazzesca, a meno che non si parli di Perry Mason o di Suits. Forum, con Rita Dalla Chiesa, era, perlomeno, un esperimento. E i processi a Mediaset su richiesta delle parti, evitavano il passaggio in tribunale; cioè valevano come arbitrato vero e proprio, almeno finché i casi discussi erano veri. Dopodiché, siccome è quasi impossibile arruolare autentici querelanti incazzati ogni santo giorno, gli autori sono passati ai querelanti tarocchi. Verdetto finale, che di Forum è il clone hard, con i suoi avvocati charmant e giudici che parlano come Martufello nel cabaret di Pingitore, è passato quasi direttamente alla fase tarocca.

Il collega Riccardo Bocca scrive, con compassionevole slancio culturale: “L’elemento con cui fare i conti, al di là del lodo taroccamento, è la drammaturgia di una nazione dove davvero i due elementi principi della vicenda proposta -la disperazione solitaria, e la mancanza di rispetto per le scelte altrui- hanno progressivamente occupato il proscenio pubblico». Ora, va bene il proscenio pubblico. Ma osservare in versione commentatori vips gente come Katia Ricciarelli, Alba Parietti, Antonella Boralevi, Marino Bartoletti, Barbara Alberti (perché, diomio, Barbara?) mi infondeva, il più delle volte, una tristezza infinita. Non so perché.

Però, se la Dalla Chiesa ti veniva voglia di abbracciarla teneramente, sussurrandole: “Cara Rita, lo so che sono tutte cazzate, ma come sai porgerle tu nessuno mai…»; con la Maya l’effetto era di graduale irritazione a causa della badante che chiede i danni alla figlia della sua assistita, o delle sorelle che aprono insieme un negozio di parrucchiere e una fa le corna al marito dell’altra, o del barone squattrinato che non può vendere il casale per mantenere le apparenze, o del tizio che viene ricattato dall’amante onde nascondere il figlio della colpa. In Italia, per fortuna c’è la certezza del diritto. Del diritto a liberarsi di farloccate del genere…

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