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Valeria Rossi: "Dopo le mie 'Tre parole' torno con la canzone di Peppa"

Dopo un lungo silenzio, l'interprete del celebre tormentone ritorna con un brano ispirato al celebre personaggio dei cartoni

- Se c'è una canzone degli ultimi anni che possa essere usata come sinonimo di tormentone questa è "Tre parole", che nel 2001, con il suo "sole, cuore e amore", invase le radio italiane. Ora Valeria Rossi, dopo dieci anni di pausa, torna in pista con "La canzone di Peppa", interpretata con lo pseudonimo di Mammastar. "Era il progetto giusto per ripartire - dice a Tgcom24 -. Tre parole? E' stato l'ultimo momento di serenità del nostro Paese".


    Cosa hai fatto in questi anni?
    Ho continuato a lavorare dietro le quinte. Le fasi di una persona non sempre possono coincidere con quelle professionali. Ho dato priorità alla famiglia e ho continuato a lavorare come autrice. Nel corso degli anni poi ho fatto in modo di costruire una specie di etichetta, casa di produzione. C’è stato un percorso professionale di una realtà che è andata sviluppandosi nel corso del tempo e alla fine si è un po’ creato da sé questo progetto di Mammastar. L’uso di questo pseudonimo mi ha dato modo di lavorare con maggiore libertà, senza la responsabilità di un nome e di un passato che ti impongono certe scelte.

    Cosa ti ha convinto a tornare in pista?
    Questo progetto è partito con la musica, con questa canzone che si rifà molto liberamente al personaggio dei cartoni. La scintilla? Devi prima capire che motivazioni hai nel fare le cose. In questo caso c’era il contesto. Un gruppo di lavoro, una squadra, una cosa che nel tempo ho capito avere un grande valore. Un gruppo di persone scelte con affinità e interessi simili ai miei, il lavoro viene sicuramente meglio. Ho ritenuto che questa fosse una cosa da fare.

    E’ una cosa difficile, tanto che ho aspettato che la bambina avesse quattro anni. E’ stata una trovata di marketing ma in realtà corrisponde alla realtà.

    La forma album oggi è passata, dobbiamo dimenticarci le meraviglie di una volta. Però stanno maturando altri progetti, ci stiamo lavorando sopra, al momento è ancora presto per anticiparli. Siamo molti fronti che sarebbe difficile adesso riassumere.

    Quali tipo di canali promozionali avete pensato di battere?
    Inizialmente sì, come primo impatto la Rete è un bacino enorme, dove farsi notare può essere difficile ma allo stesso tempo, con l’aggancio con il cartone può essere un interessante veicolo di conoscenza. E poi io volevo lavorare con i Raggi Fotonici. Finalmente ho potuto toccare con mano i protagonisti del mondo dei cartoni, che era una perversione alla quale lavoravo da anni. Abbiamo contatto questa band che è di culto nel mondo delle sigle.

    Tu hai vissuto uno degli ultimi periodi in cui una canzone riusciva a diventare un tormentone venduto e ascoltato ovunque. Cosa ricordi di quel periodo?
    E’ stato l’ultimo vero momento di serenità e spensieratezza di questo Paese. Quel 2001 è stato davvero un punto di svolta. Poi sono venuti l’euro, l’11 settembre, la crisi… Tre parole è stato l’addio alla spensieratezza. Tutti lo ricordano come il massimo della leggerezza e del disimpegno perché dopo nulla è stato più come prima.

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