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Migliora l’indice di solidità economica, ma il Sud presenta ancora difficoltà

Sostanzialmente le famiglie italiane si sentono finanziariamente più solide, ma al Sud il 16% delle famiglie non ha un reddito sufficiente per sostenere le spese indispensabili

Migliora l’indice di solidità economica, ma il Sud presenta ancora difficoltà

Ora che la ripresa comincia a farsi sentire anche dalle famiglie consumatrici si può dire che effettivamente sia arrivata. Eppure, dall'indice Sef - Confesercenti SWG si nota un'Italia a tre velocità dove, ancora una volta, a farla da padrone sono i divari territoriali.

E' vero che nel complesso l'indice delle famiglie italiane che si sentono economicamente più solide è migliorato, mettendo a segno il risultato migliore dal dicembre del 2013, ma è anche vero che mentre il Nord presenta un indice di 65 punti - su una media nazionale di 58 punti - al Sud il dato si presenta a 52 punti (al Centro a 58 punti).

Sostanzialmente, segnala Confesercenti, la causa di questo divario è da ricercarsi nella quota di famiglie con un reddito che, di fatto, non basta nemmeno per le spese indispensabili: il 16% al Sud, contro l'8% del Nord e il 13 del Centro.

Del resto, in generale, sebbene in miglioramento rispetto alle precedenti rilevazioni, la media nazionale di quanti giudicano insoddisfacente la situazione finanziaria risulta ancora maggiore idi quanti la ritengono soddisfacente: il 53% contro il 47% (rispettivamente 54% e 46% a luglio). Anche in questo le differenze tra le varie aree del Paese appaiono nette.

Mentre al Nord la quota di quanti giudicano la situazione finanziaria propria, o della propria famiglia, come soddisfacente è maggiore di quanti non la ritengono tale (58% contro 42%), al Centro e al Sud accade il contrario. Rispettivamente giudicano soddisfacente la situazione economica il 45% e il 36% contro il 55% ed il 64%.

Dal sondaggio realizzato da Swg per Confesercenti emerge poi un leggero ottimismo, rispetto alle precedenti rilevazione, per quanto riguarda la spesa delle famiglie per i consumi. Il 29% si aspetta infatti un crescita (contro il 27% registrato a luglio), mentre aumenta di un punto percentuale la quota di quanti pensano che la spesa rimarrà uguale ad oggi (dal 45% al 46%), mentre scendo del 3% quanti si aspettano un calo (dal 28% al 25%).

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