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Referendum propositivo, M5s apre alle opposizioni | Pd: "Ora la legge è unʼaltra cosa"

La relatrice alla riforma, la pentastellata Fabiana Dadone, ha presentato sei emendamenti che riscrivono il testo

Referendum propositivo, M5s apre alle opposizioni | Pd: "Ora la legge è un'altra cosa"

Svolta sul Referendum propositivo. Il Movimento 5 stelle ha infatti accolto alcune istanze delle opposizioni e in particolare del Partito democratico, del quale cerca ora la sponda per poter approvare in tempi rapidi questa riforma costituzionale. Il tutto è avvenuto alla Camera dove la relatrice alla riforma, la pentastellata Fabiana Dadone, ha presentato sei emendamenti che riscrivono il testo. Il voto è stato rinviato a martedì 22 gennaio.

La prima apertura degli emendamenti ha riguardato il vaglio preventivo da parte della Corte costituzionale alle proposte di legge di iniziativa popolare che un Comitato promotore vuole presentare alla Camera perché lo approvi entro 18 mesi. Il testo iniziale permetteva di presentare ddl che violavano direttive europee o che riguardavano leggi regionali, mentre ora vengono esclusi quelli che contrastano con la Costituzione, il che impedisce leggi di iniziativa popolare contrarie alle direttive Ue o che riguardassero leggi regionali: l'ammissibilità sarà data dalla Corte costituzionale.

"Ora la legge è un'altra cosa", ha commentato Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd. Inoltre gli emendamenti di Dadone stabiliscono che se la Camera approva un testo diverso rispetto a quello presentato dal Comitato promotore sia l'ufficio di Cassazione a decidere se i due testi siano difformi e non lo stesso Comitato promotore. In terzo luogo, sempre nel caso in cui la Camera approvi un testo diverso e ci sia un referendum, sulla scheda viene posto in votazione il solo ddl del Comitato promotore e non anche quello approvato dalle Camere, evitando quello che Pd e Fi avevano definito "un ballottaggio tra Parlamento e piazza".

"Apprezziamo sinceramente l'apertura al dialogo di M5s", ha detto il capogruppo Dem Graziano Delrio, che ha rivendicato al suo partito il merito di aver spinto M5s a modificare le proprie posizioni, che erano state difese in Commissione e in Aula. "Un segno di maturità politica - ha detto Dadone -. Quando sei la maggioranza ti devi far carico del dialogo se vuoi cambiare la Costituzione". Da parte del Pd quindi non c'è più un giudizio "totalmente negativo", ha detto Delrio, ma il sì dipenderà dall'accoglimento di alcune altre modifiche.

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