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Francesco Ventriglia, la danza italiana vola dalla Scala alla Nuova Zelanda

Il neo direttore del Royal New Zealand Ballet ha superato la selezione di 70 candidati provenienti da tutto il mondo ma un giorno tornerà in Italia e forse per dirigere la sua amatissima Scala di Milano

- E succede anche che eccellenze della danza vadano all'estero, dopo episodi caratterizzati da polemiche e burocrazie che non fanno altro che azzoppare la cultura. E' quello che è successo al 36enne Francesco Ventriglia, formatosi alla Scala di Milano, che dopo l'esperienza al Maggio Fiorentino è volato in Nuova Zelanda nel ruolo di Direttore della compagnia nazionale di balletto (Royal New Zealand Ballet). Il neo Direttore ha superato la selezione di 70 candidati provenienti da tutto il mondo. Ventriglia si è raccontato a Tgcom24.

    Cos'è successo nella tua vita dopo i "fatti" del Maggio Fiorentino?
    I tre anni passati a Firenze sono stati molto belli e ricchi di tante esperienze che mi hanno fatto crescere molto come uomo e come artista. E’ stato tutto molto faticoso ma non posso negare che quell’esperienza è stata altamente formativa e se oggi posso dirigere una Compagnia cosi’ prestigiosa lo devo anche a quanto imparato nella difficile direzione fiorentina.

    Cosa ti è rimasto di quei giorni di polemica e cosa hai imparato?
    La polemica, purtroppo, non è mai terreno fertile per una crescita. La mia infatti voleva essere una denuncia, un grido di aiuto per fare in modo che il legislatore si accorgesse che il “sistema danza Italia” è vecchio e necessita di modifiche strutturali profonde per difendere tutti i danzatori di talento che ci sono nel Paese e tutte le scuole altamente formative che continuano a formare bravi artisti costretti a popolare i corpi di ballo di tutto il mondo. Pochissimi restano in Italia e fanno grande la danza italiana sul proprio territorio. Le mie accuse erano scomode e scardinavano caste intoccabili. Si è preferito farne fuori uno, e mandare per strada tanti danzatori, piuttosto che toccare chi avrebbe creato problemi. La rivoluzione migliore che si vuole fare ultimamente è quella che lascia tutto esattamente come sta.

    Che rapporti hai con il Teatro alla Scala?
    Ho con il Teatro che mi ha formato e nel quale ho trascorsi anni meravigliosi come danzatore e coreografo, un rapporto bellissimo: con il Direttore Vaziev e con tutti i miei ex colleghi abbiamo una relazione di stima e affetto profondi. Considero La Scala come la mia casa, lì ho imparato tutto. Quello che La Nuova Zelanda ha scelto è un prodotto interamente italiano e moltissime cose le ho imparate proprio in quel Teatro.

    Come nasce la tua nuova esperienza come Direttore della compagnia nazionale di balletto della Royal New Zealand Ballet?
    Ho risposto al bando iniziale per il reclutamento pubblico indetto dal Royal New Zealand Ballet. Solo dopo ho scoperto che concorrevamo per la posizione di Direttore Artistico al posto di Ethan Stiefel in 70 candidati provenienti da tutto il mondo.

    Puoi raccontarci le emozioni, paure e la competizione delle selezioni?
    L’emozione è tantissima e ho anche il senso di responsabilità di ricoprire una carica così prestigiosa. Succedere ad Ethan Stiefel è uno stimolo incredibile per continuare sulla strada dei grandi successi da lui raccolti. La compagnia è straordinaria, 40 danzatori giovanissimi e di grande spessore artistico e tecnico. Il Royal New Zealand Ballet è una compagnia con uno standard altamente professionale e con un repertorio importante che va dai grandi titoli classici agli autori più contemporanei della scena internazionale. Ho mille idee e sogni, non vedo l’ ora di iniziare.

    Quali sono i primi progetti che hai in mente di realizzare?
    La stagione 2015, che è stata programmata da Ethan Stiefel, è molto interessante. Da Don Quisciotte a Giselle, dalla creazione, in prima mondiale assoluta, di Liam Scarlett (coreografo residente del Royal Ballety of London) del Sogno di una notte di mezz’estate, alla tournèe a Londra e in Scozia fino ad un Mix Programm con Kylian e autori neozelandesi. Mi occuperò di sovrintendere a questa stagione iniziando contemporaneamente a programmare quella del 2016. Sto già discutendo titoli e coreografi, ma sarà una sorpresa.

    Tornerai in Italia, un giorno?
    Tornare in Italia? Lo spero, sì. Non vado via sbattendo la porta. Amo questo paese ed è qui che ho imparato tutto. Quello che sogno è che anche qui si possa trovare presto un sistema che tuteli davvero la cultura, gli artisti e il pubblico.

    Quale Teatro ti piacerebbe dirigere e perché?

    Tornerò e quando sarò grande, vorrei tornare nel 'mio' Teatro, alla Scala. Lì mi piacerebbe tornare come Direttore, come un figlio che è andato a studiare lontano e torna per fare ancora più grande l’Azienda di famiglia.

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    Francesco Ventriglia