il cantiere della legge di Bilancio

Dpfp e Manovra 2027, tutte le misure allo studio: giovani, Irpef, pensioni, bonus casa, energia e difesa

Start tax per gli under 35, più risorse per energia e difesa, rivalutazione delle pensioni e taglio dell’Irpef. Le ipotesi sul tavolo sono ancora tutte da definire di qui al 31 dicembre

03 Ott 2026 - 09:24
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Il Documento programmatico di finanza pubblica, il cosiddetto Dpfp che fino a poco tempo fa era indicato come Nadef, apre ufficialmente il percorso verso la Manovra 2027, ma i principali dossier restano ancora tutti da definire di qui al 31 dicembre. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invitato alla prudenza: il quadro internazionale è incerto e non tutte le misure discusse negli ultimi mesi troveranno necessariamente spazio nella legge di Bilancio.

Sul tavolo ci sono almeno cinque capitoli principali, giovani, energia, difesa, pensioni e tasse, sui quali il governo dovrà trovare coperture e mediazioni. Come ricostruisce il "Corriere della Sera", le ipotesi sono numerose ma molte dipenderanno dalle risorse effettivamente disponibili. 

Giovani

  Uno dei dossier più rilevanti riguarda l’occupazione e i salari degli under 35. L’ipotesi allo studio è una "start tax" del 5% sugli incrementi di reddito da lavoro registrati da un anno all’altro per i dipendenti all'inizio della carriera. L’obiettivo è rendere più conveniente la crescita delle retribuzioni e frenare la fuga dei giovani laureati.

Al meccanismo potrebbero affiancarsi incentivi per le imprese che aumentano gli stipendi ai lavoratori più giovani e una proroga del Bonus giovani per le nuove assunzioni. Per finanziare questo pacchetto servirebbe almeno un miliardo di euro l’anno. Sul tavolo c’è anche un "libretto previdenziale alla nascita": all'inizio sarebbe aperto con un contributo pubblico e poi alimentato dai versamenti volontari della famiglia e, una volta iniziata l’attività lavorativa, dello stesso titolare.

Energia

  Il capitolo energia è legato alla maggiore flessibilità concessa dalle regole europee. Il governo punta a utilizzare una parte dello spazio aggiuntivo per rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema energetico nel 2027 e nel 2028.

Le risorse potrebbero liberare margini anche per altri interventi, compresi gli incentivi destinati all’efficienza energetica di abitazioni e imprese. Tra le ipotesi compare anche il rafforzamento dei bonus casa, che dal 2027 sarebbero destinati a ridursi rispetto ai livelli attuali. Per un impegno di circa 7 miliardi di euro extra in due anni.

Difesa

  Una parte importante della maggiore spesa sarà destinata alla difesa, con una spesa di circa 7 miliardi in più nel biennio. Il governo ha però scelto di non utilizzare tutto lo spazio teoricamente disponibile: nel biennio 2027-2028 l’attivazione prevista vale complessivamente 1,2 punti di Pil, contro un massimo potenziale di 1,5. La scelta consente all’esecutivo di aumentare gli investimenti senza spingere troppo in alto il disavanzo e, allo stesso tempo, di rispettare gli impegni presi in sede europea e Nato.

Il deficit è previsto sotto il 3% nel 2026, poi al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, prima di scendere al 2,3% nel 2029. Secondo Giorgetti, una volta depurato l’effetto delle clausole su energia e difesa, il dato resterebbe sotto la soglia europea del 3%.

Pensioni

  Il nodo più pesante sul fronte previdenziale riguarda la rivalutazione degli assegni. Le prime stime della Ragioneria generale indicano che per adeguare le pensioni all’inflazione potrebbero servire oltre 10 miliardi di euro, contro i 5 miliardi del 2026 e i 2,6 miliardi del 2025. Il calcolo tiene conto di un’inflazione media attesa al 2,9% nel 2026.

Resta inoltre aperta la proposta della Lega di consentire l’uscita a 64 anni anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, a condizione di accettare il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Il costo stimato sarebbe di almeno 1,5 miliardi di euro l’anno.

Tasse

 Sul fronte fiscale, la misuraal vaglio è il taglio dell’Irpef per il ceto medio. L’ipotesi è estendere l’aliquota del 33% ai redditi compresi tra 40mila e 50mila euro, oggi soggetti al 43%. Per chi dichiara almeno 50mila euro il beneficio arriverebbe a circa mille euro l’anno. Il costo per le casse pubbliche sarebbe nell’ordine di 3 miliardi l’anno.

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